Progetto 'Mountain': una settimana di formazione al Curò per gli operatori

L'iniziativa porterà giovani autori di reato a intraprendere un percorso di crescita e responsabilizzazione in montagna, in Italia e all'estero. In questi giorni i youth workers di Italia, Spagna e Belgio stanno facendo esperienza per integrare le proprie conoscenze

 

Il progetto Mountain, che permette ad alcuni giovani autori di reato di intraprendere un percorso di di crescita e riscatto attraverso l’esperienza educativa della montagna, è entrato in questi giorni in una nuova fase.

Da questa settimana infatti gli operatori sono in montagna, al rifugio Curò della sezione CAI di Bergamo, per completare un percorso di formazione che permetterà loro di integrare conoscenze fondamentali per assistere al meglio i ragazzi nel corso del 2027, quando riprenderanno le uscite in montagna del progetto Erasmus+ e i partecipanti saranno coinvolti anche in un meeting europeo in Spagna.

Un percorso pluriennale

Mountain è un progetto Erasmus+ nell’ambito delle cooperation partnerships in youth, coordinato dal consorzio Comunità Brianza, con il coinvolgimento del Club Alpino Italiano, partner di progetto, e il cofinanziamento dell’Unione Europea. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire una opportunità di cambiamento a giovani autori di reato in messa alla prova, accompagnandoli verso nuove prospettive di crescita personale e responsabilizzazione.

 

Il percorso si innesta su un’esperienza già maturata in questo settore dalla sezione di Bergamo, proprio con il consorzio: già nel 2024 infatti si sono svolti due soggiorni in montagna con due gruppi di ragazzi, accompagnatori ed educatori, pensati per favorire l’attività di rielaborazione dell’esperienza criminale, la riparazione del danno e la costruzione di un’identità positiva.


Per potere gestire al meglio l'esperienza, gli organizzatori hanno però compreso che era importante integrare le competenze in possesso degli operatori. Sono stati così tenuti dei focus group a gennaio, per individuare le tematiche più importanti su cui lavorare, come ci spiega Dario Nisoli, presidente della sezione di Bergamo del CAI, a sua volta impegnato a formarsi come youth worker. "Gli ambiti principali su cui si è lavorato e continueremo a lavorare sono tre. Innanzitutto l'obiettivo è dare una formazione di base a livello escursionistico, per la gestione del gruppo in montagna e poi una base socio-educativa, con nozioni legate ai temi psico-pedagogici. A queste due aree aggiungiamo poi una piccola parte (formazione già fatta online) riguardante il sistema penale minorile. Non si tratta di arrivare a essere in grado di dare delle risposte ai ragazzi su questioni pratiche relative a quello che possono o non possono fare, ma più che altro serve a comprendere certi funzionamenti di una macchina che comunque è complessa".

 

“Nella formazione degli youth worker l'obiettivo è dare una formazione di base a livello escursionistico, per la gestione del gruppo in montagna e poi una base socio-educativa, con nozioni legate ai temi psico-pedagogici”. Dario Nisoli

Nella settimana al Curò, cinque sono i soggetti coinvolti, per un totale di 20 persone: oltre al CAI, sono presenti il consorzio Comunità Brianza, la federazione spagnola degli sport di montagna e di arrampicata, il Deses3 che, sempre per la Spagna, è un'associazione che promuove l'integrazione sociale, la formazione giovanile, gli scambi europei e il volontariato attivo, oltre a Welcome home international per il Belgio. Nel corso dei giorni trascorsi nelle Orobie Bergamasche, i partecipanti non solo studiano e si confrontano, ma svolgono attività pratiche e instaurano relazioni che saranno fondamentali per la buona riuscita del coordinamento, una volta che il progetto entrerà nella fase transnazionale.

Il ruolo del CAI

Parallelamente a quanto sta mettendo in campo con Erasmus+, il CAI di Bergamo si è mosso anche su iniziative simili ma autonome, come Decia in cammino. A metà luglio, 7 ragazzi tra i 15 e i 19 anni, tutti autori di reato e seguiti dal servizio sociale per i minorenni (Ussm), sono stati accompagnati dal CAI orobico per tre giorni in cammino lungo la via Decia. "Siamo partiti da Colere, poi Viminore, Schilpario, fino ad Azzone, sulla via Decia. Per la maggior parte di loro era la prima volta che erano con noi, avevamo già fatto un'uscita in giornata al Resegone. Per loro si tratta di esperienze importanti e assolutamente non comuni, in tanti casi parliamo di ragazzi che, sembra strano dirlo, non hanno mai avuto la possibilità di andare in montagna".


Lo Scarpone sarà presente al rifugio Curò per seguire da vicino la formazione degli youth workers, così come le fasi successive del progetto. Perché non solo è fondamentale dare ai giovani autori di reato la possibilità di cambiare vita, ma anche raccontare una realtà che vive sotto lo stigma di una società troppo spesso giudicante: perché giudicare è più facile che sostenere il cambiamento.