Mario Vaccarella
Il professor Silvio Greco
L'architetto Filippo Lafleur
La seconda giornata dell'assemblea dei delegati ha un forte imprinting a tema ambientale e si apre con l'introduzione del componente aggiunto del comitato direttivo centrale Mario Vaccarella, delegato all'ambiente, ai parchi e alla sostenibilità. “Questa sensibilità ambientale di cui si sente parlare diffusamente, la difesa e la fruizione sostenibile, ha bisogno non solo di segnalazione, ma di attivazione, di azione completa. E l'ambiente non può essere discostato dalle altre attività, quindi mi rivolgo alle sezioni: si tratta di un'azione trasversale, che deve interessare tutti nella nostra quotidianità”.
Vaccarella riserva una riflessione particolare alle aree sensibili. “Abbiamo parlato ieri del primo Parco delle Dolomiti Bellunesi, precursore di una legge che ha inquadrato le zone che vanno a tutela. Gli enti, oggi, a trent'anni di distanza, chiedono al CAI di partecipare e di inserire i nostri soci in ruoli chiave. È un risultato importante e questo succede anche perché è stato dato un grande contributo da parte del gruppo di lavoro parchi e aree protette: un laboratorio permanente che promuove informazione, educazione e formazione ambientale, mettendo in rete gruppi regionali, sezioni, commissioni e strutture operative, accomunate da interessi di frequentazione, studio e tutela”.
“Gli enti chiedono al CAI di inserire i nostri soci in ruoli chiave. Questo succede anche perché è stato dato un grande contributo da parte del gruppo di lavoro parchi e aree protette” Mario Vaccarella
La montagna come parte di un sistema
È lo stesso Vaccarella a introdurre le due relazioni della mattinata di domenica, accomunate da uno sguardo verso la montagna che la considera non un luogo a sé stante, ma parte di un sistema integrato. Silvio Greco, biologo marino, sei spedizioni scientifiche in Antartide e nei mari di tutto il mondo, è stato consigliere del ministero dell'ambiente, docente universitario e autore del libro La plastica nel piatto. Lo studioso ha offerto uno sguardo che parte dal mare e dalle evidenze di una urgenza climatica sempre più pressante. “Come calabrese amo la montagna, fin da quando mio padre mi portava a funghi sull'Aspromonte. E da lì sono arrivato fino alle montagne dell'Antartide. Ma perché un biologo marino viene a parlare di montagna? Il succo è che abbiamo perso il senso dell'essere natura. In natura, nel recente passato, c'erano 280 parti per milione di anidride carbonica in atmosfera, oggi sono 421. Pensate a quale aumento, rispetto a 180 anni fa”.
Crisi, non cambiamento
Greco sottolinea l'importanza di utilizzare le parole giuste per descrivere la situazione che il pianeta, ma soprattutto noi che lo abitiamo, stiamo vivendo. “Siamo in piena crisi climatica, bisogna chiamare le cose per nome. Questa estate avremo picchi di calore a 42 gradi, qualcosa che non si è mai visto. La quantità di nano plastiche e microplastiche presenti in ambiente marino è lo stesso che registriamo nell'acciaio. Tutto è interconnesso. La montagna è la sentinella del cambiamento e ce lo sta dicendo, con lo scioglimento dei ghiacciai”. La crisi climatica ha subito una accelerazione netta nel recentissimo passato e continua ad aggravarsi. “Qual è la novità degli ultimi 10 anni? Che stiamo perdendo il permafrost. Il suo scioglimento libera acqua e metano, in quantità che non riuscivamo a immaginare. Si innalzano i mari: il tasso di innalzamento è raddoppiato, abbiamo il cuneo salino che nel Po è penetrato all'interno per 18 chilometri. Il tema è salvaguardare l'esistenza della specie, della nostra specie. Noi non siamo 'sapiens sapiens' se non comprendiamo che è in gioco la nostra esistenza. Ci sono già state quattro estinzioni di massa, al Pianeta non interessa se ci sarà la quinta. Noi saremo obbligati ad abbandonare aree di territorio per via della desertificazione, un processo che è senza ritorno e che interesserà l'Italia”.
