Onofrio Di Gennaro: alpinista napoletano nel mondo, vulcanologo per passione

L'ex presidente della sezione CAI di Napoli è scomparso lo scorso 4 aprile. Il commosso ricordo di Maria Giovanna Canzanella: "Coltivava la montagna come fonte di conoscenza"

 

Onofrio Di Gennaro, affermato alpinista, vulcanologo e storico presidente della sezione CAI di Napoli, già consigliere centrale del Club Alpino Italiano, è scomparso lo scorso Sabato Santo, 4 aprile, all'età di 93 anni. Di Gennaro, originario di Santa Maria La Bruna, frazione di Torre del Greco, era nato il 20 maggio 1932 e aveva speso gran parte della sua vita, legata alla montagna, da appassionato socio del sodalizio. A un mese dalla sua dipartita, pubblichiamo il commosso ricordo di Maria Giovanna Canzanella, presidente delegata SO Biblioteca Nazionale - CAI Cultura.

 

Onofrio Di Gennaro: passione per la montagna, senza compromessi

di Maria Giovanna Canzanella
 

"Il nostro Onofrio, nazionale, e internazionale, cammina sulle vette più alte. Lo abbiamo conosciuto in tanti, in decine di sezioni CAl, dove presentava il suo entusiasmante viaggio alpinistico attraverso i vulcani del mondo, e raccontava le sue esperienze con un trasporto senza pari. Un entusiasta della vita, come si definiva, alpinista vorace e completo, rocciatore, ghiacciatore forte, grande appassionato della montagna solitaria, comunicava innanzitutto con l'esempio, con la contemplazione della bellezza, con l'esortazione: l'ho conosciuto ragazzina, mi diceva Giovanne' vai avanti. E stato Presidente della sezione di Napoli dal 1999 al 2003, poi Consigliere centrale dal 2003 al 2009: cariche che ha ricoperto mettendo sempre al primo posto la montagna, al cui solo servizio considerava dovessero essere gli impegni istituzionali. Ma facciamo un passo indietro nella sua storia.

Nasce nel 1932 a S. Maria La Bruna, alle pendici del Vesuvio, tra il mare e il vulcano, e questo sarà presto teatro delle sue scorribande di ragazzino e della passione di una vita. A 14 anni è boy scout; a 15 anni va in bicicletta in Sicilia e raggiunge la cima dell'Etna in perfetta solitudine; scopre durante questa salita lo stile a lui più congeniale: andare in montagna in solitaria. Nello stesso anno 1947, con i coetanei Aurelio Spera, Pasquale Monaco si avventura prima nei Lattari, sulle guglie come la Castellano, e a Capri, poi decisamente nel Gran Sasso, al Corno Grande, trasgredendo le severe regole scoutistiche: dopo questa salita, è allontanato dal reparto esploratori degli scout. La guerra era finita da poco, i ragazzi si equipaggiavano con gli indumenti dei militari venduti nei mercati del territorio; una corda di canapa e via. Nel 1949 si iscrive al CAl, partecipa alle gite sociali e ne effettua in autonomia, con qualunque tempo, in qualunque stagione, su tutte le vette possibili dal Gran Sasso al Cervati, e si affiata con Pasquale Benvenuto, Franco Canzanella, Pasquale Monaco, Guido Padula, Alfonso Piciocchi, Aldo Pireneo, Aurelio Spera nelle esplorazioni speleologiche organizzate nei primi anni Cinquanta dal prof. Parenzan dell'Università di Napoli, alla Grava di Vésolo nel Cilento e alle grotte del Dragone e di Cersuta in Lucania e ad uno sfiatatoio a Latronico. La sua prima vera avventura in montagna è sul Monviso, nel 1951, con Franco Canzanella e Aurelio Spera, dove, smarrita e poi ritrovata la via di discesa, ha un incidente sul ghiacciaio ed è soccorso fortunosamente dai compagni. L'incontro con il CAl, scrive lo stesso Onofrio, fu all'epoca ‘breve e burrascoso per la miopia di alcuni dirigenti’ dai quali, mi raccontava, non si era sentito sostenuto in occasione di un incidente occorsogli in montagna. Non era persona disposta a troppi compromessi! Continua ad andare in montagna, da solo, con gli amici, poi con la sua amata Elena e con i figli, Antonella e Maurizio. Attrezza un pullmino Volkswagen per viaggiare in autonomia, e lo vedremo negli anni percorrere tutte le strade degli Appennini, sapremo sempre dov'era trovando il pullmino all'attacco dei sentieri.

