Linda Campostrini: amo la montagna, ma in Italia non ho amici per andarci

Viaggiatrice, content creator, nomade digitale e molto altro, la romagnola di Lugo si racconta dopo il trekking in Nuova Zelanda e un libro che riassume tutto quello che ha imparato nei suoi 13 anni di viaggi in giro per il mondo. "Il Sentiero Italia CAI? Ci penso seriamente"

Linda Campostrini è una viaggiatrice istintiva che sa trasformare le sue “moltitudini” in latitudini. Viaggiatrice, content creator, nomade digitale, guida escursionistica, mental coach, nata 33 anni fa a Lugo di Romagna, a 9 sapeva già cosa le piaceva: viaggiare, scrivere, la psicologia. E così, dopo il liceo pedagogico a Rimini, è partita per l’Australia alla “speraindio”, cioè senza conoscere troppo bene l’inglese e con un biglietto di sola andata. Ma visto che le viene facile buttarsi alla cieca per le vie del mondo, non si è più fermata, incapace di stare ferma troppo a lungo senza cambiare aria. 

In 13 anni, ha fatto quattro volte il giro del mondo in autostop, visitato oltre 70 Paesi, preso una laurea in Psicologia fra Canada e Francia. L’ultima esperienza l’ha voluta fare a piedi, attraverso il trekking del Te Araroa in Nuova Zelanda, 3000 chilometri da nord a sud. Seguitissima sui social, a maggio è uscito il suo primo libro, Sorridi, e vai. Tredici anni di viaggi tra sogni, paure, cielo e terra (pp. 432, 19,50 euro, Rizzoli 2026), dedicato al viaggio e al cammino come esperienza di trasformazione personale: “La mia impresa più difficile”, ci confessa.

Un viaggio di crescita

Linda Campostrini, partiamo dal libro, che in realtà parla del viaggio come mezzo di crescita personale. 

Il libro è un memoir: è la storia della mia vita con dialoghi e aneddoti, da leggere come un romanzo, una guida che mescola consigli di viaggio in cui però, senza rendersene conto, ogni capitolo è finalizzato a uno step di crescita personale per accompagnare il lettore ad acquisire tante competenze, sia pratiche che emotive. Si va dalla scelta dello zaino (come prepararlo, quale scegliere, cosa metterci dentro), a come imparare ad affrontare un fallimento, le proprie convinzioni limitanti, o le fasi di cambiamento nella vita, a come superare un lutto. Ci sono dentro tante tecniche di PNL (Programmazione Neuro Linguistica, NdR), una psicologia corta e immediata che nasce per “rimodellare il cervello”, aiutando a risolvere i problemi nell’immediato, senza indagare le cause: offre la soluzione, come una medicina, senza curare.

Ogni capitolo è finalizzato a uno step di crescita personale per accompagnare il lettore ad acquisire tante competenze, sia pratiche che emotive.

Quanto ha contato la tua capacità di viaggiare nel saper affrontare il genere di situazioni di cui parli?

Il viaggio è stato parte fondamentale di tutti gli insegnamenti che ho trasmesso nel libro e che metto in pratica tutti i giorni, frutto di una consapevolezza che mi permette di affrontare la quotidianità in maniera più serena. Ho sempre studiato psicologia, da quando ero a scuola al liceo a quando mi sono ritrovata sul campo, perché ho vissuto in Centro e Sud America con gli sciamani. In un capitolo del libro spiego come, dopo tanti anni in cui ero inserita in un sistema scolastico occidentale, ho iniziato a intravedere quelli che considero i limiti dell’insegnamento della psicologia occidentale. Per questo ho sentito l’esigenza di andare a esplorare, conoscere altre filosofie e tecniche di psicologia. Nel mio caso io sono andata a studiare psico-sciamanesimo con gli sciamani: il mio libro è il risultato di tutto questo, del mio percorso di vita nel mondo, cioè dei miei 13 anni di viaggi e di studi.

