'La chiamata' il podcast che racconta il lato umano del soccorso

Sofia Farina ci racconta come è nato il progetto ideato con Giorgio Tidei. "Per noi i soccorritori erano persone da scoprire. Come fanno a gestire l'aspetto emotivo di un intervento?"
Soccorso Alpino in azione © CNSAS

 

Il podcast La chiamata ha passato il giro di boa, con le prime 4 puntate già disponibili e le prossime in arrivo con cadenza settimanale. Il progetto, ideato da Sofia Farina e Giorgio Tidei, esplora il mondo del soccorso in montagna non tanto negli aspetti più spettacolari e tecnici, ma indaga soprattutto il lato emotivo che questa scelta di volontariato ha sulle vite dei soccorritori.

Un momento cruciale

La chiamata è il momento in cui due esistenze si incontrano: non ci sono solo una richiesta di aiuto e una risposta, ma due persone che da quel momento in poi sono legate, in tempi più o meno brevi, ma che sicuramente sono di estrema intensità. Raccontare questo universo dalle profondità a volte insondabili è un compito complesso, che Sofia ha avvertito come proprio, ben prima di quell'Oltre la vetta per cui la conosciamo come podcaster. “Questo progetto era nella testa mia e di Giorgio Tidei già prima di ‘Oltre la vetta’. Ci abbiamo lavorato un anno e mezzo e in parte nasce dalla stessa esperienza e dalle stesse esigenze. L'idea è di capire, di scoprire cosa fa il soccorso alpino, cosa succede a livello strettamente umano. È qualcosa che non siamo abituati a leggere o vedere. Per esempio: cosa significa innanzitutto chiamare una persona e dare notizie, cattive o buone? Questi due poli così estremi a cui sono portati i soccorritori e con cui devono convivere”.

 

“Cosa fa il soccorso alpino, cosa succede a livello strettamente umano? È qualcosa che non siamo abituati a leggere o vedere”.  Sofia Farina

L'esperienza prima della conoscenza

Il desiderio di raccontare, per Sofia, nasce da una non conoscenza di quel mondo, da una presa di contatto personale improvvisa e dolorosa, che ha aperto una serie di interrogativi. “Per noi i soccorritori erano persone misteriose, da scoprire. E abbiamo avuto la fortuna di trovare persone che per indole avevano voglia di aprirsi. Questo progetto ha preso forma proprio perché anche io ho ricevuto una chiamata del soccorso che avevo sempre sperato di non ricevere e ho interagito in modo diretto con quel mondo. Sono stata accompagnata nei primi momenti da loro e a posteriori, ripercorrendo quell'avvicendarsi di eventi, ho pensato a quanto difficile deve essere per un soccorritore andare a fare un soccorso e poi comunicare. Mi viene da dire che la parte più complessa non è quella, per esempio, di calarsi nella neve con un verricello. Ma gestire tutta una serie di altri aspetti, legati alla sfera emotiva”.

Due abiti diversi

Essere un soccorritore significa non solo fare convivere la razionalità e la lucidità richieste da un intervento con il tatto e l'empatia richieste nel comunicare, ma farlo talvolta cambiando registro anche in rapida successione. “Ci sono diverse sfaccettature che ho capito e scoperto con ognuno di loro, nelle differenti conversazioni. A volte la routine e i protocolli sono una sorta di rifugio che serve a non lasciarsi travolgere dalle emozioni. C'è uno switch forte che si impone, nel momento in cui si passa dall'azione al vuoto che la segue. Ci sono dei soccorritori che fanno anche 5-6 interventi in un giorno, nel pieno della stagione. E poi, quando tornano a casa, tutto si ferma a livello di azione, ma svestire quell'abito può non essere semplice”.

 

La cronaca quotidiana degli interventi forza il comune sentire verso un oggettivazione del soccorso, che però non è solo un numero che si chiama. “Viene raccontata molto la spettacolarità dell'intervento e forse è difficile immaginare quanto sia complesso il tutto”. 

 

Non tutti, per fortuna, nella vita hanno dovuto interagire con il soccorso alpino, ma l'esperienza del soccorso medico è sicuramente più diffusa. E forse non è così difficile immaginare quanto sia importante non solo fare - aiutare ed essere aiutati-, ma anche il come questo aiuto viene portato. “Il parallelismo con il mondo del soccorso medico è calzante e proprio questo è l'obiettivo del podcast. Non soffermarci al cosa, ma andare più in là”.