I quattro alpinisti al campo base © Della Bordella/Grasso/Ducoli/Mauri
Il K7 sul suo versante est © Luca Maspes
Il K7
La linea salita dai giapponesi nel 2022 © Genki Narumi
Il team in perlustrazione © Della Bordella/Grasso/Ducoli/Mauri
Il team in perlustrazione © Della Bordella/Grasso/Ducoli/Mauri
Il team in perlustrazione © Della Bordella/Grasso/Ducoli/Mauri
La spedizione di Matteo Della Bordella, Mirco Grasso, Giacomo Mauri e Luca Ducoli al K7 è entrata nell'ultimo mese. Il poker di alpinisti sta giocando una partita piuttosto complessa, avendo scelto una montagna dove le condizioni ambientali non sono delle più semplici e la fortuna ha un ruolo importante nel permettere di trovare la finestra giusta per tentare la cima.
Ma si sa, gli obiettivi più difficili sono spesso anche quelli che danno più soddisfazione. E così, per la spedizione supportata dal CAI, ora non è il momento di forzare: bisogna attendere con tutta la pazienza necessaria, ma anche essere pronti a scattare quando le condizioni lo permetteranno.
Con gli occhi verso il cielo
In questo momento i quattro stanno mordendo il freno e provano a ingannare il tempo come possibile. Non immaginateli però al campo base: c'è bisogno di tenersi allenati. “Al momento la chiusura della spedizione è fissata per il 6 luglio, ma volendo potremmo anche posticipare di una settimana. Ci sentiamo bene, siamo acclimatati, abbiamo visto la parete e studiato la linea, siamo pronti per un tentativo. Il problema è che ci serve una finestra di bel tempo di almeno quattro giorni e speriamo che arrivi prima o poi. Al momento sulla montagna c'è molta neve, il che è un bene per la parte bassa della nostra via, ma non per quella alta. Speriamo che con l'avanzare della stagione un po di neve si sciolga” ci ha spiegato Matteo Della Bordella nella giornata di lunedì, dal campo avanzato dove erano impegnati in una rotazione, con l'obiettivo di fare un'altra notte a quota 6.000 metri.
“Al momento sulla montagna c'è molta neve, il che è un bene per la parte bassa della nostra via, ma non per quella alta” Matteo Della Bordella
Ma le condizioni meteorologiche vengono date in peggioramento già a partire da oggi. Nel frattempo i quattro hanno portato a casa la salita al Sulu Peak, che è servita a perfezionare la condizione. “La salita al Sulu Peak ha avuto difficoltà tecniche e complessive estremamente modeste. Si tratta di un canale di neve con pendenza massima di 55 gradi. È stata una salita di acclimatamento che ci ha permesso di salire in modo relativamente veloce a quota 6000 metri e passare una notte a quella quota. Praticamente una settimana dopo essere partiti dall'Italia già dormivamo a 6000 metri e stavamo tutti bene, il che è un' ottima cosa”.
La scelta giusta
La spedizione CAI è l'unica che punta il versante sud/orientale, anche se nella stessa area c'è una cordata di giapponesi che vuole salire lo spigolo sud/ovest del K7. Due di loro avevano già tentato questa via nel 2022. Infatti, nell'estate di quattro anni fa, Genki Narumi e Katsutaka Yokoyama avevano provato a salire l'inviolata e complessa cresta sud-ovest, affrontando una grande sezione rocciosa chiamata La fortezza. L'inclemenza del meteo e le difficoltà tecniche li avevano costretti a ritirarsi prima di raggiungere la vetta principale, per una linea tentata da diverse spedizioni, già a partire dal 1990.
“La parete è gigantesca e bellissima, abbiamo individuato una linea più precisa che ci piacerebbe salire sulla parete est, o meglio sud/est. Abbiamo già fatto una perlustrazione"
Nonostante tutte le difficoltà del caso, Della Bordella e compagni non si pentono di una scelta che li premia ogni volta che alzano lo sguardo. “La parete è gigantesca e bellissima, abbiamo individuato una linea più precisa che ci piacerebbe salire sulla parete est, o meglio sud/est. Abbiamo già fatto una perlustrazione, scalando fino a circa 6000 metri di quota. Rimaniamo sul progetto originale, siamo carichi e motivati, i prossimi giorni magari faremo un' altra rotazione in parete per arrivare fin sotto la sezione dove iniziano le maggiori difficoltà. Che si prospettano proprio tra 6100 e 6900 metri. Per affrontare quella parte di roccia verticale impiastrata di neve e ghiaccio abbiamo bisogno però di più giorni di bel tempo”.