L'attuale funivia Doganaccia-Croce Arcana sul versante toscano dell'Appennino © FB, Provincia di Pistoia
Il lago Scaffaiolo e, dietro, il bivacco Maurizio Musiani, dove dovrebbe sorgere il collegamento tra la stazione a monte e gli impianti del Corno alle Scale © wikicommons
Il rendering della stazione a monte della funivia
Il versante toscano della Croce Arcana dove, secondo il progetto originario, sarebbero stati installati i piloni della funivia e le due stazioni
Dopo 654 giorni, a fronte dei 60 previsti dalla legge, la conferenza dei servizi ha deciso che la funivia Doganaccia-Corno alle Scale non si farà, almeno secondo il progetto attuale. È questo il contenuto della determinazione pubblicata negli ultimi giorni di aprile dalla Provincia di Pistoia, l’atto amministrativo col quale è stata ripresa la decisione della conferenza dei servizi, la riunione tra gli enti pubblici che devono dare il via libera a un progetto.
Il progetto, ideato negli anni ’90, prevede la costruzione di un impianto a fune in grado di collegare i comprensori della Doganaccia, sul versante toscano, e quello del Corno alle Scale, sul versante emiliano. Un impianto contestato da enti e associazioni come Touring Club, Legambiente e il comitato Un altro appennino è possibile che, in un comunicato, ha accolto positivamente la delibera della provincia di Pistoia.
Le motivazioni della decisione
Le motivazioni del divieto sono contenute in un lungo rapporto di 90 pagine commissionato dalla stessa provincia di Pistoia, all’interno del quale sono evidenziate le principali criticità del progetto. Il primo elemento in contrasto con le normative vigenti riguarda la compatibilità del progetto con il Piano di Indirizzo Territoriale – Piano Paesaggistico Regionale (PIT-PPR) della Regione Toscana, lo strumento che regola gli interventi nelle aree di maggiore valore paesaggistico e disciplina come integrare nuove strutture col territorio.
A questo si sommano le tutele connesse alla presenza della Zona Speciale di Conservazione Monte Spigolino-Monte Gennaio, parte della rete Natura 2000, che richiede valutazioni particolarmente approfondite soprattutto sugli effetti delle opere in ambiente montano su ambiente, fauna e flora. La Conferenza dei Servizi, inoltre, ha evidenziato un’ulteriore problematica legata alla normativa nazionale sulle superfici interessate da incendi boschivi, non edificabili entro i 15 anni dal rogo. Nel dicembre del 2016, infatti, un incendio doloso interessò 20 ettari di prati che andarono bruciati sul Monte Spigolino, nel territorio in cui l’impianto sarebbe stato costruito secondo il progetto originario.
Un risultato annunciato secondo “Un altro appennino è possibile”, che ha contestato i tempi tecnici del procedimento: “Non era necessario spendere circa 780.000 euro in studi e progettazioni per scoprire ciò che la normativa già stabiliva: no impianti sciistici, no impianti a fune, inedificabile per 15 anni dopo incendio”.
“Non era necessario spendere circa 780.000 euro in studi e progettazioni per scoprire ciò che la normativa già stabiliva". Associazione ‘Un altro appennino è possibile’
Le alternative proposte
La realizzazione dell’impianto a doppia fune ha subito un’accelerazione dopo la firma del protocollo d’intesa tra le due regioni coinvolte nel 2017, che ha coinciso con lo stanziamento dei primi 5 milioni di euro dei 16 necessari per la realizzazione della funivia. Per Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, i risultati dell’istruttoria tecnica sono solo un passaggio necessario a migliorare il progetto prima di ulteriori verifiche tecniche, e auspica la ripresa dell’iter già in autunno: “Tecnici e progettisti sono già a lavoro per integrare correttamente l’opera nel paesaggio e nel rispetto dell’ambiente. La Regione assumerà un ruolo ancor più rilevante nella realizzazione del progetto”.
Possibilità contemplata anche dalla Provincia di Pistoia, pronta a “esaminare, partendo dal progetto in essere, eventuali opzioni alternative. Su questo percorso, Provincia di Pistoia e Regione Toscana procederanno a una valutazione compiuta e condivisa, finalizzata a verificare condizioni, sostenibilità, costi e opportunità delle possibili ed eventuali soluzioni alternative”. Il presidente della Provincia di Pistoia, Luca Marmo, sulla stessa linea di Giani, ha aperto a possibili evoluzioni del progetto che, per rispettare i vincoli imposti, potrebbe anche cambiare tracciato.
Un’eventualità osteggiata da Un altro appennino è possibile che, da anni, chiede di dirottare i fondi destinati all’impianto al rinnovo della funivia Doganaccia-Croce Arcana, al miglioramento degli impianti a fune e di innovamento programmato già esistenti e all’adattamento del comprensorio della Doganaccia alla crisi climatica: “Si sta tentando l’impossibile. Serve un patto per la montagna, condiviso da tutte le realtà attive del territorio”, commenta il comitato.