Le cave estrattive, ferita del territorio © Paola Favero
I non vedenti in cammino sulle Apuane © Paola Favero
Il rifugio Nello Conti, incastonato tra le Apuane © Paola Favero
Il vero contatto con la natura © Paola Favero
I non vedenti in cammino sulle Apuane © Paola Favero
I non vedenti in cammino sulle Apuane © Paola FaveroRiceviamo e pubblichiamo l'interessante report di Paolo Favero di ritorno dalle Apuane, dove ha accompagnato un gruppo di non vedenti alla scoperta di un territorio difficile da affrontare, ma allo stesso tempo ricco di bellezza e di spunti sulla relazione tra uomo e natura. Accompagnare un gruppo di persone in una escursione inclusiva diventa nella sua riflessione un sentito esercizio di autocritica, ma anche una possibilità per aprire una prospettiva sulla ricchezza di vedute (il termine non è casuale), che l'esperienza della montagna - con chi la percepisce in maniera differente da noi- porta con sé.
Trekking sulle Apuane da una prospettiva diversa
di Paola Favero
Sono passati quindici giorni da quando sono tornata dal trekking delle Alpi Apuane e ho ancora nelle orecchie richiami, richieste, grida, chiacchiere. "Eih…ma che fondo c’è qui?", "Acc…perché siamo di nuovo fermi?", "Paola …fermati…ti ho persa!”, "Caspita che brutto sentiero, ma chi ha avuto quest’idea?".
"Questa volta ho davvero toppato", penso tra me e me, quando Gigi, caro amico non vedente, chiede perplesso chi abbia pensato di organizzare il trekking annuale proprio qui sulle Alpi Apuane. Eh si, perché sono stata proprio io ad avere questa idea balzana. Dopo aver percorso la Trans-Elbana, il Cammino del sale, il Triangolo lariano, il Cammino del viandante e la Marmarole rounde quest’anno ho organizzato il nostro giro proprio sulle Apuane. Da cinque anni, assieme a un gruppo di accompagnatori del CAI del Piemonte e del Veneto, guido alcuni non vedenti in impegnativi trekking in giro per l’Italia, consapevole della loro preparazione, allenamento e anche desiderio di ingaggiarsi su percorsi non sempre facili.
Così dopo l’Elba e le Dolomiti mi sono avventurata nelle Apuane, forse sottovalutando gli avvertimenti di chi mi aveva messo in guardia riguardo la loro asprezza e difficolta …. ed anche se tutto è andato bene e siamo arrivati sani e salvi alla fine del percorso, devo ammettere che questo ha messo a dura prova anche i nostri fortissimi atleti non vedenti. Perché alcune tappe non sono solo caratterizzate da terreno accidentato, con vari passaggi su roccia, lungo creste o su traversi scoscesi, ma anche perché in alcuni casi questi tratti sono anche esposti e pericolosi, e richiedono molta attenzione sia da parte del non vedente che della guida.
Da un errore a una considerazione
L'"errore di valutazione", mi serve per introdurvi ad un mondo poco conosciuto e spesso poco considerato anche all’interno del CAI. La nostra associazione è infatti impegnata da anni nell’accompagnamento di disabili di varia natura, ma sembra piuttosto restia ad effettuare gite o escursioni con non vedenti...forse perché si pensa sia davvero molto pericoloso o difficile, e non si ha nessuna idea di come invece questi appassionati amici, privi purtroppo della vista, siano capaci di affrontare fatiche e difficoltà. Non lo fanno certo improvvisando ma dopo una pratica graduale e costante, che nel tempo li ha portati a intraprendere escursioni di varia difficoltà, imparando a muoversi con sicurezza e capire il terreno, seguendo guide che conoscono i problemi e sanno come affrontare anche i passaggi su roccia o l’attraversamento dei torrenti.
Vorrei allora spendere due parole per raccontare chi sono questi amici non vedenti; prima di tutto è bene sapere che pochi di loro sono ciechi dalla nascita mentre molti lo sono diventati in seguito a un incidente, o ad una malattia. Ecco quindi che ci troviamo di fronte a delle persone che prima vedevano, e magari andavano a camminare, o sciavano, o giravano in bicicletta e che si sono trovate improvvisamente o progressivamente prive di uno dei sensi più importanti, la vista. Ma, per uno che prima camminava, è rimasta la stessa voglia di andare, di salire montagne, di percorrere cammini, tutte cose che non può più fare se non accompagnato da un amico vedente. E allora mettiamoci in cammino insieme, prima seguendo stradine o sentieri facili, poi presa confidenza, affrontando anche percorsi impegnativi, a seconda degli obiettivi e delle capacità nostre e di chi accompagniamo.
