Il tetto del rifugio, separato dalle mura e trascinato alcuni metri più a valle dalla valanga © Giovanni di Giorgio
Una delle pareti del Rifugio divelta dalla forza della slavina staccatasi sul Monte Corvo © Giovanni di Giorgio
Il Rifugio del Monte nell'estate del 2019 © FB, Rifugio del Monte
Il tetto del Rifugio, separato dalle mura, visto con un teleobiettivo © Davide Peluzzi
La conca glaciale del Malecupo sul Monte Corvo che sovrasta la struttura del Rifugi del Monte © Davide Peluzzi
Il Rifugio del Monte, a 1614 metri di quota, nella conca glaciale del Malecupo © FB, Rifugio del Monte
La struttura distrutta in una zona ancora difficilmente accessibile © Davide Peluzzi
A distanza di pochi giorni dalla valanga che ha colpito lo Stazzo del Castrato sul Monte Corvo, un altro rifugio è stato colpito da una slavina. A venire distrutta, stavolta, è stata la struttura del rifugio del Monte, storico punto di riferimento per i frequentatori della conca glaciale del Malecupo, a 1614 metri di quota. A dare notizia dell’accaduto sono stati Davide Peluzzi, alpinista e guida ambientale escursionistica, e Luigi Servi, sindaco di Fano Adriano, che poche ore prima di annunciare la distruzione del rifugio aveva sconsigliato a cittadini ed escursionisti di recarsi nei pressi della struttura a causa dell’instabilità del manto nevoso.
Il rifugio del Monte, da tempo senza gestori e, per questo, chiuso, era di proprietà dell’amministrazione comunale di Fano Adriano, un piccolo comune di 250 abitanti in provincia di Teramo. La valanga che lo ha distrutto, secondo Peluzzi, potrebbe essersi staccata già a metà aprile, e il rifugio potrebbe essere emerso dalla massa di neve solo nei giorni scorsi a causa dell’aumento delle temperature.
Potrebbe essere proprio il rialzo termico, assieme alle abbondanti nevicate di fine stagione, una delle concause dei grandi distacchi che si stanno verificando negli ultimi giorni sul Monte Corvo e che hanno coinvolto anche un trail runner, costretto a bivaccare all'aperto dopo essere stato trascinato verso valle dalla massa nevosa. Proprio per questo motivo, come comunicato dal Sindaco, è sconsigliato avvicinarsi alla struttura: “In questo momento l’area non è raggiungibile in sicurezza, anche per la presenza di diversi metri di neve. Invito pertanto tutti alla massima prudenza e a non avvicinarsi alla zona”.
Da stazzo per i pastori a struttura ricettiva
“Il rifugio del Monte non era soltanto un edificio: era un pezzo della storia di Fano Adriano”, prosegue Servi in un lungo post sui social. Il rifugio del Monte, come molte altre strutture della zona, era stato costruito tra gli anni Sessanta e Settanta come rifugio per i pastori che, durante la transumanza, si muovevano in montagna con le loro greggi. Nel tempo, era diventato un vero e proprio punto di riferimento per i frequentatori del Monte Corvo, soprattutto per la sua posizione strategica lungo il Sentiero Italia.
“Era un pezzo della storia di Fano Adriano, una ferita profonda per la nostra montagna”. Luigi Servi
Dopo la pandemia, però, non era stato possibile individuare un nuovo gestore della struttura, e negli ultimi anni erano stati avviati alcuni colloqui anche con il CAI di Teramo: “Il Sindaco era favorevole alla gestione del Rifugio da parte nostra, volevamo farne una capanna sociale - afferma Giorgio D'Egidio, presidente della sezione CAI di Teramo -. Abbiamo avuto molti colloqui con le istituzioni ma la giunta sperava in una gestione più profittevole, magari legata agli impianti di Prato Selva che sono chiusi e non sono stati colpiti dalla slavina”.
La scorsa settimana, le prime segnalazioni relative al possibile coinvolgimento del rifugio in una slavina avevano portato il sindaco ad avvertire la popolazione del rischio che in zona si potessero verificare ulteriori distacchi: “Al momento non è possibile accertare con precisione lo stato del rifugio, né verificare l’eventuale presenza di danni strutturali, crolli, slavine o distacchi nevosi che possano aver interessato l’area. Per motivi di sicurezza, si invita pertanto chiunque si trovi o intenda recarsi nelle vicinanze del Rifugio del Monte a prestare la massima attenzione e a non avvicinarsi alla struttura e alla zona circostante”, aveva scritto Servi nella giornata di sabato 2 maggio.
Il monito per la ricostruzione: “Non edificheremo più lì”
Una supposizione, quella di Servi, rivelatasi poi ben fondata, e che apre ad un’attenta riflessione sulla necessità di verificare il corretto posizionamento dei rifugi in quota. Lo stesso monito, nei giorni scorsi, era stato rilanciato da Peluzzi e da altri frequentatori della montagna abruzzese che, la scorsa settimana, avevano documentato anche la slavina che ha coinvolto lo stazzo del Castrato.
Ma, in merito al rifugio del Monte, il sindaco di Fano Adriano ha già preso posizione: “Sappiamo che il rifugio non potrà essere ricostruito nello stesso punto. Quello che è accaduto impone anche una riflessione seria: quella conca, quel versante e quell’area sono spesso frequentati da escursionisti, visitatori e amanti della montagna. Se la slavina fosse avvenuta in un momento diverso, con persone presenti nei pressi del rifugio, oggi potremmo trovarci davanti a una tragedia ben più grave”.
"Il pensiero corre inevitabilmente a Rigopiano, una ferita ancora viva nella memoria dell’Abruzzo e dell’Italia intera”,
“Il pensiero corre inevitabilmente a Rigopiano, una ferita ancora viva nella memoria dell’Abruzzo e dell’Italia intera”, aggiunge Servi: “Dovremo valutare insieme, con serietà e competenza, una nuova collocazione più sicura, senza disperdere la memoria e la funzione di quel presidio. Lavoreremo perché da questa perdita possa nascere un nuovo progetto, capace di custodire la storia del Rifugio del Monte e di restituire alla comunità e alla montagna un luogo sicuro, utile e vivo”.
“Nel periodo invernale sarebbe stato comunque chiuso”. Giorgio D'Egidio
Ed è proprio a partire dai fatti di Rigopiano che, dal 2017, il prefetto aveva stabilito il divieto di apertura nei mesi invernali anche per il rifugio del Monte, ritenuto in una zona a rischio per il possibile distacco di slavine: “Anche se il Comune fosse riuscito a darlo nuovamente in concessione, in questo periodo sarebbe stato comunque vuoto proprio in funzione di questa ordinanza”, conclude D'Egidio.