La difesa del gambero di fiume del Ticino, specie autoctona a rischio

L'animale è sottoposto a una grande pressione da parte di specie importate. Cesare Mario Puzzi è impegnato nel progetto di tutela 'Eco4Ticino': "Il gambero della Louisiana arriva a minare la stabilità degli argini"

 

Attaccato dal gambero americano e da quello turco, sono anni difficili per il gambero di fiume Austropotamobius italicus, tipico del bacino di Ticino e ormai sotto attacco costante a causa della crescita di altre specie alloctone di gamberi introdotte dall’uomo. Il rischio è così alto che, per difenderlo, in Ticino è stato avviato il progetto Interreg Eco4Ticino, raccolta di azioni ideate tra Italia e Svizzera per monitorare e contenere le popolazioni alloctone. Ne fanno parte la fondazione Bolle di Magadino e Graia - Gestione ricerca ambientale ittica acque, rispettivamente sul versante svizzero e italiano.

Il gambero del Ticino soffre la presenza minacciosa di concorrenti aggressivi, il gambero turco (Pontastacus leptodactylus) che può raggiungere 25 centimetri di lunghezza e superare i 200 grammi di peso, e quello della Louisiana (Procambarus clarkii). I rischi sono tanti, e per questo è stato ideato il progetto condiviso per la tutela del gambero del Ticino. Uno dei protagonisti di queste attività è Cesare Mario Puzzi, veterinario e amministratore delegato di Graia - Gestione ricerca ambientale ittica acque.

Una presenza che sta scomparendo

Puzzi, il gambero di fiume è una presenza di tanti fiumi montani italiani, oggi persa o tralasciata. In Ticino cercate di difenderlo?

Ci si prova, di sicuro è stato messo in crisi. Da un lato dalle varie alterazioni ambientali, dall'altro dall'uomo, che ha fatto la sua parte, in particolare importando specie esotiche.

Il problema più noto è quello delle specie alloctone, il gambero della Lousiana, il gambero turco. Come sono arrivati?

Il gambero americano, che forse è il più diffuso, è stato importato da qualcuno che voleva allevarlo. Parliamo di un gambero estremamente mobile, che si sposta per lunghi tratti anche fuori dall'acqua e che in poco tempo si è diffuso nell'ambiente, trovando gioco facile perché ha dei vantaggi ecologici rispetto al gambero autoctono.

"Il gambero della Lousiana è estremamente mobile"

Che vantaggi?

Resiste alla peste del gambero, intanto, a differenza del nostro gambero. È resistente, una volta che viene inserito in un habitat dove si trova bene finisce per dominare. E fa molto più uova.

Ha parlato di altri motivi oltre all’allevamento. Quali?

C'è l'acquaristica, quando poi qualcuno si stufa rovescia tutto da qualche parte. Il gambero turco può essere arrivato anche attraverso i canali della commercializzazione a scopo alimentare.

I rischi per l'escosistema

Che rischi ci sono per l’ecosistema?

Oltre a soppiantare i concorrenti, le specie che invadono possono provocare danni legati alla predazione sulle uova dei pesci. Poi, in inverno scavano delle tane nelle parti profonde dei fiumi, per sopravvivere ai venti siccitosi. Questi buchi aumentano la permeabilità, con rischi di erosione e comunque di piene. Poi ci sono i problemi diretti di competizione con i loro consimili quindi il nostro gambero autoctono, e sulla predazione di avannotti, uova, sulle larve di libellule e sulle larve di insetti acquatici. Senza contare che, resistendo alla peste del gambero, possono diventare dei portatori sani di malattie.

Tanti i motivi per tutelare il gambero italiano?

Non è solo un tema di conservazione dell'ambiente presente quando proprio un tema di stabilità e sicurezza. La difesa ambientale racchiude un po' tutto questo: contrasta gli effetti negativi sulla biodiversità e mira alla tenuta della fauna acquatica autoctona. Le specie alloctone minano alla stabilità delle sponde degli argini e c'è un rischio sanitario, perché possono essere portatori di patogeni. 

Come si possono controllare le altre specie?

Dove ci sono piccoli corsi d’acqua, dove si può lavorare a guado, si procede di notte, quando i gamberi sono attivi. Si risale il corso sino a dove l’acqua è trasparente, li si toglie con un retino.

Dove invece l’accesso diventa difficile, come fate?

Si usano delle trappole, delle nasse specifiche, che si ritirano ogni due, tre giorni, o si usano dei mattoni forati, come trappole.

“È una lotta difficile, in diverse zone è ormai una lotta persa. La battaglia vera si fa sulle Prealpi, dove ci sono ancora specie da tutelare in ogni modo”.

Metodi che funzionano?

Partiamo da un dato prima: dove i gamberi alloctoni sono ambientati, è quasi impossibile eradicarli, perché hanno mille risorse quindi e si riescono sempre a salvare in qualche tana, oppure ri-colonizzano. Inoltre, possono fare tragitti lunghi fuori dall’acqua, cambiando da un corso all’altro. È una lotta difficile, in diverse zone è ormai una lotta persa. La battaglia vera si fa sulle Prealpi, dove ci sono ancora specie da tutelare in ogni modo.