Mountain è un progetto Erasmus+, Cooperation Partnerships in Youth, coordinato dal consorzio Comunità Brianza, che vede il Club Alpino Italiano come partner ed è cofinanziato dall'Unione Europea. L'obiettivo dell'iniziativa è dare una seconda possibilità per i giovani già autori di reato o devianti, quindi tendenzialmente a rischio. Il progetto è già entrato nella sua prima fase di attivazione, con i primi minori che sono stati accolti, formati e accompagnati in montagna, per dei soggiorni mirati a fornire prospettive di rielaborazione dell'esperienza criminale, di riparazione e di crescita personale .
Il contesto sociale
Carlotta Figini, referente per il consorzio Comunità Brianza, ci guida a comprendere meglio le linee guida del progetto e le sue finalità. “L'iniziativa nasce da una sperimentazione sul campo con Dario Nisoli, presidente dei CAI di Bergamo, con l'obiettivo di fornire ai minori autori di reato o devianti la libertà di scegliere un futuro migliore. Il target sono tutti quei ragazzi che non hanno vicino esempi positivi: in famiglia, dal mondo adulto o dal gruppo dei pari. Dove con esempi positivi non intendiamo solamente alternative alla delinquenza. Spesso parliamo di giovani che non si sentono autori della propria vita, che vanno alla ricerca dell'occasione del momento, che non sono abituati a prendere in mano la propria esistenza come qualcosa che ha valore e può essere costruito”.
"Spesso parliamo di giovani che non sono abituati a prendere in mano la propria esistenza come qualcosa che ha valore e può essere costruito”. Carlotta Figini
La fatica come base per il cambiamento
La montagna può diventare quindi un terreno fertile per provare a fare germogliare il seme del cambiamento con una fatica che non è fine a sé stessa, ma mira a riparare il danno arrecato, a trasformarlo in buone azioni. Utili non solo alla società, ma all'individuo stesso.
I ragazzi vengono portati non solo a camminare, ma a fare manutenzione sui sentieri o a dare una mano in rifugio. La sera hanno la possibilità di conoscersi davanti a un fuoco o guardando le stelle. Lentamente, riescono a capire che non sono il crimine che hanno commesso, a riscrivere la propria identità. “Diamo degli elementi di rielaborazione. I giovani che seguiamo sono autori di reato in messa alla prova e vengono mandati dai servizi sociali minorili, dall'Ufficio di Servizio Sociale per Minorenni del ministero di grazia e giustizia. Selezioniamo minorenni e maggiorenni, tra i 15 e i 21 anni per dei soggiorni residenziali. Fanno cinque giorni in montagna con gli accompagnatori di alpinismo giovanile del CAI, educatori o youth workers, come vengono definiti. All'inizio tendenzialmente si confrontano molto sul reato commesso, ma in un contesto come quello del progetto c'è una sospensione del giudizio che li aiuta a ripescare quell'identità che c'era prima”.
"Inizialmente si confrontano sul reato commesso, ma in questo contesto c'è una sospensione del giudizio che li aiuta a ricostruire una identità "
Le prime uscite si sono tenute al rifugio Bergamo di Cornalba, grazie all'impegno della cooperativa sociale La Cordillera. Il percorso non “rinchiude” i ragazzi all'interno di un recinto pre-definito e può proseguire anche oltre la giustizia riparativa. I ragazzi impegnati, in alcuni casi, possono persino arrivare a diventare persone con un ruolo all'interno del progetto stesso. “Il nostro obiettivo non è fornire un percorso rigido e predefinito, ma dare agli adolescenti strumenti e possibilità che riescono a fare propri. A volte, quando è stato fatto un buon lavoro, li perdiamo, ma per il semplice fatto che continuano a frequentare la montagna senza più bisogno del nostro supporto. Vuol dire che sono riusciti a prendere dal nostro contributo quel che serviva loro”.
Un percorso da costruire
Spesso i ragazzi arrivano senza avere idea di cosa sia la montagna. “Li abbiamo visti presentarsi con il trolley invece dello zaino, le scarpe con la suola liscia. Vanno accompagnati nella crescita anche sotto questo profilo, spesso partiamo proprio da zero. Ma la diffidenza iniziale spesso è solo timore di non essere all'altezza, con il giusto aiuto possono superarla”.
Insieme ai ragazzi, crescono anche le professionalità all'interno del progetto e le dimensioni stesse dell'iniziativa. A settembre gli operatori andranno a sviluppare un percorso formativo al rifugio Curò, in Valbondione, Bergamo, in modo da mettere in relazione le diverse competenze, tecniche e sociali, e aggiungere al proprio bagaglio l'apprendimento di elementi di sociologia della devianza.
E poi, a partire dall'anno prossimo, il progetto si aprirà all'estero: in futuro i ragazzi potranno viaggiare anche fuori confine, da qui la partecipazione al programma Erasmus+ in collaborazione tra Italia, Spagna e Belgio. In questo caso, i percorsi di rielaborazione e superamento della devianza continueranno ad abbracciare la montagna, ma in un contesto internazionale.