C’è una situazione che ti ha messo veramente a dura prova facendoti però imparare molto, e che troviamo nel libro?

Non ci crederete, ma… scrivere il libro è stata l’impresa più difficile della mia vita, quella che più mi ha messo in croce! Come scrivo nella postilla, perché ci tengo tanto a mandare il messaggio a tutte le persone che comunque mi prendono come punto di riferimento, siamo tutti esseri umani con le stesse fragilità. Non è perché io ho fatto quattro volte il giro del mondo che sono più forte di qualcun altro. Ci tengo a sottolineare questo aspetto. La stesura del libro ha rappresentato una delle fasi più difficili della mia vita, ho dovuto farmi forza con tutti gli insegnamenti che poi sono confluiti lì dentro, me li ripetevo ogni giorno, senza di quelli non avrei mai avuto la forza mentale di continuare fino alla fine. Ci ho messo tre anni, nonostante fosse un mio sogno fin da bambina, fin da quando avevo promesso alla mia maestra che un giorno avrei pubblicato un libro. 

Scrivere il libro è stata l’impresa più difficile della mia vita, quella che più mi ha messo in croce! 

Perché non riuscivi a scriverlo? 

Questa cosa era sedimentata dentro di me da sempre, infatti ho iniziato quasi subito a provarci, a 20-24 anni, durante i miei primi viaggi, però il sacrificio di fermarsi era troppo grande in quel momento, quindi non riuscivo poi a portarlo a termine. Tre anni fa, quando è arrivata la proposta di Rizzoli, mi trovavo in un’altra fase della mia vita, magari ero più matura, ero pronta, mi sono messa giù e ho detto “ok, adesso lo faccio”. Ho dovuto sacrificare la parte più attiva della mia indole. Mi sono dovuta riorganizzare. 

Luigi Nacci afferma che per viaggiare bisogna “entrare nella partenza”, però poi bisogna sapersi anche fermare, accettare la normalità di quando si sta a casa, rinunciare a uno stato di eccezione permanente. Una situazione che molti alpinisti giramondo conoscono molto bene.

Per come funziona il cervello, si tratta semplicemente di produrre adrenalina, e quelle sostanze che poi ti fanno stare bene proiettandoti in uno stato di eccitazione. Se proprio devo stare ferma, al viaggio sostituisco la camminata, il trekking, l’attività all’aria aperta, per sentirmi viva. A parte la dimensione del viaggio, io ho bisogno di ricreare delle attività che stimolano mentalmente il mio cervello, dandomi motivazione, benessere, euforia. Io non vivo praticamente mai una normalità, la mia unica parentesi ferma a casa è successa per scrivere il libro. Non ho una routine fissa, ma cerco sempre di uscire dalla zona di comfort, per scoprire nuovi lati di me. 

Una romagnola “montagnina”

Sei una romagnola, che rapporto hai con la montagna? 

Io amo la montagna! Mentre mi trovavo in Nuova Zelanda ho continuato a dire a tutte le persone che incontravo che sono nata nel posto sbagliato, perché io sono nata al mare, ma io non appartengo al mare, io sono una capretta e amo le montagne. Io dovevo nascere nelle Dolomiti, in Trentino. In montagna mi sento a casa, sono in simbiosi, mi sento libera, tutti i pensieri esterni svaniscono, entro in connessione con il momento presente, con la natura. Le montagne mi parlano, mi tranquillizzano, stimolano la produzione di quelle sostanze che mi generano benessere, come dicevo. Come quando sei innamorato. Gli ultimi mesi sul Te Araroa sono stati i più belli di sempre, c’era una natura pazzesca, solo l’Islanda in piccola parte la ricorda, altrimenti è proprio unica.

In montagna mi sento a casa, sono in simbiosi, mi sento libera, tutti i pensieri esterni svaniscono, entro in connessione con il momento presente, con la natura. 

Hai girato per qualche montagna italiana?

