Iris, l'incanto di 750 varietà nel giardino di Antonietta Rigon

Bianca Bottarelli ha documentato con un dettagliato lavoro fotografico una specie di fiori tra i più apprezzati fin dall'antichità. "Mi hanno portato a riflettere sulla bellezza come qualità effimera, facendomi sentire il bisogno di immortalarla per interiorizzarla e condividerla".

 

Le ragazze e i ragazzi di Strade maestre non si limitano a camminare e studiare attraverso l'Italia insieme al Club Alpino Italiano - il che non sarebbe nemmeno poco- ma coltivano anche diverse passioni.


Per Bianca Bottarelli, l'amore per la fotografia, che già era un'attività di famiglia, si è legato all'interesse per la natura e i fiori in particolare. Riportiamo a seguire un suo articolo, sintesi di uno studio più ampio sulle Iris barbate.

Petali di luce, uno studio floreale sull'iris

di Bianca Bottarelli


Situato nelle Prealpi vicentine, sulle colline sopra Breganze, in provincia di Vicenza, il giardino coltivato da Antonietta Rigon e dal marito offre una vastissima varietà di Iris in ogni sfumatura.


I fiori vengono coltivati lungo i filari del vigneto, in una vera e propria simbiosi: la presenza degli iris riduce la crescita delle erbe infestanti e, al contempo, gli iris possono crescere rigogliosi all'ombra delle viti, condividendo le sostanze nutritive del terreno.

Una storia lunga mezzo secolo

Antonietta colleziona Iris barbate da oltre cinquant’anni: ha contribuito a identificare varietà antiche e a ibridarne di nuove. La sua collezione oggi supera le 750 varietà e figura tra le più ricche d'Italia. Antonietta, raccontandomi della sua passione, mi ha confidato che essa affonda le radici nella sua infanzia ed è un interesse che l’accompagna da tutta la vita, soprattutto nei momenti di difficoltà. “Sin da giovane ho apprezzato la bellezza di questo fiore e ho iniziato a collezionarne diverse specie; andando avanti con gli anni, con un gruppo di amiche abbiamo ampliato la collezione acquistando ogni anno qualche nuovo esemplare dal vivaio degl’Innocenti di Firenze e scambiandoci varietà a vicenda ma anche ibridandone di nuove.”


Dopo essersi sposata, ha trapiantato i rizomi di iris nella proprietà del marito, dapprima lungo un muretto e poi sfruttando lo spazio disponibile sotto i vigneti. Diventando la raccolta sempre più ampia, ha preso contatto con ibridatori professionali e ha definito nuove nomenclature. “Successivamente ho collaborato con un esperto ibridatore ceco, Milan Blažek, con il quale ho iniziato a identificare varietà antiche e a ibridarne di nuove".

Il mio progetto

Una domenica mattina di aprile, sono arrivata al giardino di Antonietta, il sole illuminava la collina controluce e lasciava intravedere i filari fioriti. Invaghita da tale meraviglia, ho deciso di dedicare una breve mostra fotografica a questi fantastici fiori.


Il progetto è stato poi elaborato dedicando attenzione a uno studio dei colori a livello cromoterapeutico, analizzando le teorie cromatiche di I. Newton, J.W. Goethe, il valore terapeutico approfondito da Ildegarda di Bingen e altre tematiche. La parte più impegnativa è stata sicuramente la selezione dei soggetti fotografici e il lavoro dedicato all’organizzazione dell’esposizione, che devo dire essere stato molto soddisfacente.


Contemplando i filari di iris, sono rimasta affascinata e quasi abbagliata dalla loro eleganza effimera, come se fossero fatti di seta. I profumi intensi delle specie più antiche mi hanno riportato ai ricordi dell'infanzia: al giardino della nonna, sempre rigoglioso di fiori classici ma impeccabili, e al corridoio di casa sua, dove nei mesi primaverili l'odore degli iris appena recisi inondava le narici non appena varcata la porta d’ingresso.


Rivedere questa sbalorditiva varietà all'interno del giardino mi ha portato a riflettere sulla bellezza come qualità effimera, facendomi sentire sempre più il bisogno di immortalarla per interiorizzarla e condividerla.

Le caratteristiche della pianta

Le Iris barbate sono erbacee perenni, ermafrodite e rizomatose, appartenenti alla famiglia delle Iridaceae.

 

•Foglie: ensiformi o lanceolate, semi-sempreverdi o decidue.

•Fiori: sono composti da tre sepali esterni (ali) ripiegati verso il basso e tre petali interni (vessilli) più stretti ed eretti. Le ali presentano una striscia centrale pelosa (barba) che caratterizza l’intero gruppo.

•Colori: sfoggiano tutte le tonalità dell’arcobaleno.

•Fioritura: da aprile a giugno.

•Curiosità: il nome del genere è stato attribuito da Linneo, il quale si ispirò alla divinità greca Iride, messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno. Dai rizomi essiccati delle Iris barbate si ricava fin dall’antichità una polvere profumata: Egizi, Greci e Romani la utilizzavano per la produzione di unguenti e cosmetici.


Questa specie floreale è molto versatile e particolarmente adatta a un giardino resistente alla siccità. Ci sono varietà alte che superano gli 80 centimetri — come Wearing Rubies, una delle preferite di Antonietta — ma esistono anche varietà intermedie e nane di soli 20 centimetri, come la nota Gracchus (risalente al 1884).

Cenni storici

La cultura del giaggiolo accompagna la storia dell’uomo fin dai tempi antichi, legandosi profondamente alla nostra tradizione. Nel XV secolo a.C. il faraone Thutmose III (1516–1426 a.C.) portò i rizomi di giaggiolo dalla Siria in Egitto per coltivarlo nella valle del Nilo. Numerosi secoli dopo, Carlo Magno (742–814 d.C.), imperatore dei Franchi, al fine di razionalizzare la gestione delle sue immense proprietà terriere, emanò il celebre capitolare noto come Capitulare de villis, inserendo l'iris tra le circa 70 piante che dovevano obbligatoriamente trovarsi nei giardini imperiali per via delle sue proprietà espettoranti e purgative.


Il giaggiolo bianco venne poi scelto come emblema del Comune di Firenze nel 1251, durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini. La coltivazione dell’Iris visse un periodo particolarmente fiorente dalla metà dell’Ottocento fino agli anni ’50 del Novecento, poiché garantiva sostentamento non solo ai mezzadri e ai piccoli proprietari, ma anche ai cosiddetti pigionali, operai salariati e artigiani che popolavano le colline del Chianti e del Pratomagno. Successivamente, a partire dalla metà del XX secolo, la coltivazione del giaggiolo subì una drastica riduzione.


In tempi recenti queste piante sono state riconsiderate con forza nell'ambito della profumeria e della cosmetica di alta gamma. In Toscana e nel Lazio diverse aziende di alta profumeria impiegano l'iris come una delle essenze di punta, curando l'essiccazione dei rizomi e la loro successiva macinazione e lavorazione per estrarne le note aromatiche impiegate nelle fragranze più pregiate.