Il nido © MUSE
La serra della foresta tropicale © MUSE
Il turaco è un uccello piuttosto sedentario © MUSE
Vita di coppia © MUSE
Giochi di luce © MUSE
Il colore varia dal nero al verde, con sfumature blu © MUSE
La coppia di turachi © MUSE
La coppia di turachi © MUSE
Vita di coppia © MUSE
Il turaco cerca moglie. Nel costante e un po' infantile bisogno che noi umani abbiamo di portare la dimensione animale verso il nostro sentire, si potrebbe sintetizzare così lo stato dell'esemplare di Tauraco livingstonii che vive nella serra della foresta tropicale montana del MUSE di Trento.
“Stiamo cercando una 'turachina' da inserire nella serra, perché lui ne sente la mancanza”. Francesca Rossi
In realtà, come ci ha spiegato Francesca Rossi – responsabile degli animali del museo-, il turaco “trentino” sta bene, nonostante la perdita della compagna, avvenuta a gennaio. “Il piumaggio ha una bella colorazione e il nostro animale è tranquillo. A ogni modo stiamo cercando una 'turachina' da inserire nella serra, perché lui ne sente la mancanza. Non ci stiamo perdendo la testa, anche perché siamo molto rigorosi nell'esigere animali con una storia chiara alle spalle, ma se riusciremo a trovare un altro esemplare da inserire, ben venga”.
Vita di coppia
I turachi tendono infatti a prediligere una vita di coppia, se così la possiamo definire, che va al di là del mero fine riproduttivo. “Il maschio corteggia la femmina portandole del cibo, della frutta che le 'vomita' in bocca. Questo viene visto come un segnale di interesse, di cura e può portare alla formazione della coppia. Comunque, anche dopo la riproduzione, questo comportamento da parte del maschio non cessa”.
“Il maschio corteggia la femmina portandole del cibo, ma questo prendersi cura prosegue anche dopo l'accoppiamento".
Il turaco di Trento è arrivato al Muse nel 2015, la femmina nel 2023. “Probabilmente era più debole di lui, forse per via di inbreeding [l'accoppiamento tra individui strettamente imparentati che riduce la diversità genetica, ndr]. Ha avuto una vita breve. Si sono accoppiati, ma la femmina non ha avuto piccoli”.
L'ambientamento in serra
Tra i due turachi non è scattato il classico colpo di fulmine che noi umani spesso identifichiamo come amore “vero”. Si è trattato piuttosto di un misurato corteggiamento, attentamente favorito dal lavoro di Francesca. “Dobbiamo pensare che in natura questi animali hanno la possibilità di interagire liberamente. Per dire, se la femmina non è interessata, può volare lontano. Qui mi si nasconde dietro la foglia dell'albero del pane. Per questo motivo, all'interno della serra c'è una gabbia. Il nuovo animale che viene introdotto può familiarizzare un poco alla volta con l'ambiente, mano a mano che il tempo passa la gabbia viene aperta con più frequenza. Diamo modo sia al nuovo arrivato di uscire, che agli uccelli presenti di 'fare visita'. E vi assicuro che tutti passano a vedere, sono molto curiosi di fare conoscenza”.
Nella serra della foresta tropicale abbiamo una gabbia che permette ai nuovi arrivati di ambientarsi. E tutti i ‘condòmini’ vengono a fare visita"
Il “vecchio” turaco all'inizio, comunque, non l'ha presa benissimo. “Era piuttosto aggressivo e abbiamo fatto anche scambio tra i due esemplari, mettendo per un periodo il maschio in gabbia e lasciando la femmina libera di volare nella serra. Poi, dopo un mesetto, l'ambientamento della femmina si è concluso e i due hanno iniziato a 'frequentarsi' e in una settimana sono arrivati ad accoppiarsi, nascosti tra le grandi foglie del fico violino”.
Il video sembra confermare la grande affinità tra i due esemplari.
Un museo non è un allevamento
La riproduzione in cattività ha sicuramente delle complessità che chi opera all'interno del museo conosce bene. Ma lo scopo del MUSE non è nemmeno quello di fare riprodurre gli animali. “Questa serra non è piccola: sono 600 metri quadri e gli animali fanno una vita che è abbastanza simile a quella che fanno in natura. Teniamo presente che il Turaco di Livingstone è comunque un animale abbastanza sedentario. In una foresta si sposta sicuramente di più, ma qua comunque trova una dimensione simile, per clima e flora, a quella del suo habitat. E siccome il nostro scopo principale non è quello di mostrare gli animali al pubblico, la vegetazione è abbastanza fitta da permettere loro di nascondersi se non vogliono farsi vedere. Hanno gli alberi giusti, la possibilità di volare, di nascondersi e riprodursi. E la gestione del verde è importante. Per esempio, ora i cordon bleu mi hanno fatto il nido nel papiro, quindi bisogna stare attenti quando si fa manutenzione”.
"Anche noi siamo un po' come gli animali: per vivere bene abbiamo bisogno dei nostri spazi, diversi a seconda dell'individuo"
I turachi, prima che la femmina morisse, vivevano in coppia, ma non è una regola valida per tutti gli animali della serra. “I cordon bleu per esempio vivono in gruppo. In una determinata parte della serra si fanno i bagni di sole, in un altro vanno a mangiare le bacche. Il nostro pettirosso testa di neve invece aveva una compagna, è morta mentre cercava di espellere un uovo, ma comunque loro si sono riprodotti un sacco di volte. Nella serra ci sono 14 specie di animali: 2 raganelle africane, 4 specie di pesci, 7 di uccelli e un millepiedi africano. È un po' un condominio. Non bisogna mettere troppi animali, perché altrimenti poi non hanno i loro spazi. Sono un po' come noi. Anzi, mi correggo, anche noi siamo un po' come loro. Possiamo vivere abbastanza bene anche in città, ma per non abbruttirci abbiamo bisogno di spazi adeguati e ognuno ha bisogno di uno spazio diverso".
Mondi che rischiano di scomparire
La foresta tropicale montana del MUSE riproduce in parte l'ambiente dei Monti Udzungwa, in Tanzania. Si tratta di uno degli 8 spot più preziosi al mondo per biodiversità. Lì il turaco di Livingstone può far sentire il proprio canto – simile al verso di una scimmia- fino a chilometri di distanza e può mostrarsi in tutta la sua naturalezza. Il colore dell'animale, un verde-nero che a seconda della luce può tendere al blu, si arricchisce del rosso che colora la parte inferiore delle ali e che l'animale mostra per spaventare i nemici o per farsi riconoscere da una femmina nella vastità della foresta.
A Trento lo spazio è più limitato, ma ricordiamo sempre che si tratta di animali già nati in cattività o che alla cattività sono arrivati ovviamente non per cattura. In un luogo come la serra trovano un ambiente adatto alla vita che sanno affrontare: una esistenza che non è affatto malvagia e che per noi diventa soprattutto un modo per fare conoscere e comunicare, in modo sano, un mondo con cui probabilmente altrimenti non verremmo mai in contatto. Si tratta di un ambiente che rischiamo di perdere per via del cambiamento climatico e dell'aggressivo uso che l'uomo fa del pianeta, ricordarne l'esistenza può portare a sviluppare una certa empatia.
E poi, chissà, magari tra qualche tempo il nostro turaco si troverà in “condominio” anche una nuova vicina, con cui socializzare.