Nel 1984 torna in sezione, e da allora sarà un pilastro della sezione, sempre in montagna, sempre presente, maestro di giovani a cui apre gli orizzonti vastissimi della sua passione. Dopo la salita al Kilimanjaro nel 1983, con Aldo Pireneo, Sabatino Landi, Duilio Di Piero e Domenico Nittolo, vesuviano di origine, vulcanico per animo ed energia, magnetizzato dall'esperienza in Tanzania, mette a punto un programma alpinistico, che è anche un grande progetto di esplorazione e conoscenza, forse unico al mondo, per scalare i maggiori vulcani della Terra, in ogni continente. Saranno spedizioni autogestite, studiate sulla documentazione che si poteva reperire, con "l'amico fraterno Aldo Pireneo, rotto a tutto", e qualche volta alpinisti contattati o incontrati. La cronologia delle spedizioni è impressionante, come la bibliografia di Onofrio, che ne relaziona puntualmente sul Bollettino della sezione napoletana e su Lo Scarpone, con la sua scrittura concisa ed evocativa insieme, oltre a presentare le sue salite in memorabili serate di proiezioni di diapositive.

L'anno successivo è in solitaria sul Fujiyama, in Giappone. Nel 1985 è al Gran Paradiso, ancora in solitaria. Organizza una spedizione con Aldo Pireneo, Pasquale Benvenuto, Emanuela Cascini, Duilio Di Piero e Domenico Nittolo, per salire sul biblico Ararat. E la prima spedizione europea dopo anni di chiusura di questa regione dell'Anatolia, situata tra Armenia, Iran e Turchia. Nell'estate del 1986 è alla Testa Grigia in solitaria, poi con amici sulle quattro vette del Monte Rosa e sul Monte Bianco, per concludere l'anno in Messico, sul Popocatepetl, con Pireneo e Di Piero. II 1987 lo vede nelle Alpi Orobie, sul Bernina, al Campo Base dell'Everest, da dove sale il Kala Patthar con Aldo Pireneo e Vittorio Violante e, in solitaria, l'Island Peak per la cresta Sud; e infine sull'Olimpo, in Grecia. L'anno dopo è prima sull'Adamello, poi, sempre con Aldo Pireneo e con l'andinista Mario Vasconez, in Ecuador sui vulcani Rucu Pichincha, Guagua Pichincha, Cotopaxi, Chimborazo.

Le alte quote gli sono familiari, ma era anche un grandissimo amante e conoscitore delle nostre vette d'Appennino. Raccontava che a 4000, 5000 metri e oltre non aveva problemi, e poi per le salite nelle Alpi aveva trovato una soluzione geniale: insegnante di liceo, come presidente di commissione agli esami di maturità si faceva mandare nelle sedi più disparate, e lì era a scuola la mattina, in escursione il pomeriggio, sulle alte vette nei festivi... Nel 1989 è in Perù, nella Cordillera Blanca, con Aldo Pireneo e il peruviano Maximo Henostrosa, sul Nevado Pastoruri e sul Nevado Huarapasca, "seconda salita mondiale", scrive, "se non addirittura la prima: si ha notizia soltanto di una confusa relazione orale fatta dai due cileni Morales e Pachencho nel 1967 presso l'Ufficio Guide di Huaraz, priva di documentazione scritta e fotografica". L'anno successivo l'inarrestabile Onofrio è alle Canarie, al Pico de Teide in solitaria invernale, poi, sempre da solo, nelle Alpi Occidentali al Breithorn, al Castore, al Weissmies, all'Allaline all'Alphubel, poi sul Cervino per la Cresta dell'Hörnli con il giapponese Takada Masami e lo svizzero Jacob Reieher; ancora: a Creta, sul Monte Ida, e infine nel Ruwenzori, al Pic Maria con un'alpinista americana e lo zairese Kibamba, e sulla Cima Margherita, con Aldo Pireneo e il congolese Beaudouin.