“Stiamo perdendo il permafrost. Il suo scioglimento libera acqua e metano, in quantità che non riuscivamo a immaginare”. Silvio Greco
Il tema alimentare
Greco parte dalla propria esperienza in ambito marino per spaziare sul tema alimentare e chiudere su una evidenza scientifica condivisa. “Le urgenze ambientali hanno risvolti che riguardano noi e i nostri figli in primissima persona. I pesci grossi non vanno più mangiati, tonno e pesce spada vanno eliminati dalla dieta. Bisogna iniziare a mangiare specie a ciclo di vita breve, perché hanno poco tempo per rimanere contaminati dalle sostanze chimiche come le diossine. Per questo stanno morendo gli orsi polari: le diossine si concentrano ai poli e loro ne pagano le conseguenze prima di altri. L'aumento di un grado e mezzo sul pianeta non è una previsione al 2050, ci siamo già. Cosa possiamo fare? Dobbiamo chiedere alla politica che si occupi chiaramente della crisi climatica. La comunità scientifica, che ha sempre avuto idee diverse, per la prima volta è concorde nel definire l'emergenza, è il momento di chiedere in maniera chiara azione a chi può intervenire”.
Il manifesto per la montagna del futuro
Il secondo intervento ha visto l'architetto Filippo Lafleur introdurre il manifesto Le alpi del futuro. “Non possiamo solo dire di no e difendere, ma dobbiamo anche proporre. Il CAI non fa solo divulgazione scientifica, ma può anche proporre modelli. E dobbiamo pensare alle Alpi non solo come al territorio strettamente montano, ma come a tutto il territorio della Convenzione delle Alpi. Non c'è allo stato attuale un equilibrio sistemico. Le Alpi sono la grande sorgente d'acqua d'Europa e hanno un compito cruciale del ciclo idrogeologico. Oppure prendiamo le foreste: il 35% sono in abbandono, ma non possiamo pensare alle foreste solo come alberi, vanno intese come un ecosistema. Entro il 2030 e 2050 dobbiamo ripristinare i nostri ecosistemi, ce lo chiede l'Europa, a partire dall'agricoltura. Oggi le Alpi sono il grande parco giochi d'Europa, ma ci sono oltre 300 impianti dismessi in Europa, in Svizzera già non si scia più sotto i Duemila metri”.
“Dobbiamo pensare alle Alpi non solo come al territorio strettamente montano, ma come a tutto il territorio della Convenzione delle Alpi”. Filippo Lafleur
Un valore quantificabile
Gli ecosistemi alpini generano ogni anno servizi ecosistemici per un valore stimato di oltre 65 miliardi di euro, tra sequestro di carbonio, regolazione idrica e servizi alla biodiversità. “Lo stock di carbonio accumulato nelle foreste e nei suoli alpini supera i 244 miliardi di euro in valore equivalente. Non si tratta di stime astratte: sono ordini di grandezza fondati su superfici reali, coefficienti scientifici verificati e prezzi di mercato”.
Un territorio interconnesso
Ma come si può tradurre questo valore in qualcosa che viene tutelato, invece che preso d'assalto. Per Lafleur, persino le Olimpiadi hanno lasciato qualcosa che può essere tradotto in positivo. “Tanto si è parlato di Olimpiadi e allora vogliamo portare un approccio nuovo. Se i Giochi hanno fatto qualcosa di buono è stato considerare pianura e montagna come un territorio solo. Ci lasciano un 85% di risorse stanziate in progetti di legacy, fondi che devono essere ancora spesi, in infrastrutture, in case. Noi abbiamo cercato di dare delle prospettive di supporto per andare verso la giusta transizione. Cosa può fare il CAI? Pensare a un futuro scenario con nuovi equilibri tra pianura e montagna. Connettere i territori, rigenerare gli ecosistemi, preservare l'alta montagna, con la redistribuzione del valore prodotto dalle Olmpiadi. Servono nuovi modelli di destagionalizzazione, di ripensamento delle attività outdoor. Il CAI si può fare portatore di questi nuovi equilibri necessari”.