Una marmotta all'erta © Denis Perilli
Una cinciallegra, presenza comune anche in aree boscate urbane © Lorenzo Comunian
La volpe è un animale che spesso si avvicina per cercare cibo © Lorenzo Comunian
Un fringuello, presenza comune in ambiente montano © Lorenzo Comunian
Una giovane marmotta © Denis Perilli
Stambecchi attirati dal sale vicino a un rifugio © Denis PerilliOrmai la stagione estiva è alle porte e le famiglie inizieranno a salire verso i rifugi più facilmente accessibili. Una scena, anzi una bella scena, che si ripete ogni anno da generazioni. Viene però da chiedersi se alcuni gesti siano ripetuti “da sempre” o se siano figli dei tempi moderni. Magari “si faceva anche una volta”, ma non c’erano i social a renderli noti. Magari invece una volta c’erano più coscienza e conoscenza, chi lo sa.
La marmotta affamata. O no?
Stiamo un po’ aspettando, senza nessuna aspettativa a dire il vero, che compaiano anche i primi video stagionali (reel per essere moderni) in cui la mamma o il papà di turno, per rendere felici i figli, danno da mangiare alle marmotte che si prostrano fin sui sentieri. Un gesto figlio anch’esso, ma di quell’umanizzazione che per forza di cose dobbiamo affibbiare anche agli animali selvatici che di educativo in realtà non ha proprio nulla. Ma il nostro compito non è quello di demonizzare, ma di educare, di spiegare “i perché no”. È chiaro che l’offrire il pezzettino di brioches o di crackers alla marmotta confidente nasce dalle intenzioni più positive e protettive del mondo, ma avrà delle conseguenze che non porteranno vantaggi all’animale, ma solo problemi. Innanzitutto ci sarebbe da interrogarsi sul perché questi roditori siano così confidenti, non è nella loro natura. Poi ci sarebbe da chiedersi se animali progettati da Madre Natura per rompere con i denti (a crescita continua e quindi bisognosi di essere continuamente “limati”) e digerire sostanze vegetali siano in grado di assimilare i grassi e i conservanti delle nostre pietanze. Ci sono poi questioni indirette ma di vitale importanza, un’alimentazione scorretta può mandarle in letargo in condizioni fisiche non idonee a superare la stagione fredda.
Un altro problema, non di poco conto per le malcapitate marmotte, è quello che riguarda la famiglia allargata (ai cani domestici) che cerca svago fra i monti. Un cane lasciato libero segue, per forza di cose, il proprio istinto da predatore non disdegnando di catturare o infastidire marmotte o altri esseri quadrupedi che nel bosco o fra le praterie d’alta quota hanno stabilito domicilio da millenni.
Una marmotta all'erta © Denis PerilliIl più delle volte è l’ignoranza, nell’accezione neutra del termine, a recare disturbi, il più delle volte noi bipedi creiamo problemi in buona fede, senza esserne consci, anzi convinti di fare del bene. Ecco da dove nasce l’esigenza di essere informati, di trovare chi ci dà le linee guida corrette: in quest’ottica gli Accompagnatori CAI, le Guide Alpine, le Guide Escursionistiche Ambientali, i divulgatori e i vari professionisti della montagna ci possono essere d’aiuto.
Perché no? I punti salienti
Perché è quasi sempre sbagliato dare cibo agli animali selvatici?
- Perché il cibo destinato alla nutrizione umana può essere nocivo per la loro salute. Può recare malnutrizione, disturbi fisiologici e addirittura portare alla morte (pensiamo, per meglio comprendere, all’effetto del cioccolato se dato ai nostri cari cani domestici).
- Perché può portare alla perdita del loro istinto, ossia di quello strumento che li ha preservati e forgiati nel corso della loro evoluzione. Alcuni esemplari potrebbero perdere la capacità di cacciare o foraggiare e divenire dipendenti dall’uomo.
- Perché può portare a problemi di sicurezza sia per l’uomo che per loro. Animali confidenti possono avvicinarsi alle abitazioni in cerca di cibo divenendo pericoli oggettivi (pensiamo agli orsi ad esempio) o alle strade, aumentando il rischio di investimento. Non dimentichiamoci che seppur confidenti (per convenienza), rimangono sempre animali selvatici, in grado di reagire, graffiare, mordere ed essere imprevedibili.
- Perché può portare alla diffusione di malattie. L’aggregazione attorno al cibo può favorirne la trasmissione, questione che, in rari casi, può rivelarsi potenzialmente nefasta anche per gli animali domestici.
- Perché in alcuni casi e contesti è sanzionabile. Leggi nazionali, ad esempio, vietano la somministrazione di cibo ai cinghiali o ai piccioni.
La volpe è un animale che spesso si avvicina per cercare cibo © Lorenzo Comunian
Alcune eccezioni
Esistono delle situazioni in cui si può fornire cibo ad animali selvatici? Certo, ma non si deve cadere nella trappola del “fai da te”. Ci possono essere situazioni critiche in cui le strutture o gli enti preposti portano cibo, e talvolta acqua, agli animali selvatici. È questo il caso delle nevicate straordinarie, dei periodi di secca anomali, delle alluvioni, degli incendi e di tutti quegli eventi che sfuggono alle cosiddette regole della normalità.
Pratiche ben più consuete sono quelle delle casette nido e alle mangiatoie poste per fornire aiuto ai piccoli volatili quali le cince, i fringuelli, i verdoni, i crocieri e simili. Anche in questo caso va posta molta attenzione a cosa si somministra ai simpatici ospiti, è sempre buona norma informarsi prima su quale sia la dieta corretta degli avventori. Ricordiamoci, ad esempio, che le semplici briciole di pane costituiscono un cibo che aumenta il fabbisogno idrico (la sete) di chi le inghiotte.
Una cinciallegra, presenza comune anche in aree boscate urbane © Lorenzo Comunian