Ci potremmo stancare di stargli dietro e leggere delle sue salite, ma l'eccezionalità del suo progetto, purissimo nei suoi intenti, alieno dai clamori ma sincero e puntuale nella documentazione, merita di essere ricordata. Nel 1991 è nelle Alpi Venoste e nell'Ortles-Cevedale con il consocio napoletano Francesco Luccio, poi in Kenya, su Punta Lenana, con Aldo Pireneo. Il 1992 lo vede in Dolomiti, poi negli Stati Uniti d'America, con Aldo Pireneo e Marco Morabito, nella Catena delle Cascate: sul Lassen Peak, sul Vulcano Shasta, al Middle Teton, poi in Sierra Nevada Californiana al Monte Whitney. L'anno successivo è nei Pirenei; nel 1994 nelle Alpi Giulie, poi nelle Carniche al Coglians; e ancora, nelle Alpi Graie al Rocciamelone, nella Vanoise, dove sale La Grande Casse per il Couloir des Italiens, poi alla Barre des Écrins con il consocio napoletano Sergio Miletti; infine, su tutte le principali vette delle Apuane. Nel 1995 è in Cile, nelle Ande Meridionali, sempre con Aldo Pireneo sui vulcani Villarrica, Lonquimay, Llaima, Osorno, quest'ultima, com'egli scrive, una salita di pregevole livello alpinistico. L'anno dopo è di nuovo in Adamello, poi in Dolomiti sull'Antelao, poi compie due spedizioni con Aldo Pireneo: in Nuova Zelanda, salendo i vulcani Ngauruhoe, Egmont e Ruapehu, il M. Sealy di alto livello alpinistico; poi in Guatemala, e sale i vulcani Tajumulco, Santa Maria, Acatenango, il Vulcano de Fuego e il Vulcano de Agua. Nel 1997 partecipa ad una spedizione naturalistica internazionale in Kamchatka, e trova il modo di salire i vulcani Gorelyj, Mutnovsky e Viljučinskij. I| 1998 è l'anno dei maggiori vulcani dell'Islanda, lo Hecla e il Hvannadalshnukkur; e delle Hawaii: il Red Hill, il Mauna Loa e il Mauna Kea. I 1999 conclude la stagione della "grande, indimenticabile avventura sui vulcani della Terra" in Argentina, al Cerro Aconcagua, con il figlio Maurizio, e in Indonesia, "con l'inseparabile fraterno amico Aldo Pireneo", sui vulcani di Bali, Giava e Sumatra: Agung, Kavahijen, Semeru, e Merapi. Come ha poi modo di spiegare in un'intervista, predilige "i vulcani perché questi coni solitari costituiti di materiale incoerente, [sono] simili a montagne in splendido esilio: nascono, crescono e muoiono, in ciò tanto somigliano alla fragilità e alla caducità della vita umana". La presidenza della Sezione di Napoli, dal 1999 al 2003, lo conduce ad altri impegni.

