Antonio Montani
Antonio Montani relaziona l'assemblea
Il presidente generale durante la relazione
L'assemblea dei delegati
Giovane, internazionale nelle relazioni, vicino alle sezioni nel locale e orgoglioso di portare alla montagna le fasce più deboli: è questo il Club Alpino Italiano disegnato dal presidente generale Antonio Montani nella relazione annuale, illustrata all'assemblea dei delegati di Modena.
Dopo avere celebrato i 100 anni di vita delle sezioni di Pisa, Pinerolo, La Spezia, Rho e Montebelluna, proprio da una istantanea del sodalizio parte la disanima del vertice dell'associazione. Numeri che servono a delineare la dimensione umana dell'associazione e le sue prospettive. “Anche quest'anno avremo circa 10mila soci in più, sfiorando le 380mila unità. Cresciamo ed è un bene, ma i dati messi a disposizione dal soccorso alpino parlano di 10 milioni di cittadini che vanno in montagna. E noi dobbiamo raggiungerli: non tanto per diventare più grandi, ma per trasmettere quei valori in cui crediamo, quella educazione alla frequentazione della montagna con cui riteniamo che sia giusto vengano a contatto”.
La montagna sul territorio e i giovani
Dopo avere ringraziato il vicepresidente uscente Giacomo Benedetti "ho avuto da lui una mano enorme a portare avanti i progetti” e un commosso ricordo di Francesca Bellucci, presidente del gruppo regionale Campania recentemente scomparsa, Montani ha parlato alle realtà locali, impegnandosi per una decisa accelerazione nel vagliare gli statuti sezionali, un tema aperto “che merita la massima e immediata attenzione”. Quindi ha rivolto lo sguardo al tema del rinnovo generazionale. “Uno degli elementi di cui vado maggiormente orgoglioso è quello relativo ai gruppi giovani delle nostre sezioni: erano 26 e ora sono 156, dopo quattro anni. I giovani sono giovani, fanno i giovani e hanno entusiasmo, voglia di fare e anche quello spirito di contestazione che li caratterizza e ci piace. Noi abbiamo bisogno di questo spirito critico e ci piace avere una commissione juniores che fa le sue proposte e ha le proprie prese di posizione. La componente giovane del CAI si sta facendo vedere e lo vediamo anche nei numeri della scuola di alpinismo e scialpinismo. Si è invertita una rotta: una commissione che stava sempre più invecchiando, si sta ringiovanendo nel 20% e anche la sua componente femminile sta aumentando”.
“Si è invertita una rotta, oggi nel CAI ci sono più giovani: siamo passati da 26 a 156 gruppi, la scuola di alpinismo e scialpinismo ha un 20% di giovani in più”
Educazione alla montagna
Sul bilancio, già illustrato dal direttore Matteo Canali, l'attenzione va in particolare a CAI Edizioni. “Nel 2025 abbiamo avuto un picco di vendite mai raggiunto, nonostante non ci sia più l'obbligo di acquisto da parte delle sezioni. E con i manuali, con i nuovi volumi, siamo tornati a essere un punto di riferimento per approcciare la montagna dal punto di vista tecnico. Questo successo identifica il CAI come soggetto titolato per fare formazione nei confronti di chi va in montagna ed è un aspetto che ci rende felici”.
Una rete internazionale
Il Club Alpino Italiano è un soggetto radicato sul territorio locale, ma fortemente interessato a costruire relazioni e a contaminare la propria esperienza con quella delle omologhe associazioni internazionali, presenti a Modena come graditissimi ospiti. “Abbiamo una intesa molto profonda con il Deutsche Alpenverein, che ha raggiunto un milione e mezzo di soci. In questo senso non possiamo che vederlo come il nostro fratello maggiore. Ci assomigliamo, abbiamo una matrice molto simile per certi versi e condividiamo la linea che vogliamo percorrere. E un grazie va anche a Ivy [Adamakopoulou, vice presidente EUMA ndr], con cui stiamo cercando di portare il mondo della montagna a Bruxelles, di farla riconoscere come soggetto sempre più importante a livello europeo. Quando ci siamo riuniti a Macugnaga c'erano i rappresentanti di 36 nazioni: abbiamo presentato la carta dei sentieri e da qualche anno era fermo un lavoro analogo sui rifugi. Ci è stato chiesto di prendere in mano questo dossier e l'architetto Silvia Bontà ha assunto il compito con grande dedizione, come leader dell'expert group. La prima bozza del position paper è già stata presentata e ora lo stiamo ultimando”.
