Durante il tentativo sulla cima inviolata nel gruppo del Remalaye. Foto di De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa
Cima inviolata sul gruppo del Remalaye (6278 m), tentata l'ultimo giorno. Foto di De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa
Le vette inviolate ancora da esplorare. Foto di De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa
Momenti di relax durante le nevicate al campo base. Foto di De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa
Aprendo Less Is More. Foto di De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa © De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa
Sulla Torre Fanni. Foto di De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa © De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa
I tre ai piedi della Torre Fanni. Foto di De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa © De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa
Durante il tentativo alla Torre Fanni. Foto di De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa © De Zaiacomo-Gusmeroli-Nesa
La premiazione del Paolo Consiglio 2026
Chiara Gusmeroli e Davide Nesa
Oggi, nel corso della seconda giornata dell'assemblea dei delegati CAI a Modena, il Club Alpino Accademico Italiano ha consegnato il premio ‘Paolo Consiglio’ a Matteo De Zaiacomo, Chiara Gusmeroli e Davide Nesa, che nell'estate dell'anno scorso sono andati in spedizione nella Rangtik Valley. Il terzetto ha aperto la via Less is more (500 metri, VIII max, 70°), sulla parete nord-ovest dello Shawa Kangri, oltre a una seconda via più breve e ha ripetuto un paio di itinerari già presenti.
Un premio all'avventura
Il riconoscimento degli accademici viene assegnato a spedizioni alpinistiche di carattere esplorativo o di elevato contenuto tecnico organizzate nell’anno precedente da piccoli gruppi di alpinisti, a prevalente composizione giovanile. Nel 2025 erano state premiate ex-aequo due spedizioni: la prima nella Ak-Su Valley, Pamir Alay, in Kirghizistan, con l'apertura della nuova via Messy Dreamers (500m, 7b) all'anticima del Peak 3850, da parte di Alessandra Prato e Camilla Reggio. La seconda sul Phurbi Chyachu, 6.637 metri, un gruppo montuoso dello Jugal Himal, nella regione del Langtang, in Nepal. Tito Arosio e Rosa Morotti sono stati premiati per la prima ripetizione della via dei giapponesi (1600 metri di sviluppo con difficoltà fino a M5, 80°), in stile alpino leggero. Il presidente del CAAI Mauro Penasa riparte proprio dal recente passato. “L'anno scorso la decisione è stata facile, quest'anno c'erano anche Cazzanelli, Barmasse. Nuove salite su nuove cime. Altra salite su roccia, complesse, come la scalata al Cerro Piergiorgio, o la via di Gietl sullo Jirishanca”. Alla fine il CAAI ha deciso di puntare su un piccolo gruppo, meno famoso “che ha vissuto le proprie difficoltà e ha fatto secondo noi qualcosa di significativo. Matteo è la terza volta che lo premiamo, ma gli altri due sono giovani. Lo hanno vissuto una vera avventura e o hanno fatto con una etica di livello elevato".
"Hanno vissuto una vera avventura e o hanno fatto con etica". Mauro Penasa, presidente CAAI
De Zaiacomo. “Cerchiamo di fare cose con amore per la montagna. ‘Less is more’ a livello alpinistico è un manifesto che vuole dire come possiamo vivere la vera avventura privandoci di qualcosa”.
"A livello alpinistico, il nostro 'Less is more' è un manifesto che vuole dire come possiamo vivere la vera avventura privandoci di qualcosa”. Matteo De Zaiacomo
La premiazione rende particolarmente felice Chiara. “Ricevere il Paolo Consiglio è un super onore, si tratta di un gran riconoscimento. Non è un premio da poco: negli anni passati ho sempre letto con curiosità della notizia, ho ammirato gli alpinisti che lo hanno vinto in precedenza e mi sento particolarmente felice nell'essere accostata ai nomi che mi hanno preceduto”.
“Ricevere il Paolo Consiglio è un super onore, si tratta di un gran riconoscimento". Chiara Gusmeroli
Un parco giochi per alpinisti
I ricordi della spedizione, a distanza di quasi un anno, sono ancora ben vividi. “Personalmente, il flash che ho sempre fisso in mente è il primo momento in cui abbiamo messo piede sull'altopiano, nella valle dove avremmo passato tutto il mese successivo. Era molto secco, c'era roccia dappertutto. Ho pensato subito che era uno spettacolo. Eravamo talmente entusiasti che, nonostante tutto l'avvicinamento, abbiamo montato il campo base e siamo andati subito a vedere sotto le pareti, per capire dove salire o non salire. In fase di organizzazione avevamo trovato pochissime informazioni. Avevamo le foto delle cime principali, ma quando sei lì le cose cambiano, quando le vedi con i tuoi occhi. Ho pensato: che meraviglia, è tutto nostro”.
Gli altoatesini Stefan Plank e Hannes Niederwolfsgruber erano stati nella stessa valle nel 2023, ma era necessario, e c'era anche il gusto, di fare un po' di testa propria. “Ci eravamo sbattuti, li avevamo contattati e loro ci avevano dato un sacco di informazioni. Ma allo stesso tempo c'era ancora tanto spazio di manovra. Faceva un effetto strano, avere tutta quella libertà ci ha spinti a dare ancora di più. Non che qua da noi non sia bello cercare nuove linee, ma spesso si aprono le guide e si decide dove andare. E invece, trovarsi in un posto dove ti giri su te stesso e dove guardi non vedi nemmeno prime salite...dà un senso di infinito”
Una nuova via
Dopo avere salito la via Rolling Stones, De Zaiacomo, Gusmeroli e Nesa hanno individuato una bella linea. “Avevamo identificato alcune fessure e un diedro grosso, la parte finale della via invece appariva più vaga. C'era una placca che però, quando siamo arrivati, era molto più ripida, molto più verticale di quanto credevamo”.
La cordata ci è arrivata già a pomeriggio fatto, materiale da bivacco solo per una emergenza. Bisognava uscire, ma anche il materiale per proteggersi rispondeva a determinati standard e bisognava trovare la giusta soluzione. “Ci eravamo portati solo chiodi e martello, ovviamente niente spit perché avevamo intenzione di giocarcela lealmente. Erano 150 metri di placca, ma a ben guardare c'era qualche fessurina qua e là. VIII grado, roccia perfetta, un granito che si trova nei posti migliori delle Alpi. Ci ha dato da lavorare”.
Usciti in cima, sono scesi per la via che avevano ripetuto, poi è iniziato un periodo di brutto tempo. Anche a giudicare dal “giga” pupazzo di neve fotografato, la neve non è certo mancata. “Io sono piccolina, ma quel pupazzo era davvero grande effettivamente. Abbiamo preso cinque giorni di tempo brutto, poi meglio, poi di nuovo brutto. Negli ultimi giorni siamo riusciti a fare ancora qualcosa, non quanto avremmo voluto”.
Addio o arrivederci? “Di sicuro quest'anno non torneremo proprio lì. Negli ultimi giorni abbiamo fatto un Seimila e mentre eravamo su sbucavano cime incredibili dappertutto. Le cose da fare non mancano da quelle parti”.