Dagli anni Ottanta, Onofrio in sezione è un maestro, un trascinatore, una guida accogliente ed entusiasta, ma molto attento a cogliere se "il sacro fuoco" c'era o non c'era, e non ci girava troppo attorno... Da Presidente, diventa in sezione un innovatore nello slancio per l'alpinismo e nel coinvolgimento delle giovani generazioni, un propulsore di attività, un esempio costante. 'Anzitutto occorre l'esempio', scrive, citando, proprio sulle pagine de Lo Scarpone: ‘Chi è alla guida delle sezioni deve andare in montagna con i suoi iscritti, non limitarsi a rappresentare una specie di tabernacolo per genuflesse adulazioni'. Dei suoi anni da presidente, resta nel nostro cuore il festeggiamento del nuovo millennio con l'ascensione notturna al Vesuvio, organizzata con Maurizio Fraissinet allora Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, ripetendo la salita compiuta per salutare l'inizio del 1900 da Achille Ratti, futuro Papa Pio XI. Ancora, organizza nel 2001 il 130° anniversario della sezione napoletana, pubblicando, nello stesso anno, il volume commemorativo che ci aggiorna sulla vita della sezionale trent'anni dopo la pubblicazione del centenario, ad opera di Pasquale Palazzo e il suo Su per le cime, ripubblicato nel 2003, un'appassionante autobiografia alpinistica, recensita anche su queste pagine. Continua, come dal 1984, a portare escursioni sociali, sempre di un certo impegno, con una spiccata preferenza per le montagne abruzzesi; diventa presidente della Commissione Escursionismo della Campania. Organizza il Convegno delle sezioni centro-meridionali e insulari, tenutosi a Napoli il 30 novembre 2002, in occasione dell'Anno Internazionale delle Montagne. Continua anche ad arrampicare: nel 2002 - a 70 anni - scala con Luigi Ferranti, Giovanni Schmidt, Francesco del Franco e Lello Girace lo Spigolo Sud del Molare, nei Monti Lattari. Nel 2003 gli succede in sezione un altro grande Presidente, Vincenzo Di Gironimo, con il quale Onofrio instaura una attiva e fertile collaborazione, frutto naturale di tanti anni di amicizia.

Dal 2003 al 2009 è Consigliere centrale e in questa veste partecipa a numerosi eventi organizzati nel Centro-Sud. Ma non smette di esplorare: nel 2003 è nelle Piccole Antille, sui vulcani de la Guadaloupe, di Monserrat, della Martinique e di Santa Lucia; nel 2004, con la grande amica e consocia napoletana Giuliana Alessio, partecipa al trekking organizzato dal CAl al Campo base del K2 per il 50° anniversario della prima salita. || 140° anniversario della Sezione, nel 2011, lo vede ancora protagonista: circondato dalla venerazione degli amici e dei soci, che ascoltano incantati le storie che racconta, le esortazioni a guardare sempre verso la vetta. La vetta a cui aspirava, intendiamoci, non come performance personale, ma come continua costruzione alla ricerca del senso di compiutezza dell'uomo. Una giornata per lui particolarmente emozionante è il 6 settembre 2020, quando a Ravello si ricordano Aurelio Spera e Pasquale Monaco, suoi inseparabili amici di gioventù, caduti poco più che ventenni sul Cervino nel 1954. Insieme alle figlie di Franco Canzanella, alla sorella di Aurelio e a vecchi amici, Onofrio vive una grande giornata di calore e di commozione. Indomito fino all'ultimo, lo abbiamo visto a dicembre 2021 alla festa del 150° anniversario, giure con tutti noi nella villa che era stata di Girolamo Giusso, fondatore della sezione napoletana, e salire emozionato e fiero al Crocione, circondato dall'affetto e dalle premure dei soci e intanto lo supplicavo di usare i bastoncini.... L'andare in montagna di Onofrio, lui stesso uomo-montagna, come scriveva di sé, rimane universale e senza tempo, non soggetto alle mode dei tecnicismi bensì legato alla preparazione e alla cultura dei luoghi, con vera maestria tecnica e completezza di contenuti.

Coltivava la montagna come conoscenza e fonte di conoscenza e per questo non chiude un'epoca, come si è creduto, perché l'innovatore Onofrio, inventore di soluzioni straordinarie e di conoscenze nuove, non smetterà, per chi vorrà leggerlo e ricordarlo, di esserci maestro.

Riflettendo anche sul fatto che l'italia intera appassionata di montagna, e il mondo intero dov'è andato, lo hanno conosciuto e lo ricordano senza social,e con le sole foto di chi le ha conservate.

Ciao Onofrio, grazie di tutta la vita che hai condiviso con noi, con il CAl e, se posso, con mio padre e con me con i soci della sezione che amavi e conoscevi ad uno ad uno, con i soci di tutta Italia che hai incontrato con entusiasmo e passione. Grazie di cuore, nel tuo giorno di Pasqua 2026 so che hai salutato gli amici del CAl e le tue amate montagne, dai posti più belli".