'Mountain', il CAI sui sentieri con i ragazzi che vogliono cambiare vita

Dario Nisoli ci racconta il progetto che accompagna in montagna i giovani autori di reato. "Cerchiamo di ridurre le distanze, in uno spazio libero da giudizi e dove si sta tutti insieme, senza che si sentano diversi”.

 

Mountain è un progetto Erasmus+ che ha l'obiettivo di dare una seconda possibilità ai giovani già autori di reato o devianti, quindi tendenzialmente a rischio, vuoi per l'ambiente in cui vivono, vuoi per mancanza di figure di riferimento efficaci. L'iniziativa è coordinata dal consorzio Comunità Brianza, cofinanziata dall'Unione Europea e vede il Club Alpino Italiano come partner. Il progetto è già entrato nella sua prima fase di attivazione, con i primi minori che sono stati accolti, formati e accompagnati in montagna, per dei soggiorni mirati a fornire prospettive di rielaborazione dell'esperienza criminale, di riparazione e di crescita personale. 

La montagna come aiuto

La sezione di Bergamo del CAI è stata un prezioso alleato nel fornire ai soggetti coinvolti un supporto non solo di competenze, ma di concreto impegno sul campo. Il presidente della sezione, Dario Nisoli, si è speso in prima persona già due anni fa. “È stata una cosa molto molto casuale. Carlotta Figini, di Comunità Brianza, prima dell'estate 2024 aveva scritto una mail al CAI di Bergamo. Avevano già organizzato due soggiorni da cinque giorni per un gruppo di ragazzi al rifugio Monte Alben. I ragazzi erano seguiti dagli educatori, ma ci chiedevano una figura che potesse supportarli nei giorni centrali, per le attività più tecniche legate all’escursionismo e alla conoscenza del territorio. Il mio primo impegno nel CAI è accompagnatore di alpinismo giovanile, ho quindi pensato che questa potesse essere una bella occasione per una nuova esperienza. Conoscendo il luogo e le persone che ci vivono, ho contribuito nella stesura del programma attività”.

 

Il martedì, i ragazzi hanno percorso un sentiero ad anello con i volontari della sottosezione locale, CAI Valserina. Il mercoledì hanno invece trascorso parte della giornata con la commissione sentieri, a segnare i percorsi con la vernice; giovedì hanno percorso tutta la cresta del Monte Alben. Venerdì, dopo essere tornati in paese, sono stati coinvolti in un giro di Cornalba con Bruno Bianchi, dell'associazione partigiani, visitando i luoghi simbolo dell'eccidio. Oltre a queste attività itineranti, hanno affiancato il personale nella gestione del rifugio e della malga sottostante, fornendo aiuto nello svolgere le principali mansioni. “Da lì, visto anche l’interesse di alcuni ragazzi, è nata l'idea di riproporre attività in montagna con il CAI, coinvolgendo in particolare l’alpinismo giovanile e il gruppo juniores”.

La messa alla prova

La maggior parte dei giovani che prendono parte al progetto sono in “messa alla prova”, quindi hanno la possibilità di vedere la pena estinta nel caso venga valutata positivamente l'esperienza. Ovviamente, l’attività in montagna è solo uno degli elementi che contribuiscono a determinare il loro percorso ai fini della valutazione, ma nella prima fase l'aspetto più importante è riuscire ad accendere in loro un interesse. Obiettivo che sembra essere stato raggiunto. “Con alcuni dei ragazzi della seconda settimana ho riscontrato un interesse concreto a proseguire l'attività. Ormai avevamo stabilito un contatto e ho portato quattro di loro al Passo del Tonale, a sciare. In quell'occasione mi sono mosso direttamente con i ragazzi e i loro assistenti sociali. Non potete avere idea di quanto stupore io abbia visto nei loro occhi. Solo l'idea che potevano fare qualcosa di totalmente nuovo li ha conquistati, una volta arrivati nei paesi montani innevati sono rimasti con gli occhi incollati al finestrino. Alcuni di loro non erano nemmeno mai stati una volta nella vita sulla neve, dobbiamo pensare a ragazzi che spesso nella vita non hanno mai avuto nessuno che si interessasse davvero a loro, oppure che non hanno mai avuto possibilità economiche di fare esperienze di questo tipo. Offrire una possibilità, invece che semplici punizioni, può smuovere moltissimo nelle loro coscienze. Personalmente li ho trovati molto più rispettosi di alcuni ragazzi con cui ho avuto a che fare, non mi hanno mai dato un problema”.

 

"Non potete avere idea di quanto stupore io abbia visto nei loro occhi. Dobbiamo pensare a ragazzi che spesso nella vita non hanno mai avuto nessuno che si interessasse davvero a loro". Dario Nisoli

Un percorso che continua

Che la montagna sia un luogo dove è possibile riprendere in mano il filo della propria esistenza in modo costruttivo è convinzione non solo del CAI, a giudicare dal numero di domande che Nisoli riceve per iniziative similari e dal legame che si crea. “Anche fuori dal progetto ho sempre più richiesta per portare in montagna i ragazzi e qualcuno comunque prosegue anche terminato il percorso, in alcuni casi anche collaborando nella gestione dell’uscita. È qualcosa che dà grandissima soddisfazione”.

Tra le iniziative di prossimo avvio, su richiesta dell’ufficio di servizio sociale per i minorenni di Milano, il CAI Bergamo propone una tre giorni sulla via Decia, in valle di Scalve, per alcuni ragazzi segnalati dai servizi sociali. “Il bello di inserire questi ragazzi in alcuni progetti è che non si sentono qualcosa a parte. Cerchiamo di ridurre le distanze, di far sì che davvero la montagna sia uno spazio libero da giudizi e dove si sta tutti insieme, senza che si sentano diversi”.

 

"Cerchiamo di ridurre le distanze: la montagna diventa uno spazio libero da giudizi e dove si sta tutti insieme, senza che si sentano diversi”.