Alpinismo lontano e vicino a casa
Il CAI viene sempre più coinvolto in progetti di cooperazione internazionale: Kosovo, Tanzania, Eritrea, Nord Macedonia, Tagikistan e continua a sostenere il cuore della propria attività, con attività alpinistiche di primo livello.
Montani cita la spedizione al K7, appena partita, di Matteo Della Bordella, Mirco Grasso, Giacomo Mauri e “Luca Ducoli, che viene dall'esperienza del CAI Eagle Team, è figlio di un istruttore nazionale ed è lui stesso istruttore. Abbiamo poi Stefano Ragazzo e Silvia Loreggian, che a novembre andranno al Cerro Garcia, in Patagonia e diverse altre spedizioni. Recentemente, al Trento Film Festival, abbiamo tenuto una serata che abbiamo chiamato le 'vie dei sogni' con i più forti alpinisti italiani e sono orgoglioso nel dire che tutti questi ragazzi sono di casa in via Petrella”.
L'attenzione al mondo alpinistico, in tutte le sue declinazioni, emerge anche nello stanziamento di 400mila euro per sostituire i bivacchi che ancora presentano amianto “non possiamo fare finta di niente, le sezioni ci contattino” e per la difesa dei rifugi che alcune amministrazioni vogliono fare ricadere sotto gli usi civici “i sindaci non risolveranno così i loro problemi. Le nostre strutture non possono essere vincolate o espropriate, le difenderemo”.
“I grandi alpinisti italiani sono di casa in via Petrella, ma la nostra attenzione va tanto alle spedizioni internazionali, quanto ai nostri bivacchi. E i nostri rifugi non possono essere vincolati agli usi civici”.
La montagna per tutti
L'inclusività è tra i temi più importanti toccati dalla relazione. “Abbiamo un lavoro in corso con il ministero della disabilità: un progetto di accompagnamento solidale in montagna per le persone che presentano disabilità e il dicastero ha voluto identificare il CAI come capofila. Avremo il compito di distribuire gli 800mila euro destinati alle varie iniziative. Noi ne mettiamo 100mila e siamo in perdita, ma lo facciamo volentieri perché ci riconosciamo totalmente nell'aprire la montagna a tutti e siamo felici di essere coinvolti come il soggetto che guida questa operazione”.
Non sarà l'unico intervento in collaborazione con il governo: a ottobre, insieme al ministero dell'ambiente, partirà una iniziativa sulla raccolta dei rifiuti in montagna e il CAI sarà protagonista anche di una iniziativa di Sport e salute, la società dello Stato che si occupa di indirizzare i fondi destinati alle attività sportive con finalità di benessere. “Vogliamo fare qualcosa con i seniores, perché crediamo che sia importante aiutare lo sviluppo dello sport nella terza età. Il nostro sogno è arrivare alla pubblicità progresso, per dire che in montagna si può andare sempre”.
Futuro e riforme
Nel finale, dalla presidenza arrivano due orientamenti importanti. Il primo è legato alle riforme “che sono state meno sostanziose rispetto a quanto ci eravamo prefissati. Avevamo proposto modifiche e revisioni allo statuto che ci hanno impegnato per un anno. Prendiamo atto che l'associazione ha ridotto di molto la portata delle riforme: ma se oggi le cose vanno bene per noi, sappiamo pure che in futuro non è detto che potremo continuare a operare come facciamo oggi”.
"L'associazione ha ridotto di molto la portata delle riforme: ma se oggi le cose vanno bene, sappiamo che in futuro non è detto che potremo continuare a operare come facciamo oggi”.
Il secondo vale una chiusura che vuole confermare il ruolo del CAI in un mondo in trasformazione: “Io vedo una società sempre più legata al mondo dei social, un mondo che molti di noi forse faticano a comprendere, nel capire dove finisce il reale e inizia il virtuale. Credo che una associazione come la nostra debba continuare ad avere il proprio compito, reale e concreto: se c'è una immagine vicino al nostro stemma, significa e voglio che significhi sempre che lì c'è un impegno reale, che il nostro nome viene associato al vero e al nostro essere autorevoli”.