Veneto, in arrivo cani-robot contro lupi e orsi. Una soluzione funzionale?

La ricerca dell'Università di Padova sta sperimentando in Toscana dissuasori luminosi e acustici per difendere mandrie e greggi. In futuro potranno muoversi, rendendo più efficace la deterrenza. Da valutare l'impatto in termini di inquinamento acustico e luminoso

 

Gli studi sui dissuasori acustico-luminosi da utilizzare per tenere lontani lupi e orsi dalle greggi si moltiplicano e nel frattempo la ricerca esplora possibilità ancora più futuristiche, come l'impiego di veri e propri cani-robot in grado di "spaventare" i predatori.


La notizia arriva dal Veneto, dove l'Università di Padova sta sperimentando un sistema "intelligente" per proteggere gli allevamenti e i pascoli, senza danneggiare i predatori. Si tratta di un passo in avanti rispetto a quanto già si sta utilizzando, per esempio nel Parco dell'Adamello-Brenta, ma i timori, avanzati in parte da alcuni ricercatori, sono gli stessi. Le perplessità riguardano la capacità degli animali di riconoscere luci e suoni, adattandosi in breve alla minaccia e modificando di conseguenza il comportamento.

Lo studio

L’iniziativa viene sviluppata da un gruppo di ricercatori coordinato dai professori Nicola Trivellin, Alessandro Pozzebon e Michele Scotton, in collaborazione con Regione Veneto e Veneto Agricoltura.


Il primo prototipo di dissuasore, chiamato Remo, è stato installato dal novembre 2025 nel parco faunistico AnimaNatura di Semproniano, in provincia di Grosseto. Il secondo, Romolo, si trova nel parco dell’Amiata. Lavorare in queste strutture permette ai ricercatori di osservare le reazioni degli animali in condizioni controllate, senza esporli a rischi.


I primi risultati sono stati incoraggianti e mostrano che i lupi reagiscono agli ultrasuoni. Il passo successivo prevede di installare più apparecchi lungo il perimetro dei pascoli, creando una rete di sorveglianza in grado di attivare in automatico i dissuasori e di trasmettere a distanza le informazioni sulla presenza dei lupi.

Il passo successivo

I dissuasori sono già una realtà, ma la ricerca non si ferma, arrivando a lavorare su un vero e proprio cane-robot che pattuglia i pascoli e interviene quando si avvicina un lupo. Il funzionamento non mira a replicare l'azione di un cane da guardiania, ma sembra piuttosto essere una sorta di deterrente mobile. Il robot potrà infatti svolgere le funzioni di dissuasione visiva e acustica, spostandosi nelle zone di maggiore impatto e potenzialmente integrando sistemi di sensori per pattugliare l’area di pascolo. Il robot dovrà essere in grado di muoversi in modo autonomo e di intervenire su chiamata dei nodi perimetrali in caso di necessità.

Una soluzione applicabile?

L'idea di "muovere" la dissuasione, piuttosto che limitarla a punti fissi, nasce dall'esigenza di combattere l'adattamento dei predatori, sufficientemente intelligenti per adattarsi a macchinari di deterrenza vincolati. La soluzione non ha però riscontrato al momento la risposta entusiasta del territorio. Dino Panozzo, allevatore e per anni dirigente provinciale di Coldiretti, ha manifestato le proprie perplessità al Giornale di Vicenza. "L’estensione del territorio [l'altopiano vicentino, ndr] e la presenza di oltre cento aziende agricole nonché di 79 malghe pubbliche, più una trentina di private, rende impensabile questa idea. Continuiamo a spendere una montagna di soldi per lupo per non ammettere che il lupo in una zona altamente antropizzata è un conflitto. Basta buttare i soldi del contribuente per dei palliativi: il lupo va regolato e circoscritto in zone non frequentate".

 

“L’estensione dell'altopiano e la presenza di oltre cento aziende agricole rende impensabile questa idea" Dino Panozzo

Resta poi da valutare l'impatto, a livello di inquinamento luminoso e sonoro, che una soluzione di questo tipo può generare, aumentando ulteriormente fattori di disturbo in una montagna già ampiamente antropizzata.