L'emergenza climatica è sotto gli occhi di tutti
La mostra interattiva
Le Alpi, uno scenario in mutamento
Il ghiacciaio del Lys visto dalla Capanna Gnifetti
Il ritiro dei ghiacciai non è solo una delle tanti evidenze del cambiamento climatico, ma anche un ambito di studio, documentazione e confronto, con l'obiettivo di comprendere meglio il fenomeno, diffondere informazioni corrette e - dove possibile- attuare misure di contenimento e mitigazione degli effetti più negativi. Tra le associazioni che si occupano dei ghiacciai, il Comitato Glaciologico Italiano è attivo da oltre un secolo. Marco Giardino, professore ordinario all'Università di Torino presso il dipartimento di scienze della terra, ci aiuta a conoscere meglio le attività più recenti del comitato, portate avanti in collaborazione con il Club Alpino Italiano. L'articolo a sua firma è redatto in collaborazione con il comitato scientifico centrale del CAI.
Il rilancio del Comitato Glaciologico Italiano
di Marco Giardino
Il Comitato Glaciologico Italiano nasce a Torino alla fine dell’Ottocento, da una proposta presentata nel 1894 al congresso del CAI. Dal 1914 il CGI coordina ogni anno le campagne di monitoraggio dei ghiacciai italiani, grazie al lavoro volontario di ricercatori, tecnici, enti territoriali e appassionati, contribuendo anche alla rete mondiale del World Glacier Monitoring Service. Dal 2025 il CGI si è trasformato in fondazione Glaciologica Italiana ETS.
Al passo con i tempi
In oltre un secolo di attività, il CGI ha raccolto fotografie, carte, documenti e serie storiche di dati, ancora oggi custoditi nella sede storica presso l’Università di Torino: un patrimonio unico per comprendere l’evoluzione dei ghiacciai e gli effetti del cambiamento climatico sulle Alpi.
Il rapido ritiro glaciale, la perdita di risorse idriche e paesaggistiche e l’aumento delle instabilità naturali rendono questo impegno ancora più urgente. Per questo CAI e Università di Torino collaborano al rilancio del CGI, attraverso una convenzione che ha finanziato la digitalizzazione degli archivi, il riordino del patrimonio bibliografico e nuove attività di comunicazione e divulgazione.
Fra le attività di comunicazione del 2025, in occasione dell'anno Internazionale della conservazione dei ghiacciai proclamato dalle Nazioni Unite, è stata realizzata la mostra del
Comitato Glaciologico Italiano intitolata I ghiacciai – testimoni della crisi climatica, dedicata alle trasformazioni dei ghiacciai e agli effetti del riscaldamento climatico sulle Alpi.
Allestita per la “prima” nel cortile del rettorato dell’Università di Torino, la mostra accompagna il pubblico lungo tre temi: percezione, conoscenza e consapevolezza. Fotografie storiche, immagini attuali, pannelli scientifici, video e animazioni raccontano come i ghiacciai cambiano, si frammentano, si ritirano e, in alcuni casi, scompaiono. Senza dimenticare anche quali sono le conseguenze sulla società e le possibili risposte per gestire il problema.
Dal passato al presente
Una proiezione interattiva permette ai visitatori di camminare simbolicamente su un ghiacciaio che si trasforma in acqua sotto i loro passi. Il percorso approfondisce anche il monitoraggio scientifico, le risorse idriche ed energetiche, i rischi naturali e le trasformazioni dei paesaggi alpini, ben esemplificati dalla gigantografia del ghiacciaio del Lys che riproduce l’immagine storica di Vittorio Besso del 1880.
Un’esperienza coinvolgente per comprendere perché i ghiacciai sono tra i più evidenti testimoni della crisi climatica; i materiali della mostra sono visibili sul sito dedicato e disponibili per ulteriori esposizioni, oltre a quelle già avvenute, nel 2025 a Torino per la giornata internazionale della montagna e nel 2026 all’Università Milano Bicocca per l’alpine glaciological meeting, a Domodossola per Vision alps.
Il coinvolgimento dei turisti
Sempre nell’ambito della collaborazione fra CAI, Università di Torino e Comitato Glaciologico Italiano, è stato sviluppato il progetto COgeoCO di co-creazione e comunicazione che coinvolge turisti e comunità locali sul tema dei cambiamenti dei geositi glaciali alpini. Le prime indagini sono state realizzate nel 2025 presso il ghiacciaio del Belvedere, ai piedi della parete orientale del Monte Rosa, dove da anni sono in atto ricerche scientifiche in collaborazione.
Attraverso questionari rivolti a sciatori, escursionisti visitatori e residenti sono state raccolte circa 350 risposte, utili a comprendere la percezione del cambiamento climatico e del ritiro dei ghiacciai, evidenziando anche differenze significative tra la stagione invernale e quella estiva.
Il rilancio del CGI prosegue quindi con la collaborazione con il CAI, attraverso attività che uniscono ricerca, partecipazione e sensibilizzazione, per comprendere e proteggere la criosfera alpina. Metodologia e risultati sono stati presentati in importanti occasioni nazionali e internazionali, tra cui Unesco, assemblea EGU, Club Arc Alpin, Biodiversa 2025, Climbing for Climate e Carovana dei ghiacciai. COgeoCO ha inoltre contribuito alla summer school CAI sulla geodiversità a rischio, presso il rifugio Gastaldi.