Una coppia di sciacalli dorati in Romania © Andrei Prodan, pixabay
Un esemplare di sciacallo dorato © Jan Ebr, wikicommons
Un esemplare di sciacallo dorato, molto meno diffuso del lupo in Trentino © Bishnu Sarangi, pixabay
Un esemplare di lupo, il principale contendente dello sciacallo dorato nella definizione degli areali © pixabay
Per secoli, il lupo è stato uno dei principali fattori che hanno limitato la diffusione dello sciacallo dorato (Canis aureus) in Europa. Da qualche decennio, però, qualcosa in questo rapporto potrebbe essersi incrinato, e a spiegare il perché è un nuovo studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution e rilanciato da su I nuovi fogli dell'orso, la rivista scientifica e divulgativa del Parco Naturale Adamello Brenta.
Secondo la ricerca condotta da Nathan Ranc, ricercatore dell'INRAE francese, e Miha Krofel, dell'Università di Lubiana, la presenza umana funziona come un vero e proprio scudo per lo sciacallo, e sarebbe capace di attenuare l'effetto di soppressione che il lupo esercita da millenni sulla specie mesocarnivora, cioè la fascia dei carnivori di medie dimensioni.
Le simulazioni condotte dall’equipe di ricerca indicano che lo sciacallo, in futuro, potrebbe espandersi ancora, fino a occupare un’area quasi sei volte più estesa di quella attuale. Ancora una volta, però, la ricolonizzazione del lupo ne potrebbe limitare l’espansione riducendo di circa il 9% gli habitat favorevoli, ma non sarebbe sufficiente a fermarla completamente. A contribuire al successo – relativo – dello sciacallo dorato, spiega lo studio, potrebbe essere un insieme di fattori quali “riscaldamento climatico, modificazioni del paesaggio e scudo umano”. Per scoprire come e quando gli sciacalli abbiano adottato questo comportamento, però, occorre guardare al passato.
Una specie in espansione da due secoli
Per gran parte dell'Olocene, cioè l’epoca geologica iniziata 12mila anni fa e ancora oggi in corso, l'areale di diffusione dello sciacallo dorato è rimasto confinato al sud del continente europeo, lungo le coste dell'Adriatico e del Mar Nero. È a partire dall'Ottocento, e soprattutto dagli anni Ottanta del Novecento, affermano nello studio, che la specie ha iniziato a colonizzare territori mai occupati prima, fino a raggiungere oggi una dimensione continentale con alcuni esemplari avvistati fin sul Mare di Barents, in Norvegia.
Per ricostruire il perché di questa espansione i ricercatori hanno utilizzato la riproduzione di suoni in playback, un metodo che consiste nella trasmissione via megafono di ululati di gruppo seguita dall'ascolto delle eventuali risposte degli animali presenti nel territorio, mappando così la loro presenza. E, tra il 2001 e il 2017, le riproduzioni condotte nelle 8.991 stazioni di ascolto distribuite in tredici paesi dell'Europa centrale e sudorientale hanno permesso di osservare un fattore decisamente particolare e legato all'uomo.
Come cambiano le regole vicino all’uomo
Il dato più originale dello studio, infatti, riguarda l'interazione tra la presenza del lupo e la distanza dagli insediamenti umani. Dove il lupo è assente, gli sciacalli tendono a scegliere aree più lontane dalle zone antropizzate, probabilmente per ridurre il rischio di mortalità diretta causata dall'uomo. Nei territori in cui il lupo è invece stabilmente presente, la relazione si inverte. Gli sciacalli si avvicinano ai centri abitati, riducendo così il rischio di predazione da parte del grande carnivoro.
Nel raggio di circa 500 metri dagli insediamenti, scrivono i ricercatori, la presenza dello sciacallo risulta addirittura indipendente da quella del lupo mentre, oltre questa soglia, l'effetto soppressivo del lupo si rafforza all'aumentare della distanza dall'uomo. Gli autori definiscono questo fenomeno human-shield effect, lo scudo umano tramite il quale l’uomo protegge – involontariamente – lo sciacallo dorato. Il meccanismo, affermano, era già stato documentato in altri casi ma solo su scala ridotta, mentre è la prima volta che viene osservato su scala continentale.
