La meridiana di Sesto, il tempo della montagna

Le cinque cime della meridiana di Sesto trasformano il profilo delle Dolomiti in un antico quadrante naturale, dove la posizione del sole racconta ancora il passare delle ore. Una meridiana naturale che unisce paesaggio, storia e astronomia.

In montagna il tempo si è sempre potuto leggere anche senza un orologio. Lo si capisce dal bosco, quando il verde dell’estate comincia a lasciare spazio al giallo e al rosso dell’autunno, dalla neve, quando la linea bianca scende lentamente lungo i versanti fino ad arrivare ai prati e poi ai tetti delle case, dall’erba coperta di brina al mattino, quando l’inverno non è ancora arrivato davvero ma ha già cominciato a farsi sentire. Chi vive in una valle impara così a riconoscere il passaggio delle stagioni quasi senza bisogno di guardare il calendario. E poi ci sono le montagne.

Sono immobili, ma perfette per misurare qualcosa che immobile non è affatto. A muoversi ci pensa il Sole, che durante il giorno scivola lentamente nel cielo e, visto dalla valle, sembra passare da una cima all’altra. La montagna rimane ferma e il Sole le gira attorno: una fa da quadrante, l’altro da lancetta.

A Sesto, in Alta Pusteria, questa relazione tra cielo e roccia è diventata una delle più curiose meridiane naturali delle Alpi. Qui cinque grandi cime hanno addirittura un nome che ricorda l’ora che il Sole indica passando sopra di loro. È come se una valle intera avesse trasformato il proprio orizzonte in un orologio.

Il tempo prima dell’orologio

Molto prima degli orologi meccanici, la misura del tempo dipendeva dalla luce. Le prime civiltà impararono presto a osservare il movimento apparente del sole e la variazione delle ombre. Gli Egizi utilizzavano strumenti solari già nell'antichità; Greci e Romani perfezionarono l'uso delle meridiane e diffusero diversi sistemi per dividere la giornata.

Ma una meridiana non doveva necessariamente essere costruita. In una valle alpina poteva essere sufficiente una montagna che occupasse sempre lo stesso punto dell'orizzonte.

Il principio era elementare. Il sole si muove, la montagna no. Se si conosceva il paesaggio abbastanza bene, la posizione del sole rispetto a una determinata cima permetteva di orientarsi nella giornata. Era un sistema inevitabilmente meno preciso di un orologio, ma perfettamente comprensibile a chi viveva ogni giorno nello stesso territorio. Il tempo, così, non era ancora qualcosa di separato dal paesaggio ma una delle cose che il paesaggio raccontava.

Ed è esattamente ciò che accade a Sesto.

La Meridiana di Sesto - Sextener Sonnenuhr

A Sesto di Pusteria cinque montagne formano quella che viene chiamata Meridiana di Sesto, o Sextener Sonnenuhr: Cima Nove, Cima Dieci, Cima Undici, Cima Dodici e Cima una disegnano una sorta di arco naturale che permette di seguire il percorso del Sole durante la giornata.a Una. Osservate dalla valle, queste grandi cime delle Dolomiti di Sesto 

Cima Nove, o Pala di Popera, raggiunge i 2.582 metri; Cima Dieci, la Croda Rossa di Sesto, i 2.965; Cima Undici arriva a 3.092 metri, mentre Cima Dodici, la Croda dei Toni, raggiunge i 3.094. Più a destra si trova infine Cima Una, l’Einserkofel, alta 2.698 metri.

I nomi raccontano già il funzionamento della meridiana. Quando il Sole si trova in corrispondenza di una delle cime, questa indica approssimativamente l’ora perciò, Cima Nove le nove, Cima Dieci le dieci, poi Cima Undici e Cima Dodici. Dopo mezzogiorno entra in gioco Cima Una. La lancetta, insomma, è il sole e il quadrante è la montagna.

Il funzionamento dipende però anche dal luogo dal quale si osserva. Spostandosi lungo la valle cambiano prospettiva e allineamenti tra il Sole e le vette. Il punto tradizionalmente più favorevole si trova nella zona di Moso e dei Bagni di Moso e il fenomeno è particolarmente evidente durante l’inverno, quando il percorso più basso del sole rende più leggibile la successione delle cime.

