Old Tjikko: il decano degli alberi resiste da 10.000 anni

Sulle montagne della Svezia cresce uno degli organismi viventi più antichi del pianeta: un piccolo abete rosso, che da migliaia di anni continua ad avere la meglio su vento, neve e trascorrere del tempo. È una grande lezione sull'importanza della capacità di adattarsi

La longevità non ha sempre le dimensioni di una montagna. 

Quando si pensa ai record della montagna vengono in mente le cime più elevate, i ghiacciai più estesi o le pareti più verticali da scalare. Raramente si pensa a qualcosa che non sia di roccia o ghiaccio, tantomeno a un albero. Eppure, uno dei primati più sorprendenti custoditi dalle montagne appartiene proprio a un abete rosso.

Una scoperta sulle montagne della Svezia

A mille metri di altitudine, nel cuore del Parco Nazionale del Fulufjället, nella Svezia centro-occidentale, in una conca delimitata da rocce basse, umide e scure, cresce un piccolo albero. Il Fulufjället è un altopiano montuoso modellato dall'ultima glaciazione, caratterizzato da foreste boreali, torbiere e vaste distese battute dal vento. Un ambiente severo e apparentemente immutabile che custodisce alcune delle testimonianze naturali più antiche del Nord Europa.

Il suo nome è Old Tjikko e, secondo le analisi effettuate dagli studiosi, il suo apparato radicale ha circa 9.560 anni. Ciò significa che la storia di questo organismo ha iniziato ad essere scritta quando gran parte della Scandinavia stava ancora uscendo dall'ultima glaciazione, le piramidi d'Egitto non erano ancora state costruite e Roma sarebbe comparsa migliaia di anni dopo.

La sua scoperta risale al 2004 e porta la firma del professore e geografo svedese Leif Torsten Kullman dell'Università di Umeå. Fu lui a individuare questo piccolo abete sulle montagne del Fulufjället e a sottoporlo a ulteriori analisi. Anche il nome, che lui stesso gli assegnò, cela una storia tanto particolare quanto nostalgica. Old Tjikko non deriva da qualche antica parola scandinava o da una leggenda locale, ma semplicemente dal nome del suo cane che accompagnò Kullman durante molte delle sue escursioni e ricerche.

Ciò che rende celebre Old Tjikko non è il suo aspetto. Anzi. Cresce solitario, circondato da vegetazione bassa, arbusti e rocce modellate dal clima severo delle montagne scandinave. Con poco più di cinque metri di altezza potrebbe facilmente passare inosservato agli occhi di un escursionista distratto. Chi lo osserva per la prima volta rimane quasi sorpreso: non ha le dimensioni monumentali delle sequoie americane né l'imponenza dei grandi cedri millenari. È un piccolo abete, segnato dal vento, dalla neve e da migliaia di inverni.

Eppure, la sua straordinarietà non si trova nel tronco né nei rami. La parte più antica di questo organismo è nascosta sottoterra. È lì, nel sottosuolo, che si trova la sua vera vetta: non quella che si alza verso il cielo, ma quella che affonda nella terra.

Il segreto nascosto nelle radici

In realtà Old Tjikko deve la sua longevità a una strategia molto particolare. Quando Leif Kullman lo individuò nel 2004, gli studiosi ipotizzarono subito di trovarsi davanti a un organismo clonale, cioè capace di rigenerarsi continuamente a partire dallo stesso apparato radicale. La successiva datazione al radiocarbonio confermò questa intuizione, rivelando l'età straordinaria delle radici.

Il tronco visibile oggi è relativamente giovane e, come accade per molti abeti di montagna, può vivere alcune centinaia di anni, circa seicento nel caso specifico. Le radici, invece, continuano a sopravvivere. Quando il fusto viene abbattuto dal vento, dalla neve o semplicemente muore per vecchiaia, un nuovo tronco nasce dallo stesso sistema radicale. È un ciclo che si ripete da quasi dieci millenni e che ha permesso all'organismo di attraversare epoche climatiche e profonde trasformazioni ambientali.

Alcuni ricercatori ritengono che durante lunghi periodi della sua esistenza Old Tjikko possa essere rimasto poco più di un arbusto strisciante, adattandosi alle condizioni climatiche più rigide che caratterizzavano le montagne scandinave dopo il ritiro dei ghiacci. Solo in tempi relativamente recenti, con il progressivo riscaldamento del clima, avrebbe assunto l'aspetto di piccolo abete che osserviamo oggi.

In questo senso, l'albero che vediamo non è lo stesso che cresceva migliaia di anni fa, ma è l'ultima manifestazione di un organismo che continua a rinnovarsi senza interrompere la propria esistenza.

È proprio qui che si nasconde il segreto della sua longevità: Old Tjikko non è sopravvissuto rimanendo immutato, ma cambiando continuamente, adattandosi alla montagna e ricominciando ogni volta che le condizioni sembravano decretarne la fine.

Non il più grande, ma uno dei più longevi

Esiste però un altro organismo che spesso viene chiamato in causa quando si parla di longevità vegetale. Si trova dall'altra parte dell'oceano, nello stato americano dello Utah, e porta il nome di Pando.

A prima vista sembra una foresta di pioppi composta da migliaia di alberi distinti, ma in realtà tutti quei tronchi appartengono allo stesso organismo, collegato da un'unica rete di radici che, secondo alcune stime, potrebbe avere decine di migliaia di anni.

Il paragone con Old Tjikko è interessante perché racconta una stessa strategia di sopravvivenza. Come l'abete svedese, anche Pando deve la propria longevità non alla durata di un singolo tronco ma alla continuità di un apparato radicale capace di rigenerarsi continuamente. In entrambi i casi ciò che vediamo in superficie rappresenta soltanto l'ultima manifestazione di un organismo molto più antico.

La natura sembra suggerire che la longevità non dipenda necessariamente dalla grandezza o dalla forza, ma dalla capacità di adattarsi ai cambiamenti.

La lezione di un piccolo abete

In montagna siamo spesso attratti dal record e da ciò che appare grande ed immenso. Cerchiamo le pareti più alte, i ghiacciai più vasti e le cime più spettacolari. L'abete rosso Old Tjikko racconta una storia diversa.

Uno degli organismi più antichi conosciuti al mondo non è alto né particolarmente imponente. Non è una montagna, non è una foresta monumentale e non domina il paesaggio. È un piccolo abete che cresce in silenzio sulle montagne della Svezia.

Da quasi diecimila anni continua a fare la stessa cosa: attraversare estati di luce infinita e inverni di buio e neve, sopravvivere ai cambiamenti e ricominciare ogni volta che sembra arrivata la fine.

Forse è proprio questo che rende così affascinante la sua storia. Non l'età in sé, ma il fatto che ci ricordi come la montagna custodisca forme di vita capaci di misurare il tempo con una scala completamente diversa dalla nostra. Una scala in cui i secoli diventano stagioni e i millenni poco più di un lungo respiro.