La fontana delle due acque, l'incontro di due mondi

A Dobbiaco la Zweiwasserbrunnen è alimentata da due sorgenti che raccontano roccia, paesaggi e popoli differenti. Seguire un fiume permette di conoscere non solo la geografia, ma di entrare nella cultura di un luogo e di raccogliere anche le sue fragilità

La neve che sceglie il mare

“Adesso prova a distinguere la neve del Rodano dalla neve del Po, se sei capace.” Paolo Cognetti, La felicità del lupo

Paolo Cognetti riporta questa frase ne La felicità del lupo ed è difficile immaginare un modo più semplice per raccontare la montagna. Sopra un ghiacciaio la neve sembra tutta uguale. Bianca, silenziosa, indistinta. Eppure basta una cresta, una pendenza quasi invisibile o una linea tracciata tra le rocce perché quell’acqua inizi lentamente a prendere strade completamente diverse. Una parte finirà nel Mediterraneo, un’altra nel Mare del Nord.

Le montagne funzionano così. Sembrano muri sulle carte geografiche, ma in realtà sono enormi serbatoi naturali da cui nascono fiumi, vallate e paesaggi.

In montagna l’acqua è ovunque. Scorre sotto i ghiacciai, riaffiora nelle sorgenti, precipita lungo le pareti, attraversa i pascoli e si raccoglie nei laghi d’alta quota. È probabilmente l’elemento più presente del paesaggio alpino e allo stesso tempo anche uno dei meno osservati. Si guardano le cime, le pareti di roccia, i boschi o la neve, dimenticando spesso che le montagne sono soprattutto una gigantesca riserva d’acqua sospesa sopra l’Europa.

Ogni ghiacciaio alpino conserva neve caduta anni o addirittura secoli prima. Durante l’estate quella neve si scioglie lentamente alimentando torrenti, laghi e grandi fiumi che continueranno il loro viaggio molto lontano dalla montagna. L’acqua che nasce tra ghiaccio e rocce attraversa vallate, paesi e confini seguendo percorsi lunghissimi, che spesso iniziano da un semplice rivolo tra i sassi.

La fontana delle due acque

Ci sono luoghi dove tutto questo diventa particolarmente evidente. Uno di questi è Dobbiaco, in Alta Pusteria. Un paese circondato da boschi, larici e montagne che custodisce una delle immagini più simboliche del rapporto tra acqua e montagna. Qui si trova infatti la Zweiwasserbrunnen, la “fontana delle due acque”, alimentata da due sorgenti differenti: una proveniente dalle rocce calcaree delle Dolomiti e una dalle rocce ferrose delle Alpi centrali.

Due acque diverse che sgorgano nello stesso luogo.

Dobbiaco si trova in una posizione particolare anche dal punto di vista geografico; infatti la Val Pusteria qui si apre tra mondi alpini differenti: da una parte le Dolomiti di Sesto, dall’altra i monti dei Tauri che segnano lungo il loro crinale il confine con la vicina Austria. Due paesaggi diversi, quasi due montagne differenti che si incontrano però nello stesso spazio, e si trovano nello stesso elemento.

Ma soprattutto Dobbiaco è uno spartiacque naturale. Qui nasce la Drava, inizialmente poco più di un torrente alpino, ma destinata dopo centinaia di chilometri a diventare uno dei grandi fiumi dell’Europa centrale, fino a raggiungere il Danubio e infine il Mar Nero. Poco distante altre acque prenderanno invece la direzione opposta, verso l’Adriatico.

È sorprendente pensare che basti una montagna o un pendio per decidere il destino di un fiume.

Questo rapporto tra montagne e acqua si ritrova in molte altre zone. Basti pensare al massiccio del Gottardo, in Svizzera, spesso definito il “castello d’acqua d’Europa”. Dalle sue montagne nascono infatti il Reno, il Rodano, il Ticino e il Reuss. Fiumi che raggiungeranno mari completamente differenti attraversando territori lontanissimi tra loro.

Anche il ghiacciaio del Rodano, nelle Alpi Vallesi, racconta bene questa idea. La sorgente del fiume nasce infatti, dentro una grotta scavata nel ghiaccio, da cui esce un’acqua lattiginosa e gelida destinata a percorrere oltre ottocento chilometri prima di arrivare nel Mediterraneo. Tutto comincia lì, nel silenzio di un ghiacciaio alpino.

Lo stesso accade sul massiccio del Monte Rosa, dove il ghiacciaio del Gorner domina un mondo fatto di neve e crepacci. È probabilmente pensando a paesaggi simili che nasce la frase, prima citata, di Cognetti. Perché lassù l’acqua non è ancora un fiume: è neve, ghiaccio, possibilità.

Le montagne che trattengono

In fondo tutte le grandi montagne del mondo funzionano così. Anche l’Himalaya viene spesso definito “la torre d’acqua dell’Asia”, perché dai suoi ghiacciai nascono alcuni dei fiumi più importanti del pianeta, dal Gange al Brahmaputra fino allo Yangtze. Acque che attraversano interi continenti e sostengono centinaia di milioni di persone.

Nelle Montagne Rocciose nordamericane esistono invece spartiacque continentali dove una stessa nevicata può finire in oceani completamente differenti, mentre sulle Ande molti ghiacciai tropicali continuano ancora oggi ad alimentare grandi città sorte in ambienti estremi.

Cambiano le quote, i continenti e le dimensioni, ma il principio resta identico: le montagne trattengono l’acqua e lentamente la distribuiscono al mondo sottostante.

Le Alpi hanno separato popoli, Stati e vallate per secoli; sono state confini naturali, territori di guerra e luoghi difficili da attraversare ma l’acqua ha sempre continuato a scorrere oltre quei limiti, seguendo soltanto la geografia delle montagne.

Per questo molte comunità alpine hanno costruito la propria storia proprio attorno all’acqua, con canali irrigui, mulini, segherie e centrali che hanno trasformato per secoli la forza dei torrenti in una risorsa fondamentale per vivere in quota. A Dobbiaco, come in molte vallate alpine, la presenza dell’acqua ha modellato il lavoro, l’agricoltura e perfino la disposizione dei paesi.

Eppure questo equilibrio oggi appare sempre più fragile. Negli ultimi anni i ghiacciai alpini si stanno ritirando rapidamente, modificando il paesaggio e il modo stesso in cui l’acqua viene accumulata e distribuita. Alcuni ghiacciai perdono decine di metri ogni anno e dove prima esistevano grandi distese bianche oggi rimangono rocce instabili, laghi glaciali e pendii scoperti.

In montagna il cambiamento climatico non ha bisogno di essere spiegato. Basta guardare dove arrivava il ghiaccio qualche estate fa. Si vede nei nevai sempre più piccoli alla fine dell’estate, nei torrenti che cambiano portata, nei ghiacciai che si ritirano anno dopo anno lasciando vuoti enormi sulle pareti.

Ed è forse proprio questo che rende così significativa la fontana delle due acque di Dobbiaco. Non soltanto una curiosità geografica o una tappa escursionistica, ma il simbolo concreto di ciò che rappresentano ancora oggi le montagne: luoghi dove tutto nasce lentamente, anche l’acqua. 

Allora torna in mente quella frase detta sul ghiacciaio, per cercare di distinguere la neve del Rodano dalla neve del Po, una frase che racchiude un aspetto affascinante della montagna: poter vedere una stessa nevicata trasformarsi lentamente in acuqa destinata a mari opposti.