Non sono il principe azzurro ma piaccio. L'importanza del rospo

Gli Anfibi sono animali fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi collinari e montani. La pressione antropica è un problema anche per la sopravvivenza del rospo, che tra favola e realtà si ritaglia il suo spazio nell'immaginario collettivo

I fratelli Grimm, nella loro oramai celebre favola, narravano che il rospo, se baciato dalla principessa (o ahimè lanciato contro il muro nella versione originale, lo sapevate?), si sarebbe trasformato nel principe azzurro, spezzando un incantesimo. Baciare i rospi non ci conviene, ma salvarli sì!

Chi, dove, quando e perché

Rane, rospi e tritoni: un pacifico esercito in marcia. Ma dove vanno? E quando? E perché?

Una risposta alla volta. 

Per prima cosa cerchiamo di capire di chi parliamo. I soggetti di questa narrazione sono gli Anfibi, animali che per riprodursi hanno bisogno di immergersi nell’acqua, elemento fondamentale per la deposizione delle uova e per le prime fasi di vita della prole (gli stadi larvali che noi tutti conosciamo come girini).

Il dove vanno, se vogliamo, è abbastanza intuitivo: proprio alla ricerca di acqua. Accorpiamoci il quando e il perché e il racconto può trovare un senso compiuto. Il periodo è quello attuale (in genere da febbraio a maggio) e gli spostamenti avvengono per cercare pozze, stagni, laghi o corsi d’acqua dove raggrupparsi e dare vita a quel grande atto di celebrazione della vita che è la riproduzione.

Fin qui sembrerebbe una cosa normale, che si ripete da milioni di anni più o meno con le stesse modalità. Invece non è così, in particolar modo nelle aree collinari e più antropizzate. Negli anni è cresciuto il numero di quei nastri di asfalto che non di rado tagliano a metà gli areali di questi animali, rendendo difficoltoso il raggiungimento delle pozze d’acqua o dei fossi in cui espletare il rituale del corteggiamento e della deposizione delle uova. Molto spesso le strade, quelle che percorriamo tutti i giorni, possono divenire sinonimo di morte per rospi e specie affini. Finire schiacciati dai pneumatici di un’auto è davvero questione di un attimo per loro. Tutto questo, associato al dilagare della cementificazione, rappresenta uno di motivi per cui le nostre notti primaverili sono sempre meno occupate da quel prodigioso e continuo canto dei maschi di rospo o di rana che cercano di mostrarsi belli e attraenti per le femmine dello stagno.

Gli eroi senza maschera

I primi a pensarlo e a farlo, da quanto ci è noto, sono stati gli Svizzeri, già negli anni Settanta. Da noi è arrivato un po’ dopo e negli ultimi anni è divenuto (fortunatamente) un fenomeno diffuso in molte regioni, sia in aree collinari che di pianura. Stiamo parlando delle associazioni che raccolgono e organizzano il lavoro di migliaia di volontari che hanno deciso di dedicare parte del loro tempo alla cura e alla salvaguardia dei rospi e di altri Anfibi che, alla fine dell’inverno, iniziano a spostarsi alla ricerca dei siti riproduttivi più adatti.

Cosa fanno in concreto? Tante cose. Installano barriere (reti e steccati) che impediscono agli animali di entrare nelle sedi stradali. In questo modo possono recuperarli, sempre muniti di guanti che evitano la trasmissione di malattie da noi a loro e di recare danno alla loro delicata epidermide, raccoglierli e portarli oltre il ciglio di asfalto, verso quei luoghi che istintivamente loro vogliono a tutti i costi raggiungere. Questo prezioso lavoro viene effettuato spesso con il favore delle tenebre, motivo per cui è bene fare attenzione quando si vedono i cartelli che indicano “operatori al lavoro”. In realtà queste persone fanno anche ben altro, occupandosi di educazione ambientale e di divulgazione, opera necessaria e quantomai utile, specie se rivolta alle nuove generazioni.

Un rospo salvato da una volontaria sui Colli Euganei, in Veneto @ Irene Tanzi

Perché salvare gli Anfibi?

La sensibilità umana si rivela molto energica quando si accenna alla salvaguardia di animali esteticamente attraenti, un po’ meno quando si ha a che fare con esseri dall’aspetto anonimo o per alcuni di noi addirittura repellente. Eppure ogni essere vivente ha la propria collocazione e utilità in quel grande e complesso “marchingegno naturale” che fa funzionare gli ecosistemi di cui, anche se spesso ce ne dimentichiamo, siamo parte. 

Gli Anfibi sono sia prede che predatori, ottimi regolatori ad esempio, delle popolazioni di Insetti a noi spesso sgraditi quali le zanzare. Sono inoltre degli ottimi indicatori ambientali, la loro presenza o assenza fornisce, in modo chiaro, informazioni sulla qualità di un ambiente. La loro sparizione è un segnale inequivocabile, ad esempio, del degrado in atto di un bacino lacustre.

Aver cura di loro non è quindi un vezzo, uno di quei gesti che vanno di moda per metterci a posto la coscienza, è per davvero un modo per voler bene anche a noi stessi, che volenti o nolenti siamo dentro ai meccanismi che regolano la vita sul pianeta Terra.

Facciamo nomi e cognomi

Quali sono le specie più in pericolo? La specie che più di altre viene schiacciata sulle strade è il rospo comune (Bufo bufo), animale molto diffuso che occupa una fascia altitudinale che va dagli zero ai duemila metri circa. Compie migrazioni di massa e questo aumenta la probabilità di attraversamenti fatali. Se poi ci aggiungiamo il fatto che gli spostamenti avvengono prevalentemente di notte e che le luci delle auto letteralmente paralizzano tali salterini animali, è facile capire come in questi frangenti la loro vulnerabilità sia particolarmente accentuata.

Altri Anuri nostrani, ossia “Anfibi senza coda”, che rischiano, soprattutto nelle aree collinari e di pianura sono la raganella comune (Hyla arborea), la rana verde (Pelophylax esculentus), il rospo smeraldino (Bufotes viridis) e la rana agile (Rana dalmatina), che già in inverno inizia a migrare verso i siti riproduttivi. Le quote relativamente più alte, quindi quelle teoricamente meno antropizzate e meno rischiose, sono di pertinenza della rana rossa (Rana temporaria), dell’ululone italiano (Bombina pachypus) e dell’ululone ventre giallo (Bombina variegata).

Ci sono poi gli Urodeli (Anfibi dotati di coda), ossia tritoni e salamandre, animali che più raramente si imbattono in percorsi per loro pericolosi e che quindi più raramente necessitano di essere portati in salvo.

La rana rossa è uno degli Anfibi che si spinge più in quota nelle nostre montagne  @ foto Mattia Corsato