Il ritorno dell’Aquila Arpia: la "regina dei cieli" riappare in Messico

Dopo oltre vent’anni di assenza, una coppia di aquile arpie con un piccolo è stata avvistata in Chiapas. Una buiona notizia per la conservazione della biodiversità in Messico.
Aquila Arpia © Wikimedia Commons

Una coppia di aquile arpie con un piccolo, è stata avvistata nella Selva Lacandona, nel cuore dello stato messicano del Chiapas. La scoperta è avvenuta durante il Chiapas Birding Festival 2025, grazie all’organizzazione ambientalista Dimensión Natural, ed è considerata un segnale di grande speranza per la biodiversità dell’area. Alan Monroy Ojeda, conservazionista impegnato nel progetto, ha espresso l’emozione di tutta la comunità scientifica: “Per anni l’aquila arpia era ritenuta estinta a livello locale. Ora possiamo finalmente dire che non è così. Questo è un messaggio potente: la natura può sorprendere, se le diamo spazio per farlo”.

 

L’aquila arpia

L’aquila arpia (Harpia harpyja) è uno dei più imponenti rapaci al mondo, seconda per grandezza solo al condor andino. Può raggiungere un’apertura alare di due metri e le femmine possono superare i 9 kg di peso. Il suo aspetto è tanto affascinante quanto minaccioso: un piumaggio grigio e bianco, artigli robusti come quelli di un orso, e una cresta piumata che si solleva in segno di allerta.

Vive esclusivamente nelle foreste pluviali tropicali dell’America Centrale e Meridionale e si nutre principalmente di scimmie, bradipi e altri piccoli mammiferi arboricoli. Il suo ruolo ecologico è cruciale, poiché controlla la popolazione di questi animali e mantiene l’equilibrio dell’ecosistema. A questo si lega un tema importante, l’aquila arpia è infatti fortemente minacciata: la Lista Rossa dell’IUCN la classifica come “vulnerabile” a livello globale, e in Messico è ufficialmente considerata “in pericolo di estinzione”.

In passato, l’aquila arpia era presente in buona parte delle foreste tropicali del sud del Messico. L’ultimo avvistamento verificato risaliva al 1998, quando un esemplare fu individuato in una piantagione di caffè nella Riserva della Biosfera Selva El Ocote. La crescente deforestazione, l'espansione agricola e la caccia ne hanno causato il declino rapido e silenzioso. Con l’avanzare del degrado ambientale, la sua assenza sembrava definitiva. Gli avvistamenti non documentati venivano spesso bollati come leggende locali o errori di identificazione. Almeno fino a oggi. “Questo non è il lieto fine, ma un nuovo inizio” ha spiegato Monroy Ojeda. “Abbiamo bisogno di protezione reale per questi rapaci e per la foresta che li ospita”.

Per rispondere a questa sfida, organizzazioni come Dimensión Natural, Natura Mexicana AC e la CONANP (Comisión Nacional de Áreas Naturales Protegidas) stanno avviando un piano di monitoraggio e conservazione in collaborazione con le comunità indigene della regione. Tra gli obiettivi: installare telecamere per seguire i movimenti della famiglia di arpie, rafforzare i divieti di disboscamento e promozione di progetti ecoturistici responsabili che permettano alla popolazione locale di trarre benefici dalla protezione del proprio ambiente.