Sentimenti comuni
Come per noi è appagante salire una cima, lo è anche per loro. È una soddisfazione intima e profonda: è raggiungere una meta, superare ostacoli, esprimere le proprie passioni, sapere di essere capaci di farlo. Tante volte, sento persone che dicono: "Ma che cosa provano questi non vedenti a cambiare percorsi, salire cime diverse, andare in posti lontani, se non possono vedere?". Ecco, è qui l’errore, poiché non ci si rende conto che loro vedono, eccome, con tutti gli altri sensi. Ascoltano suoni diversi, respirano profumi differenti, sentono sotto i piedi terreni rocciosi, sabbiosi, prativi, e toccano rocce e alberi, magari guidati da noi, che cerchiamo di far percepire anche a loro la diversità e la bellezza di quello che ci circonda. Anzi, spesso ci stupiscono, quando prima che noi lo vediamo ci chiedono se c’è un torrente nelle vicinanze, se stiamo attraversando un bosco o se siamo sull’orlo di un salto o sotto una parete, perché anche il vuoto ha una sua dimensione sensoriale come pure una barriera rocciosa, e loro la sentono..
Una vista "diversa"
Camminare con amici non vedenti ci farà aprire gli occhi, ci insegnerà a percepire il mondo attorno nella sua completezza, imparando a fare nostre altre sensazioni, e condividendo anche la descrizione del paesaggio con loro. Qualsiasi persona si sia avvicinata a Mario, Angelo, Gigi, Sandra, Piera, è rimasta stupita del loro entusiasmo, della gioia di vivere, dell’allegria. E ogni volta è tornata a casa più ricca e felice. Consapevole di quante volte ci si lamenti per nulla, ci si arrovelli tra tante cose senza importanza, e non si riesca a godere fino in fondo di quello che abbiamo. Ogni volta ci si rende conto di come sia importante l’essere assieme, di come possiamo dare e ricevere condividendo esperienze che altrimenti sarebbero precluse, per loro e per noi.
Quando alcuni anni fa ho percorso la via Francigena con un nutrito gruppo di non vedenti, ho compreso poi come sia importante condividere con loro non solo tutto quello che è il paesaggio attorno, ma anche la storia dei luoghi, gli aspetti culturali, gli aneddoti, così che il cammino si arricchisce di mille stimoli e curiosità. E ho anche capito quanto siano importanti i “terzi tempi”, i momenti in cui, arrivati finalmente alla meta, ci si gusta assieme una birra o un bicchiere di vino, ridendo e scherzando. Momenti importantissimi per noi ma ancor più per loro, che durante la vita quotidiana sono molto spesso soli, e trovano in queste escursioni assieme il piacere del cammino e ancor di più della condivisione e dell’amicizia.
Come scegliere i percorsi
Sorge poi spontanea un'altra domanda: come scegliere i percorsi? Come valutare gli stimoli e le difficoltà? Come faremmo con amici di cui non conosciamo allenamento e preparazione, e con cui inizieremo a costruire un po' alla volta un amicizia ed un percorso assieme. Partendo da facili passeggiate lungo stradine per poi passare a sentieri facili e infine più impegnativi, affiancando prima degli accompagnatori più esperti che ci potranno insegnare i “trucchi” del mestiere.
Ma torno ora alle Apuane perché questo territorio ha fatto capire a tutti noi la sua asprezza, il suo essere selvatico, la sua diversità da altre montagne, ma ci ha aperto lo sguardo anche ad altri aspetti che non sono stati certo marginali. Prima di tutto sull'ospitalità sia dei soci del CAI di Massa, che ci hanno accolto già dal primo giorno aiutandoci nella logisticae ci hanno poi aperto il loro rifugio, il bellissimo Nello Conti, sia dei gestori dei rifugi, che ci hanno accolto davvero come vecchi amici condividendo racconti e idee con noi. È stato un cammino duro ma intenso, ricco di difficoltà e di soddisfazioni che hanno lasciato il segno, soprattutto nella consapevolezza di aver superato ostacoli che molti avrebbero ritenuto impossibili.
Un territorio duro e martoriato
Anche per me le Apuane sono state una scoperta, un mondo dove si confronta uno sfruttamento antico, prima forse compreso e sostenibile, che negli ultimi anni, grazie ai mezzi molto più potenti, rischia di diventare la distruzione stessa di un ambiente di per sé bellissimo. Gli stessi non vedenti, quando ho raccolto le loro impressioni sul trekking, oltre a evidenziare la difficoltà di alcune tappe che li hanno costretti a una concentrazione e tensione continua, così da rendere troppo pesante il cammino, hanno anche espresso la sensazione negativa nel dovere spesso attraversare zone di cava o essere disturbati dai rumori dei macchinari dell’escavazione. Impressione condivisa anche con noi accompagnatori, che pur godendo della bellezza selvaggia di queste montagne eravamo colpiti dalla manomissione e dalla completa distruzione di intere parti di queste, cosa che rendeva molto poco piacevole il nostro cammino.
Anche in questo caso condividere emozioni sensazioni idee è davvero interessante e utile per tutti e ci fa capire come lo stesso problema sia stato percepito da entrambi. Trasmettendoci la sensazione di montagne aspre, selvagge ed intriganti ma al tempo stesso alterate e modificate dalle escavazione sempre più diffuse e violente, che ne mortificano e distruggono la bellezza.