Muzzerone, completate le richiodature delle vie a rischio

I lavori di sostituzione dei fix in acciaio 304 con inox 316L restituiscono falesie sicure. Giacomo Boni. "Abbiamo operato nel rispetto delle chiodature orginarie. in Italia situazioni critiche ancora in molte località sul mare"

 

L'incidente mortale di questa primavera a Kalymnos ha riacceso l'attenzione generale sul tema delle richiodature in falesie vicine ad ambienti marini. Il tutto mentre, nell'ombra, chi ha a cuore l'arrampicata continua a operare come ha sempre fatto, per lo meno alle nostre latitudini. E quando si dice all'ombra, lo si fa anche con una connotazione più letterale che metaforica, visto l'arrivo dell'estate e temperature – in alcuni luoghi- poco compatibili con il duro lavoro del chiodatore (e in alcuni casi persino con l'attività ricreativa della scalata).

Tutto nuovo

Al Muzzerone, a La Spezia, sono stati recentemente conclusi i lavori di richiodatura completa di una cinquantina di vie di arrampicata, utilizzando materiale inox 316L del 10 e del 12 e soste con anello o doppio anello, in sostituzione dei vecchi fix in acciaio 304 A2, riconosciuto come soluzione a rischio in ambienti marini. L'evidenza è stata ancora una volta sottolineata dall’incidente avvenuto a gennaio dello scorso anno, quando si è spezzato il secondo fix della via Auf Wiedersehen Schwarzenegger nel settore Polveriera, con conseguente caduta di un climber e frattura della caviglia.

Un lavoro collettivo

Due sono state le iniziative che hanno proseguito in parallelo i lavori e hanno portato al completamento del “restyling conservativo”: la prima finanziata dal rifugio Muzzerone e dal Montura Store di Sarzana, grazie all’intervento di Davide Della Valle, la seconda sostenuta da una raccolta fondi svolta nella palestra di arrampicata del palazzetto di La Spezia. 

 

Giacomo Boni, di San Terenzo, dal Muzzerone dista una mezz'oretta e ricade sotto l'etichetta di “super local”. Classe 1993, ha iniziato ad arrampicare da nemmeno dieci anni “ho fatto i corsi CAI e sono istruttore nazionale di arrampicata, insegno proprio qua al Muzzerone”. Che, per i pochi che non la conoscono, è una parete sul mare dove si arrampica tanto sui monotiri, quanto sulle multipitch e dove la frequentazione è molto alta. La via Barabino è del 1973, per arrivare alla tracciatura dei primi tiri singoli bisogna attendere un'altra decina di anni. Mamy on sight (7b) alla Parete Centrale, per dirne una, è stata aperta e liberata da Davide Battistella nel 1986. Quindi Vigiani ha scoperto La Polveriera, passando dalla placca grigia agli strapiombi rossi, su itinerari mitici come No smoking o Brain Power

 

Insomma, si può tranquillamente dire che, in generale, chiunque vada a mettere le mani al Muzzerone sa che si muove in un ambiente ricco di storia. Vale per gli scalatori e a maggior ragione per i chiodatori, ma Boni può rassicurare tutti. “Ho richiodato io, ha richiodato Cristian Marcotto e Climbing Tuscany. Cristian. Su quelle più facili, magari ha accorciato un poco, io invece ho rispettato la chiodatura originale e in Polveriera magari ho aggiunto un paio di fix in partenza, dove c'è il rischio di farsi male, ma i run out in catena ci sono sempre”.

 

"In Polveriera magari ho aggiunto un paio di fix in partenza, dove c'è il rischio di farsi male, ma i run out in catena ci sono sempre”. Giacomo Boni

Meglio fare che aspettare

Le vie riattrezzate sono una cinquantina. “Sicuramente ho trovato un paio di vie brutte con tasselli che giravano, ma non si è rotto niente svitandoli, purtroppo finché non verifichi non si sa. Comunque era roba brutta da vedere e male non abbiamo fatto. C'erano da sostituire i 304 e qualche zincato, ma quelli tendenzialmente li abbiamo lasciati. Abbiamo dato priorità ai 304, ma abbiamo ancora un po' di materiale. Si farà ancora qualcosa, ma non ora che è estate. Già è un lavoraccio, ma poi con il caldo...”. L'età dei materiali arrivava anche oltre il quarto di secolo. “Il fix che si era rotto avrà avuto una quindicina di anni”.

La situazione generale

Boni è stato a Kalymnos, ma ritiene che non serve andare in Grecia per trovare situazioni critiche. “Bisogna stare attenti sui materiali e anche in giro per l'Italia c'è da fare. In Costiera Amalfitana ho visto dei 304, anche a Sperlonga. Qua il lavoro però è riuscito anche perché c'è stata la collaborazione di tutti, ci si conosce un po' tutti e la colletta è stata molto partecipata”.

“Qua il lavoro però è riuscito anche perché c'è stata la collaborazione di tutti”.

Ben vengano insomma altre iniziative come quelle del Muzzerone, un bell'esempio di un lavoro che a discussioni, alzate di mani e accuse ha anteposto un risultato di cui possono godere tutti gli scalatori.