Il lupo resta il freno principale
Tra tutte le variabili testate, la presenza del lupo si conferma però come il fattore più rilevante nello spiegare la presenza o meno di gruppi territoriali di sciacallo. La probabilità relativa di presenza dello sciacallo, infatti, scende progressivamente all’aumentare della stabilità del lupo in un certo territorio. Un risultato che confermerebbe, secondo i ricercatori, la teoria ecologica del “Rilascio del mesopredatore”, secondo la quale esiste una correlazione tra predatori apicali e mesopredatori all'interno di un ecosistema.
Secondo questa teoria, ad un calo dei primi seguirebbe un aumento rilevante nelle popolazioni di mezzo, confermando così il pattern secondo il quale il declino storico del lupo, causato dalla persecuzione da parte dell'uomo, abbia rappresentato il principale innesco per l’espansione dello sciacallo su tutto il continente europeo. Una dinamica, scrivono i ricercatori, per certi versi simile a quella osservata in Nord America, dove il ritiro del lupo avrebbe favorito l'espansione del coyote e, a cascata, della volpe.
Neve, boschi e corsi d'acqua: gli altri fattori
Oltre alla presenza del lupo, il modello ha tenuto conto di altre variabili rilevanti nel dedurre le possibilità di espansione della specie: la durata della copertura nevosa, la copertura forestale e la vicinanza ai corsi d'acqua. A questi fattori si somma, inoltre, la distanza dalle popolazioni di origine, cioè dall'antico areale occupato dalla specie prima del 1500. La probabilità di presenza, secondo questa elaborazione, diminuisce nettamente allontanandosi da questi nuclei storici, segno che la popolazione europea di sciacallo non ha ancora raggiunto l'equilibrio con l'ambiente circostante e che espansione e crescita demografica sarebbero, secondo lo studio, destinate a proseguire nei prossimi anni.
E, proprio in merito alla copertura nevosa, gli autori hanno notato una curiosità molto particolare. Gli esemplari osservati all’estremo nord, infatti, potrebbero aver tratto un vantaggio per effetto del riscaldamento climatico della regione boreale, con le prime riproduzioni già documentate in Estonia e un esemplare osservato addirittura nell’estremo nord della Norvegia, e potrebbero trarne sempre di più in futuro. Un’espansione che, sottolineano, potrebbe riguardare potenzialmente anche molti altri territori oltre a quelli già citati.
Un continente ancora in gran parte disponibile
Proiettando il modello sull'intero continente, infatti, i ricercatori stimano che, nelle condizioni attuali, il 75% del territorio europeo (2,41 milioni di km²) potrebbe risultare potenzialmente idoneo alla specie, contro gli appena 0,43 milioni di km² oggi effettivamente occupati. E se, nei Balcani e nell’Europa sudorientale, affermano i ricercatori, il margine di ulteriore espansione è ormai limitato a soli 0,20 milioni di km² di aree idonee non ancora occupate, il grosso potenziale inespresso riguarda invece l'Europa centrale, meridionale e occidentale, dove lo sciacallo è oggi quasi del tutto assente.
Ma, ancora una volta, a giocare un ruolo di assoluto rilievo nella futura espansione dello sciacallo sarà sempre il lupo. Lo studio, infatti, ha simulato i diversi scenari che la popolazione europea di lupo potrebbe assumere, valutando gli effetti sulle aree idonee alla specie. Secondo le simulazioni, un ulteriore recupero del lupo ridurrebbe di circa il 9% le aree idonee per lo sciacallo, mentre una ricolonizzazione completa dell’Europa le farebbe diminuire del 42%. Al contrario, in assenza dell’effetto “scudo umano”, l’effetto del lupo sarebbe molto più marcato, con una riduzione fino al 18% degli habitat favorevoli già nel breve periodo. Ma è il dato che combina un possibile ritorno completo del lupo e l’assenza dello scudo umano a colpire, con gli habitat idonei dello sciacallo che diminuirebbero ipoteticamente fino al 98%.