Pagine verticali: 'Eravamo immortali', Maurizio Zanolla oltre Manolo

L'autobiografia del grande scalatore è un lungo viaggio che parte dall'infanzia, una sfida alle costrizioni del mondo adulto e alle paure. "Non sarebbe stato facile sconfiggerle tutte, e forse non ci sarei mai riuscito"

 

La "percentuale di mito" di un personaggio pubblico si misura anche nel numero e nella semplicità dei suoi soprannomi e Maurizio Zanolla da tutti è conosciuto come Manolo, o il Mago. Manolo non necessita nemmeno di virgolette o corsivi: un po' come per i calciatori brasiliani, il nomignolo è perfino più identificativo del nome stesso. Eppure, Eravamo immortali non è tanto la storia che racconta la costruzione di un personaggio leggendario, ma un libro che racconta davvero lo scalatore e l'uomo oltre il mito.

Libero, sempre

L'autobiografia di Maurizio Zanolla non è una storia complessa, contorta, è un racconto puro come l'acqua di quei torrenti dove Manolo prima di Manolo faceva il bagno, già sfidando pericoli a cui i bambini di oggi, molto più sorvegliati, non vanno mai incontro. È la storia di un ragazzo cresciuto in un ambiente dove la natura era onnipresente: non come evasione domenicale o tentativo di compensare le forzature della modernità, ma come ingrediente base di una vita semplice: senza fronzoli, senza vizi, una vita in cui la fantasia è lo strumento principale per dare sapore alle giornate, in contrasto con un mondo adulto lontano e severo.

Le montagne, dopo

È un ambiente che vede le montagne come un luogo di lavoro e le cime come qualcosa di vagamente pericoloso, se non inutile da conquistare. Ed è proprio in quella inutilità che sa di libertà che Manolo si immerge totalmente a un certo punto della propria esistenza. Un mondo verticale guidato da regole proprie, distante dalle costrizioni della società, capace di imprimere una svolta, quasi inconsapevole, al suo destino.


Tra i ricordi dell'infanzia spiccano i racconti delle avventure vissute tra boschi, prati e torrenti, spesso con esiti "adrenalinici". "In quel territorio libero, l'assenza parziale degli adulti mi è stata d'aiuto per affrontare quel che poi sarebbe venuto incontro nella vita, e comprendere lentamente che non avrei incontrato una sola paura, ma tante e diverse. Non sarebbe stato facile sconfiggerle tutte, e forse non ci sarei mai riuscito. Non aver paura della paura è impresa ardua, ma per imparare a essere liberi credo servano esperienze non addomesticate e luoghi in cui viverle. Quell'educazione, pur pregna di pregiudizi, insegnava che tutti potevano sbagliare: era inevitabile, sarebbe successo".

 

“Per imparare a essere liberi credo servano esperienze non addomesticate e luoghi in cui viverle. Quell'educazione, pur pregna di pregiudizi, insegnava che tutti potevano sbagliare” Maurizio Zanolla

In Eravamo immortali, Zanolla racconta per la prima volta come ha scelto di affrontare le pareti alleggerendosi di tutto: chiodi pochi, per economia e convinzione, a un certo punto gli spit e il freeclimbing, come risposta dissacratoria a una montagna che non può essere vissuta con la serietà dei vecchi alpinisti.

 

La famiglia, gli affetti, le esperienze giovanili, gli amici delle prime scalate, le vie aperte spesso in libera e in solitaria, il tentativo di conquistare gli ottomila metri del Manaslu, fino alle ultime tappe del suo percorso alpinistico con Eternit e Il mattino dei maghi: in questo libro Maurizio Zanolla ripercorre gli anni che l'hanno portato alla celebrità, scegliendo le esperienze più significative di una vita vissuta alla ricerca dell'equilibrio come forma di gioco, confronto interiore, crescita e - se possibile- serenità.