Legge sulla caccia, domani si torna in aula

La scorsa settimana sono stati approvati alcuni emendamenti che limitano l'utilizzo dei visori, il calendario degli abbattimenti e disciplinano più puntalmente l'utilizzo dei richiami vivi. Ma per le associazioni ambientaliste la legge rimane incostituzionale. "Non lasceremo nulla di intentato"
La nuova legge sulla caccia rivede il calendario venatorio © Pixabay - The other kev

 

La discussione relativa al disegno di legge di riforma sulla caccia tornerà in aula domani, martedì 23 giugno, alle ore 16.30, quando verranno esaminati gli ultimi 5 articoli dei 21. Se l'iter proseguirà senza ulteriori inciampi, si terranno quindi le dichiarazioni di voto, il voto finale e il disegno di legge passerà quindi all'esame della Camera.

 

In concomitanza con la discussione in Senato, le associazioni ambientaliste allestiranno un presidio in piazza della Rotonda (di fronte al Pantheon) dove ognuno sarà invitato a esprimere le proprie considerazioni. “Non lasceremo nulla di intentato per contrastare questo intollerabile attacco istituzionale agli animali e all’ambiente facendosi beffe dell’articolo 9 della Costituzione" preannunciano le associazioni capeggiate dal WWF.

 

"Non lasceremo nulla di intentato per contrastare questo intollerabile attacco all’ambiente che si fa beffe dell’articolo 9 della Costituzione"  associazioni ambientaliste

Gli emendamenti approvati

I lavori del 17 e 18 giugno sono proseguiti non senza difficoltà: in due occasioni infatti la seduta è stata sospesa per mancanza del numero legale. Sei gli emendamenti approvati.

L’emendamento 4.500 aggiunge linee guida vincolanti per l’identificazione degli animali di richiamo vivi dopo il parere di ISPRA e del comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale. Il 5.500 cancella il riferimento ai colombacci dall’elenco degli appostamenti non considerati fissi.

 

Il numero 8.500 precisa che i visori e termici possono essere usati nella caccia di selezione agli ungulati, ma non per le specie inserite nel quinto allegato della direttiva habitat. In Italia l’esclusione riguarda il camoscio alpino e lo stambecco (qualora venisse inserito nuovamente tra le specie cacciabili, al momento non è incluso). La modifica recepisce uno dei rilievi formulati dalla commissione europea e restringe la formulazione originaria, che consentiva l’impiego di questi dispositivi per tutti gli ungulati.

 

Il 10.500 stabilisce che l’estensione del periodo di caccia alla fauna di allevamento nelle aziende agri-turistico-venatorie, subordinata a una valutazione d’incidenza ambientale favorevole, dovrà rispettare anche i divieti previsti per la caccia agli uccelli durante il ritorno ai luoghi di nidificazione, la nidificazione, la riproduzione e la dipendenza dei giovani. Anche questa modifica risponde alle osservazioni avanzate dalla commissione europea e viene inserita nell'articolo 10, il contestato dispositivo che cancella l'indicazione del requisito“senza fini di lucro” dalle aziende faunistico-venatorie e contempla la forma d’impresa, con concessioni regionali che durano dieci anni e sono rinnovabili. I concessionari possono così chiedere la trasformazione in azienda agri-turistico-venatoria.

 

L'emendamento 11.500 consente il recupero della fauna abbattuta o ferita anche nei giorni di silenzio venatorio. Nei casi più gravi sarà inoltre possibile procedere all’abbattimento del capo ferito, ma solo previa autorizzazione dell’autorità competente. La norma chiarisce una situazione finora poco disciplinata ed evita che il divieto di caccia del martedì e del venerdì impedisca interventi necessari dal punto di vista gestionale e sanitario.

 

Infine l'emendamento 12.500, chiarisce che anche i corpi forestali regionali e provinciali delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome possono partecipare alle attività di controllo della fauna selvatica.

Lo scontento delle associazioni ambientaliste

Il WWF sottolinea l'inadeguatezza del confronto parlamentare, svolto secondo gli ambientalisti in un clima di "totale chiusura. Tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni sono stati bocciati, anche quando si limitavano a chiedere garanzie minime, come il richiamo esplicito ai principi costituzionali di tutela della biodiversità. Nessuna apertura nemmeno su proposte di buon senso, come la regolamentazione dell’ingresso dei cacciatori stranieri, che il disegno di legge di fatto liberalizza senza adeguati controlli, oppure il riconoscimento del diritto dei proprietari di escludere l’attività venatoria dai propri terreni".