Quando la meridiana finì sulla carta

Per secoli, quella relazione poteva essere semplicemente osservata e tramandata, poi nel Novecento qualcuno provò però a verificarla con gli strumenti della topografia. Fu l’ingegnere e studioso bolzanino Georg Innerebner a studiare sistematicamente la Meridiana di Sesto. Nel 1947 pubblicò sulla rivista Der Schlern una ricerca dedicata alla Bergsonnenuhr, la meridiana di montagna, nella quale trasformò la successione delle cime e delle ore in un problema geometrico.

Innerebner tracciò su una carta topografica le diverse linee orarie e cercò il punto dal quale la corrispondenza fra la posizione del sole e il profilo delle montagne risultasse più precisa. Il risultato confermò che la meridiana non funziona allo stesso modo da qualsiasi punto della valle.

Il punto di osservazione più favorevole si trova nella zona di Bad Moos, presso Moso, nei pressi del ponte sul Moosbach. È da lì che, soprattutto attorno al solstizio d'inverno, la sequenza delle cime può essere letta nel modo più preciso. La tradizione aveva dunque una geometria e quello che gli abitanti avevano imparato osservando il cielo e le montagne poteva essere riportato su una carta, misurato e studiato.

Le montagne come lancette

Sesto non è però l’unico luogo nel quale il profilo delle montagne è stato associato al movimento del sole, l'arco alpino è pieno da ovest ad est.

In Valle d’Aosta, per esempio, esistono toponimi come Becca di Nona e Rocca di Nona, insieme ad altre montagne il cui nome è stato messo in relazione dagli studi di archeoastronomia con il passaggio del Sole in corrispondenza della cosiddetta “nona ora”. Ma esempi simili si incontrano lungo tutto l’arco alpino: il Bec di Nona, nelle Alpi Biellesi, Cima Undici sull’Altopiano di Asiago, Cima Dodici nelle vette Feltrine. Nelle Orobie bergamasche, invece, il Pizzo Disner, la “cima del pranzo”, indicava il mezzogiorno, l’ora di desinare.

Ancora più curioso è il caso del Col delle Ventidue Ore, in Valstagna, nelle valli del Brenta. Il nome deriva da un antico sistema di computo del tempo, quello “all’italiana”, nel quale le ore venivano contate a partire dal tramonto. Il colle rimaneva illuminato dal Sole circa due ore prima che il resto della valle entrasse nell’ombra e diventava così una sorta di meridiana naturale: osservandolo si poteva capire quanto mancasse alla fine del giorno.

Sono esempi diversi dalla grande meridiana di Sesto, ma raccontano la stessa cosa. Prima che il tempo fosse racchiuso in un quadrante da polso, in un display o in un telefono, era il paesaggio a offrire alcuni dei riferimenti più affidabili.

Un orologio che non ha mai fretta

A volte più di sapere vedere, bisogna saper guardare. Le montagne, sono ancora una volta portatrici di questo concetto. Come lancette di pietra, immobili, comunicano qualcosa all'occhio più attento, a chi sa che ha bisogno di loro.

Per leggerle però bisogna sapere dove guardare. Bisogna conoscere il profilo delle montagne, riconoscere una cima dall’altra, osservare il sole e, soprattutto, avere il tempo di farlo.

La Meridiana di Sesto racconta così una forma di conoscenza che oggi rischiamo di considerare quasi primitiva e che invece richiedeva una grande attenzione al paesaggio. Il contadino che guardava una cima, il pastore che osservava la luce sulla cresta, l’escursionista che ancora oggi cerca di capire l’ora senza tirare fuori il telefono stanno facendo, in fondo, la stessa cosa; leggendo il tempo attraverso le rocce.

In una meridiana di montagne, le lancette non fanno tic-tac, non consumano batterie e non hanno bisogno di essere caricate. Si muovono alla velocità del sole. Il quadrante cambia con le stagioni, la neve ne modifica i contorni, le nuvole possono nasconderlo e la luce del tramonto lo colora ogni sera in modo diverso.

Le montagne restano ferme scandendo, giorno dopo giorno, il tempo che passa davanti a loro, ricordando all'uomo della valle che basta alzare gli occhi per sapere, ancora una volta, che ora è.