La lunga storia della parola scoiattolo “colui che si fa ombra con la coda”

L’etimologia della parola affonda nel greco: gli antichi lo descrissero in base a un suo comportamento che, però, non sembra volontario. Il conservatore naturalista Roberto Battiston: “La coda è una sorta di bandiera, con cui comunica con i suoi simili"

 

Fermo, con la coda alzata come un punto esclamativo di pelo fulvo. Sui rami più alti delle foreste di conifere o latifoglie, lo scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) osserva l’escursionista con l’aria di chi abita il bosco da molto più tempo di lui. Ed effettivamente, almeno sul piano linguistico, è proprio così. Le radici della parola scoiattolo, infatti, affondano nell’antichità, e più precisamente nella Grecia antica. Lì, nell’epoca della bellezza classica e della mitologia, lo scoiattolo rosso venne definito proprio sulla base di una delle sue caratteristiche più evidenti: la folta coda rossa che, nei momenti soleggiati, sembra tenerlo al fresco, proprio come un ombrello. 

Ben oltre duemila anni fa, infatti, la parola individuata per descrivere una delle presenze più riconoscibili dei nostri boschi fu Σκίουρος (skíouros), un termine composto dalle parole σκιά (skiá), cioè ombra, e ουρά (ourá), coda. “Penso, però, che sia più un'interpretazione umana della sua postura, e non del fatto che lo abbiano visto realmente sotto il sole cocente mentre cercava di farsi ombra con la coda – spiega Roberto Battiston, conservatore naturalista museale  –, un po’ come la mantide religiosa che si chiama così perché sembra che preghi una divinità. Ma è tutto frutto di un’iconografia che oggi definiremmo fantasy o, meglio, mitologica. È una definizione frutto di società che puntavano molto su questi aspetti”. 

Una parola con più di duemila anni di storia

Nei secoli successivi, proprio a partire dalla radice comune skiá, il termine passò dal greco al latino come sciurus, una forma attestata nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. e che, almeno nel nome, non è più stata modificata. È molto probabile che il passaggio dal greco al latino sia una traslitterazione, cioè un termine ripreso e adattato unicamente dal punto di vista fonetico, affermano i linguisti. Un percorso che, nonostante i successivi riadattamenti operati dalla lingua romanza, non è mai stato abbandonato del tutto, neppure dalla nostra società. Quando Linneo, nel 1758, stabilì la nomenclatura binomiale dello scoiattolo rosso europeo, scrisse proprio Sciurus vulgaris. E quella parola greca, immobilizzata nel latino scientifico, è ancora oggi il nome ufficiale della specie.

Su come il termine scoiattolo si sia evoluto, nei secoli, dal latino volgare alla lingua romanza, ci sono un po’ più di incertezze. È probabile, infatti, che l’odierna parola scoiattolo derivi proprio dal latino volgare scuriolum, cioè il vezzeggiativo del latino sciurus, traducibile come “l’animaletto che si fa ombra con la coda”, poi adottato anche dall’italiano dopo secoli di piccole modifiche orali. Ma è soprattutto nei dialetti che è possibile osservare le tracce parallele di questa evoluzione. Il piemontese ha, tra i tanti termini, schërieul, molto simile al francese écureuil che, nella sua variante normanna, ha dato origine anche all’inglese squirrel. In friulano, invece, uno dei termini più usati è sghirat, mentre in alcune zone della Toscana sopravvive ancora oggi la forma dialettale scòiolo, molto simile proprio al latino volgare scuriolum. 

La curiosità linguistica, però, non si ferma ai confini dell'Europa. In sanscrito, un’altra antica lingua indoeuropea, una delle possibili traduzioni è invece vrkṣaśāyikā, traducibile come “colei che cammina sugli alberi”. Un termine particolare, che perde dunque il riferimento alla coda e declina la specie al femminile.

La vera funzione della coda dello scoiattolo

Quel che è certo, invece, è che le funzioni primarie della coda dello scoiattolo siano ben altre rispetto a quelle ipotizzate dagli antichi greci: “In postura di riposo, lo scoiattolo può effettivamente dare l’impressione che la coda sia una sorta di parasole. Più che parasole, però, è un vero e proprio stendardo, una sorta di bandiera con la quale comunica con altri scoiattoli segnali di amicizia o volontà di cercare un partner”, prosegue Roberto Battiston. Oltre ad essere un importante strumento per comunicare, però, la coda è anche un vero e proprio strumento di bilanciamento, utilizzato durante i salti e gli spostamenti per mantenere l’equilibrio.

In postura di riposo, lo scoiattolo può dare l’impressione che la coda sia una sorta di parasole. È invece una sorta di bandiera, con cui comunica con i suoi simili" Roberto Battiston

In più – prosegue Battiston –, lo scoiattolo crea piccole riserve di cibo nascoste nel bosco per passare l’inverno. Più la zona è competitiva e più deve difenderle dai predatori”. È qui che la coda torna nuovamente in gioco come vero e proprio strumento di difesa: “Agitandola, lo scoiattolo sembra più grande di quello che è effettivamente il suo corpo, una specie di secondo busto. Quindi, invece di attaccare il cibo, la nidiata o lo scoiattolo stesso, il predatore può attaccare proprio la coda. Serve a scoraggiare l’animale che ha davanti, proprio come i cavalieri medievali che si mettevano armature sempre più grottesche per incutere timore nell'avversario. È un'arma che non ferisce ma spaventa”, aggiunge Battiston.

La competizione con lo scoiattolo grigio e la tutela europea

Secondo Roberto Battiston, però, lo stato di salute della specie non è ottimo: “Dopo che, nel secolo scorso, è iniziata in Europa la competizione con lo scoiattolo grigio, lo scoiattolo rosso sta soffrendo parecchio, specialmente in Inghilterra e in alcune aree del nord Italia. Ma le normative europee, ad oggi, lo stanno proteggendo in modo molto più incisivo, anche se nelle aree urbane lo scoiattolo grigio sta ancora avendo la meglio”. Dal 2000 lo scoiattolo grigio è considerato una specie aliena invasiva e, dal 2014, è entrato in vigore il Regolamento UE n. 1143/2014 che ne vieta il commercio, l’allevamento e la detenzione. 

È anche nei frangenti di confronto tra esemplari che la coda torna nuovamente d’aiuto: “Quando si scontrano scoiattoli grigi e rossi la coda diventa ancora una volta un’arma di battaglia – prosegue Battiston, che da più di dieci anni studia la sinurbazione dello scoiattolo rosso in Veneto e le sue interazioni con lo scoiattolo grigio americano –. La coda viene agitata come uno stendardo, che lo scoiattolo rosso agita per sembrare più grande di quanto è essendo biologicamente più minuto rispetto agli esemplari grigi”. Ma non è ancora dato sapere se la natura abbia premiato, negli anni, gli esemplari con una coda più folta, favoriti proprio nell’eventualità di uno scontro sempre più frequente con gli esemplari grigi: “È ancora troppo presto in termini evolutivi per osservare un possibile cambiamento di questo tipo, ma la coda deve essere un qualcosa di plastico e duttile, che deve funzionare in vari casi. Una coda enorme potrebbe comportare problemi di bilanciamento e peso nei salti, l’evoluzione è chiamata a ottimizzare tutta una serie di scenari”.