Svizzera, il video di Noè Looser sul 9a senza corda!

La 19enne svizzera ha scalato slegata e senza ginocchiere 'L'isola che non c'è', la via estrema di Fred Nicole ad Amden, salita che vale anche la prima femminile. Finora era stata affrontata da tutti proteggendo il tiro. "Ero completamente immersa nei movimenti e nel flusso, mi sono divertita molto”.

 

Noé Looser ha realizzato la prima salita femminile di L’isola che non c’è, un highball di 9a, ad Amden, in Svizzera. La 19enne è stata la prima a scalare senza corda e senza kneepad (ginocchiere), portandosi a casa una linea oltre le sue aspettative. 

La via, aperta da Fred Nicole nel 2009, inizia con una sezione di boulder valutata 8B+ e prosegue con una parte superiore che tutti, prima di Looser, avevano salito legati. Prima di Looser, la via era stata ripetuta da David Firnenburg, nel 2018, e da Stefano Carnati, nel 2025, sempre con la corda.

Sembrava impossibile

Looser aveva provato L’isola che non c’è per la prima volta a marzo. È poi tornata sulla via tra una competizione e l'altra, accumulando circa dodici sessioni di lavoro. All'inizio la linea sembrava oltre le sue possibilità: “Quando ho iniziato a lavorarci, non riuscivo neanche a fare i singoli movimenti. Ogni sequenza era una sfida e, in quel momento, collegare tutta la via sembrava ancora molto lontano”.

“Quando ho iniziato a lavorarci, non riuscivo neanche a fare i singoli movimenti”  Noé Looser

Con il tempo, però, i movimenti hanno iniziato a diventare familiari. “Le sequenze hanno cominciato a unirsi, sono diventate più conosciute e quello che inizialmente sembrava impossibile si è trasformato in un movimento fluido attraverso la via”, ha raccontato. A seguire il video uncut della salita.

Una battaglia mentale

La parte iniziale della via è quella più fisica: pochi metri di arrampicata in stile boulder, che non fanno sconti. Non c'è una sezione facile per entrare progressivamente nella via: precisione e forza sono richieste fin dal primo movimento.

Ma per Looser la difficoltà principale è stata soprattutto mentale. “Per me lo stato mentale è stato il fattore più importante”, ha spiegato. “Durante tutta la salita mi sono sentita incredibilmente calma e concentrata. Non mi sembrava di combattere contro la via. Ero completamente immersa nei movimenti e nel flusso, e mi sono divertita molto”.

La climber aveva provato con la corda sia il boulder iniziale sia la parte superiore, ripetendo più volte la sezione finale prima di affrontare l'intera linea senza protezione. Durante le sessioni di prova sulla via era caduta diverse volte nei pressi del tetto, mentre non era mai caduta nella sezione finale, quella in cui non era possibile sbagliare. Per la salita ha utilizzato i materassi già presenti sotto la via, sovrapponendone al massimo due. “Quello che rende questa salita particolarmente speciale per me non è solo il grado. È la combinazione tra l'elevata difficoltà tecnica e fisica e la sfida mentale dell'arrampicare senza corda”, ha detto Looser.

Highball VS free solo

La linea di confine tra l'highball (ovvero un boulder un po' più alto del normale) e l'arrampicata in free solo può essere piuttosto labile. Se l'altezza della caduta (oltre un certo livello) non influisce particolarmente sulle sue conseguenze, si dovrebbe parlare di free solo ogni volta che si oltrepassano i metri da cui è possibile cadere atterrando indenni. Per esempio, questa è la definizione del boulderista e istruttore di arrampicata britannico Pete Edwards, dichiarata in un'intervista a Gripped magazine: "Come regola generale, se sei disposto a cadere sull'ultimo movimento senza preoccupazioni, stai scalando un boulder. Oltre questo, stai facendo free solo".