© IG @mtgangsta
© IG @mtgangsta
© IG @mtgangsta
© IG @mtgangsta
© IG @mtgangsta
© IG @mtgangsta
© IG @mtgangsta"Ci sono montagne che vuoi scalare e interi paesaggi che ti si ficcano in testa. Durante quest'ultimo viaggio, il ghiacciaio Choktoi ha fatto la seconda cosa". Esordisce così Vitaliy Musiyenko, alpinista statunitense di origine ucraina, nel suo resoconto della spedizione in Pakistan appena conclusa. Insieme a Ethan Berkeland e August Franzen, l'alpinista intendeva realizzare la prima salita integrale in stile alpino dello sperone sud est dell'Ogre I, nel Karakorum pakistano. L'obiettivo originario della spedizione era l'Ogre II, mai salito in stile alpino, ma una volta arrivati sul posto gli alpinisti si erano poi decisi a tentare lo sperone. "Più tempo passavo sotto, in mezzo o sopra a quelle pareti, più realizzavo che questo sogno era molto più grande di una singola via. Latok I, II e III, Ogre I e II. Creste infinite, speroni, canali e pareti. Voglio scalare tutte queste cime, nel tempo, per linee diverse, in stili diversi, conoscere questo luogo come si può fare solo dopo esserci tornati molte volte. Sembra assurdo scrivere questo mentre combatto contro il congelamento, non riesco nemmeno a camminare dritto" continua Musiyenko.
Lo Sperone Sud Est
La linea era già stata affrontata in stile big wall da una squadra giapponese, che aveva lasciato corde fisse sulla parete prima di ritirarsi circa quattro tiri sotto la cima. I tre statunitensi volevano completare l'opera, salendo però in stile alpino. "Per sette giorni tutto ha funzionato alla perfezione. Abbiamo combattuto contro una cascata di ghiaccio, scalato il canale Mousetrap, trovato ottima arrampicata su misto, salito uno strapiombo di M7 e trovato tantissimi posti improbabili dove bivaccare".
“Mentre cercavo di superare una cornice, questa è collassata e sono caduto per una quindicina di metri sulla parete nord”. Vitaliy Musiyenko
Quando i tre stavano per raggiungere la vetta, la visibilità era prossima allo zero. "Mentre cercavo di superare una cornice, questa è collassata e sono caduto per una quindicina di metri sulla parete Nord. Ci siamo scavati un giaciglio nella neve e abbiamo aspettato la mattina a 7230 metri. La mattina è arrivata con raffiche di vento, palpebre congelate e il pensiero più odioso: che se avessimo provato ad arrivare in vetta, probabilmente non saremmo scesi".
So damn close, così vicini
Quando è stata costretta a ritirarsi, la cordata aveva raggiunto il punto più alto mai toccato sullo Sperone Sud-Est. Per arrivare sulla vetta principale sarebbero rimasti soltanto due tiri della via aperta nel 1977 da Chris Bonington e Doug Scott.
“Poi la discesa ha provato a ucciderci”. Tempeste di neve, crepacci da attraversare, 45 calate in doppia, valanghe, visibilità scarsissima e due frontali funzionanti su quattro. "Forse una parte del mio cervello è morta in quel bivacco a 7230 metri. Ma in qualche modo malato e distorto, questa è stata una delle esperienze più belle della mia vita. E visto che gli alpinisti hanno in QI piuttosto basso, stiamo già pensando di tornare".
È la dimostrazione che in alpinismo la vetta è ben lontana dall'essere tutto: sono molto più importanti le giornate passate a scalare, tiro dopo tiro, per conquistarsi qualche metro in più. Ed è molto più importante tornare a casa “tutti interi e più amici di come siamo partiti” come ha ricordato Musiyenko.
La squadra
“Prima di parlare della spedizione, volevo iniziare dalla parte più importante - le persone con cui l'ho condivisa. Ho conosciuto August Franzen in Nepal nel 2022, ed Ethan Berkeland sul Denali nel 2021. È passato molto tempo, per cui ho apprezzato molto che abbiano pensato di invitarmi quando cercavano un terzo membro per questa spedizione dopo la tragica scomparsa di Balin Miller” scrive Musiyenko in un altro post.
Senza mai aver condiviso una spedizione, i tre sono riusciti a formare una squadra estremamente affiatata, prendendo decisioni di comune accordo e fidandosi uno dell'altro quando il gioco ha iniziato a farsi duro. “Non ci sono molte persone con cui puoi trascorrere settimane dall'altra parte del mondo, vivendo situazioni di stress quasi ogni giorno, e poi avere ancora piacere di avere attorno quando vai a caccia di souvenir a Skardu. Le uniche situazioni in cui non abbiamo riso molto sono state il bivacco in una truna di neve a 7230 metri e le ore passate a calarci in mezzo alle valanghe. Quei momenti erano un po' meno divertenti”.