Sergio Valentini e Matthias Stefani © Michele Purin
Il Chiodo d'oro, premio all'alpinismo italiano, quest'anno è andato a Sergio Valentini e Matthias Stefani. Uno dei due riconoscimenti della SOSAT è andato a una carriera che ha già fatto molto nell'alpinismo e un altro a una figura poco conosciuta, ma che sta interpretando l'attività con uno spirito differente rispetto a quanto siamo abituati a vedere.
Un tuffo nel passato
La cerimonia si è aperta con un canto del coro della SOSAT, in una veste particolare. Andrea Zanotti, che lo presiede, ha svelato il perché di una performance che si è aperta senza che il coro fosse visibile al pubblico. “Vi sarete chiesti perché abbiamo cantato in una stanza attigua. 100 anni fa, il 25 maggio, nasce il primo coro di montagna e quella esibizione al castello del Buonconsiglio avviene dietro un paravento. Non è solo un modo di porsi, ma c'è una umiltà di fondo, un volere fare prima di mostrarsi. E c'è un legame forte con la montagna. Il coro nasce da un moto della coscienza, nessuno è obbligato a farlo, come nessuno è obbligato ad andare in montagna. La SOSAT nasce nel 1921 e cinque anni dopo inizia l'attività del coro: volevamo riannodare questo filo lontano, un filo etico, un filo che è un segno di libertà”.
“Non è solo un modo di porsi, ma c'è una umiltà di fondo, un volere fare prima di mostrarsi”. Andrea Zanotti
Conquistati dalla montagna
Il presidente della SOSAT, Luciano Ferrari, ricorda un'altra importante ricorrenza, che l'Accademico celebrerà il prossimo 16 maggio. “100 anni del coro ma anche 100 anni di Carlo Claus, che ci onora della sua presenza in sala come ogni anno”. Mauro Leveghi, presidente del Trento Film Festival, sottolinea le vere motivazioni che portano ad andare in alto. “Siamo tra persone che vogliono farsi conquistare dalla montagna e non conquistarla. Gente che va in montagna anche per ridimensionarsi di fronte alla bellezza e alla vastità della natura”.
"Siamo gente che va in montagna anche per ridimensionarsi di fronte alla bellezza e alla vastità della natura”. Mauro Leveghi
È poi il momento di Francesco Leardi, presidente del Club Alpino Accademico Italiano, che introduce i premiati. “Con Sergio, nel nostro periodo di maturità ci siamo portati su diversi cammini, ma poco importa, entrambi abbiamo seguito le esigenze del nostro intimo. Matthias invece ha qualcosa di 'bonattiano': ricerca esplorazione, umiltà. Non si può non amare questo modo di porsi. Arrampicare senza forzare il terreno, come ci dicono le sue salite su Piccole Dolomiti e una conoscenza della storia, come testimonia la frase che lui riporta di Gian Piero Motti”.
Una frase che spiega bene l'esigenza di andare in montagna senza lasciarsi trascinare da un bisogno di scalare compulsivo. “Trascinato da questo delirio non ti accorgi che i tuoi occhi non vedono più”. E gli occhi dei due premiati restituiscono bene un modo di interpretare l'alpinismo che non perde di vista il senso della misura e del dialogo interiore.
I profili dei premiati
La presentazione dei due premiati prosegue con la proiezione di due loro video che raccontano Valentini e Stefani oltre i numeri. Sergio Valentini. Classe 1957, conosce l'arrampicata a 20 anni. Le Dolomiti sono il primo terreno di scoperta e quindi diventa guida alpina. Tante le salite giovanili di assoluto rilievo: la sud della Marmolada con Attraverso il pesce e poi la Supermatita sul Sass Maor, o la nord dell'Eiger in un giorno. Quindi tanti viaggi fuori dall'Europa e l'Everest senza ossigeno a 50 anni. Non solo alpinismo, ma anche associazionismo e partecipazione alla vita della comunità, con il Soccorso Alpino e l'appartenenza ai Ciamorcies de fasha. E Valentini restituisce alla platea il caloroso applauso con parole di incontro.
“L'amicizia è una delle cose più importanti che abbiamo nella vita. Ho sempre tenuto molto in considerazione le amicizie che vengono da fuori della valle, noi valligiani ne abbiamo bisogno. Ho imparato a conoscere la SOSAT: la passione vostra di città è pari se non superiore alla nostra. In questo periodo sto facendo cammini e ho traversato le Alpi: 126mila metri di dislivello in 90 giorni. Ho trasformato la mia passione verticale in qualcosa di più culturale e vi posso assicurare che andando a piedi si vedono tante cose che altrimenti sfuggono”.
“Ho sempre tenuto molto in considerazione le amicizie che vengono da fuori della valle, noi valligiani ne abbiamo bisogno”. Sergio Valentini
Matthias Stefani ha una carriera iniziata e ancora molto da scrivere. Nato a San Pietro, in Valdastico, inizia l'attività con Federico e Mauro Canova. Le Piccole Dolomiti sono il luogo dove cresce, ma nel 22 agosto 2017 una perdita lo segna e le sue salite si fanno solitarie. Niente ricerca della difficoltà estrema, ma un percorso personale, la storia di qualcuno che sale esclusivamente per sé stesso. Un esploratore di luoghi nascosti. “Sono stato trascinato in giro per un paio di anni e sono andato avanti grazie a questi due miei amici. Il mio alpinismo non è quello dei grandi alpinisti, per me quelli rimangono un esempio da seguire. Io mi trascino in qualche modo in vetta, le Piccole Dolomiti e le Prealpi sono i luoghi che esploro, vicino a casa. Ci sono ancora tante strutture, non conosciute, dove non ci sono vie fatte, dove non c'è uno schizzo. E per me vale la regola che se si va su bene, altrimenti si torna a casa con la coda tra le gambe...e succede spesso”.
"Ci sono ancora tanti posti dove non c'è ancora uno schizzo. E per me vale la regola che se si va su bene, altrimenti si torna a casa con la coda tra le gambe" Matthias Stefani
Di voce in voce
la premiazione si chiude con il coro che si sposta sotto la sede della SOSAT, con il canto che dalla piazzetta si leva tra i vicoli e le case, a contatto con la gente di Trento e il pubblico del Festival. Perché la SOSAT vuole continuare a parlare di un alpinismo di tutti e per tutti, un modo di amare la montagna che è anche e soprattutto grande condivisione di questa passione.