Cervino, le guide precisano: “Nessuna chiusura. Niente allarmismi”

Ezio Marlier, presidente delle guide alpine della Valle d’Aosta, interviene sulla sospensione delle ascensioni dal versante svizzero. "La montagna non è vietata. È una valutazione legata alle condizioni degli itinerari, legata al caldo anomalo"

Il Cervino non è chiuso e non esiste alcun divieto generale di salita. Dopo le notizie circolate nei giorni scorsi sullo stop alle ascensioni dal versante svizzero, arriva la precisazione dell’Associazione svizzera delle guide alpine (ASGM), in accordo con Zermatters: la società non offre temporaneamente ascensioni commerciali al versante svizzero del Cervino, in attesa di un miglioramento delle condizioni, ma la decisione non rappresenta una sospensione dell’attività professionale o una chiusura della montagna

Notizie errate

La precisazione degli svizzeri arriva dopo giorni di grande attenzione sul Matterhorn, al centro di titoli allarmistici che hanno parlato impropriamente di una “chiusura” del Cervino. ASGM ha chiarito che ogni guida alpina mantiene la propria autonomia nella scelta di effettuare o meno un’ascensione e che la raccomandazione diffusa nei giorni scorsi non ha lo scopo di impedire alle guide di salire sul Cervino, ma di sensibilizzare chi intende affrontare la montagna e contribuire alla riduzione dei rischi.

Sul tema interviene Ezio Marlier, presidente del collegio regionale delle guide alpine della Valle d’Aosta, che fa il punto sulla situazione, sul significato della decisione arrivata dalla Svizzera e sulle condizioni attuali delle vie alpine. Negli ultimi giorni, infatti, diversi episodi, tra incidenti, crolli e modifiche degli itinerari, hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza in quota in questo periodo di prolungato caldo anomalo. Marlier sottolinea però come sia importante distinguere tra la normale gestione del rischio, parte del lavoro quotidiano delle guide, e una narrazione allarmistica che rischia di presentare la montagna come inaccessibile. 

“Quest’anno il periodo molto caldo sta durando particolarmente a lungo e ci mette davanti a nuove difficoltà, ma il nostro compito resta il medesimo di sempre: adattarci alle condizioni per tutelare i clienti, noi stessi e le nostre famiglie.”

Da giorni si parla di “Cervino chiuso”. Ezio, qual è la situazione reale?
La prima cosa da chiarire è che le guide alpine non hanno autorità per chiudere o aprire una montagna. Questo compito, eventualmente, spetta alle istituzioni. Le guide possono prendere decisioni professionali, come scegliere di non percorrere un itinerario con i clienti. La società guide Zermatters, attraverso il proprio ufficio, ha deciso di non proporre temporaneamente ascensioni commerciali sul Cervino fino a un miglioramento delle condizioni. È una scelta legata alla responsabilità professionale. Ma non significa che la montagna sia vietata o che altre guide non possano salirla. 
Il rischio peggiore, al momento, mi sembra la disinformazione: titoloni catastrofici creano una percezione sbagliata, trasformando una valutazione degli itinerari in un presunto allarme generale.

Queste scelte accadono normalmente o è una cosa eccezionale?
È già successo e succede normalmente quando un itinerario versa in condizioni particolarmente pericolose. Per esempio la Società Guide Alpine di Courmayeur non sta accompagnando nella zona del Gonella, lungo la Cresta Tiefenmatten al Dent d’Hérens in Valpelline, dopo una frana che ha interessato parte dell’itinerario e danneggiato alcune catene. Anche in quel caso non c’è una chiusura della montagna: la società ha semplicemente deciso di non portare clienti su quel percorso finché la situazione non sarà risolta.

Qual è oggi la situazione sul Cervino italiano?
Al momento la Società Guide del Cervino ritiene percorribile la via italiana. La situazione viene monitorata ogni giorno, con guide presenti sull’itinerario e attenzione agli sviluppi. Come ha dichiarato anche il Presidente Nicoletta, se le condizioni di salita diventassero troppo rischiosa, non avrebbero problemi a sospendere temporaneamente le loro salite.

"Al momento la via italiana del Cervino è ritenuta percorribile. La situazione viene monitorata ogni giorno, con guide presenti sull’itinerario e attenzione agli sviluppi delle condizioni".

Il cambiamento climatico

Il caldo di queste settimane quanto è anomalo?
Quest’anno il periodo molto caldo sta durando particolarmente a lungo e l’attenzione è particolarmente alta. I problemi legati al cambiamento climatico esistono, sono evidenti: i fenomeni sono più rapidi e decisamente più violenti rispetto al passato. Ma bisogna evitare di strumentalizzare situazioni che fanno parte della normale valutazione della montagna, come il fatto che una guida possa sconsigliare una salita quando le condizioni non sono buone.

Questa situazione riguarda solo il Cervino?
No. Stiamo monitorando tutte le grandi vie normali sulle cime più frequentate, dal Monte Rosa al Monte Bianco fino al Cervino. I ghiacciai stanno vivendo una fase di grande sofferenza, questo è evidente, ma in questo momento la copertura nevosa è ancora buona e ci permette di operare su gran parte del territorio.

Il cambiamento climatico sta mettendo in difficoltà il lavoro delle guide?
Le guide alpine valdostane sono presenti sul territorio da oltre 200 anni e abbiamo sempre dovuto adattarci ai cambiamenti. Oggi però la trasformazione è molto rapida e ci mette davanti a nuove difficoltà, ma il nostro compito resta il medesimo di sempre: adeguarci alle condizioni per tutelare i clienti, noi stessi e le nostre famiglie.

"Il rischio peggiore, al momento, mi sembra la disinformazione: titoloni catastrofici creano una percezione sbagliata, trasformando una valutazione degli itinerari in un presunto allarme generale."

È già capitato in passato di dover modificare o sospendere attività su alcuni itinerari?
Sì, ogni volta che c’è un problema le informazioni circolano tra chi lavora sul territorio: oggi, grazie alle chat e alle nuove tecnologie, avviene molto velocemente. Le montagne non si affrontano sempre nello stesso modo: si sale su un determinato versante o su un altro in base alle condizioni e al periodo dell’anno. Se un itinerario diventa pericoloso, semplicemente non si percorre.

Come funziona la gestione delle informazioni tra guide?
Le società guide locali - in Valle d’Aosta sono undici - hanno la responsabilità territoriale. Conoscono le condizioni degli itinerari perché hanno guide in loco ogni giorno, raccolgono informazioni e le condividono con il Collegio regionale che le trasferisce, se ritiene, a livello nazionale. Le guide locali sono chiaramente il primo punto di riferimento di chi arriva da fuori e una loro decisione sulla percorribilità di un itinerario è ovviamente presa ad esempio. Ma non costituisce divieto.

Qual è il messaggio di sintesi, per chi vuole andare in montagna?
I nostri vecchi dicevano una cosa molto semplice: le pietre cadono sempre dall’alto. Se le pietraie sono ai piedi delle montagne significa che questo fenomeno esiste da sempre. Chi va in montagna deve sapere che un rischio rimane. Noi facciamo tutto il possibile per ridurlo attraverso esperienza, conoscenza e monitoraggio continuo, ma il rischio zero non esiste. E’ fondamentale la prudenza, ma bisogna esserne consapevoli.