Molto poco rispetto a quanto vorrei. Sono andata un po’ di volte alle Tre Cime di Lavaredo, ho fatto qualche trekking, ho sempre amato la natura, ma la verità è che, avendo passato 13 anni via dall’Italia ed essendo cresciuta a Riccione, io qua non ho amici che conoscono le zone della montagna, quindi sono un po’ scoraggiata e non ho avuto ancora l’intraprendenza di lanciarmi. Però dopo l’esperienza sul Te Araroa, che è stato il mio primo trekking, mi sono ripromessa di fare lo zaino e andare a esplorare. 

Prima di Te Araroa non avevi mai viaggiato a piedi?

A parte l’autostop e le camminate in giornata, il mio trekking più lungo era durato giusto tre giorni e due notti ad Anaga, a Tenerife. Quindi non ho nemmeno dei termini di paragone per il Te Araroa, che in ogni caso è come una bolla, un’esperienza quasi alienante, incontri altri che stanno facendo solo quello e quella diventa la tua realtà dall’inizio alla fine, perdendo un po’ la dimensione del viaggio. Anche perché lì sei obbligato a sbrigarti prima che arrivi l’inverno, altrimenti non riesci a finire, anche volendo non ti puoi fermare a esplorare una zona dei dintorni. Poi dipende tutto dal mindset: al posto di stare nei camping a volte andavo a bussare nelle case della gente per conoscere i locali, cercando di ritagliarmi dei momenti anche al di fuori dell’itinerario. Ma lo facevano in pochi.

A parte l’autostop e le camminate in giornata, il mio trekking più lungo era durato giusto tre giorni e due notti ad Anaga, a Tenerife. 

Se ti piace camminare in montagna e macinare chilometri sei pronta per il Sentiero Italia CAI, 8.000 chilometri da nord a sud in tutta Italia, la BBC l’ha definito il trekking più lungo del mondo. Lo conosci? 

Non lo conosco, ma per una sfida pazzesca sono sempre in prima linea, ci penso seriamente. Chi è fuori dalle righe, come me, è sempre alla ricerca di nuove idee. Io non programmo mai. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti. Ci sono sfere della vita in cui faccio più fatica degli altri, ma quando serve tanta intraprendenza, mi viene tutto facile, parto dal presupposto che in un modo o nell’altro ce la faccio.

Il fatto di viaggiare da sola e di essere donna, secondo te fa la differenza più per te o per gli altri? 

La differenza c’è, ma io mi focalizzo sui privilegi, perché, contrariamente a quello che si pensa, ci sono tanti vantaggi nel viaggiare essendo donna. Faccio un esempio pratico. Se vai a bussare a una casa è molto più probabile che ti aiutino se sei una donna piuttosto che un uomo. Anche a fare l’autostop io ho sempre trovato tanta umanità e tante persone pronte ad aiutare me, ma magari non un ragazzo, proprio perché, essendo un ragazzo, lo vedono come più forte e ritengono che abbia meno bisogno, mentre chi è che nega aiuto a una donna? So che tante ragazze sono spaventate perché pensano che siamo più fragili, anche gli altri ci vedono così, ma non è vero. 

La differenza c’è, ma io mi focalizzo sui privilegi, perché, contrariamente a quello che si pensa, ci sono tanti vantaggi nel viaggiare essendo donna. 

Che consiglio daresti a una che vuole fare un’esperienza come te? 

Il libro risponde proprio a questa domanda. Senza spoilerare nulla, direi di non focalizzarsi sul fatto di essere donne o uomini, perché hanno entrambi pregi e difetti: magari gli uomini sono più forti fisicamente, ma le donne sono più astute, quindi non c’è nessuno più avvantaggiato. La vera differenza sta nell’attitudine, nel come ci si comporta, nelle proprie credenze e nella propria personalità. 

La vera differenza sta nell’attitudine, nel come ci si comporta, nelle proprie credenze e nella propria personalità.