Il ghiacciaio Perito Moreno - Foto di JDubya59 da Pixabay
Ghiacciaio Perito Moreno - Foto di jmarti20 da Pixabay
Ghiacciaio Perito Moreno - Foto di jmarti20 da Pixabay
Ghiacciaio Perito Moreno - Foto di Monica Volpin da Pixabay
Passerelle sul Perito Moreno -Foto di Monica Volpin da Pixabay
Ghiacciaio Perito Moreno - Foto di Quaint Planet da Pixabay
Ghiacciaio Perito Moreno - Foto di JDubya59 da Pixabay
Passerelle sul ghiacciaio Perito Moreno - Foto di Claudio Bianchi da PixabayIl ghiacciaio Perito Moreno, situato nel Parco Nazionale Los Glaciares, nel cuore della Patagonia argentina, è stato a lungo considerato un esempio di ghiacciaio stabile, in grado di mantenere il suo equilibrio di accumulo e ablazione negli anni, nonostante il riscaldamento globale in atto. Una peculiarità resa ancora più evidente dalle condizioni, nettamente opposte, dei ghiacciai limitrofi, come i l'Upsala e lo Spegazzini, che mostrano da anni un progressivo e significativo ritiro. Secondo uno studio di recente pubblicazione sulla rivista scientifica Communication Earth & Environment (Nature), la situazione sta però cambiando, il Perito Moreno inizia a subire gli stessi effetti del cambiamento climatico che stanno colpendo i suoi vicini.
Il Perito Moreno, una celebrità patagonica
Il ghiacciaio Perito Moreno, riconosciuto nel 1981 come Patrimonio dell'Umanità UNESCO, rappresenta una vera e propria attrazione per il Parco di Los Glaciares, in grado di richiamare visitatori da tutto il mondo. Si tratta di un ghiacciaio di dimensioni maestose, 250 chilometri quadrati circa di superficie per circa 30 km di lunghezza, con una parete frontale, che si affaccia sul lago Argentino, che misura circa 70 metri di altezza, per quanto concerne la porzione al di sopra del livello delle acque.
Il ghiacciaio è alimentato dal Campo de Hielo Sur (Campo di Ghiaccio della Patagonia Meridionale), una distesa glaciale che si estende per oltre 350 km, sulla linea di confine tra Cile e Argentina. Si tratta della massa glaciale più grande dell'emisfero australe dopo l'Antartide, che agisce come serbatoio di neve e ghiaccio per 48 ghiacciai che da essa traggono origine, tra cui il Perito Moreno.
A renderlo particolarmente attrattivo, sono gli scenografici distacchi di blocchi di ghiaccio che si verificano dal fronte glaciale, precipitando fragorosamente nel Lago Argentino. Altro fenomeno, che lo rende particolarmente noto, è il suo ciclico avanzare fino a toccare la Penisola di Magellano, con creazione di una diga naturale che va a sbarrare il braccio sud del lago. Per effetto della pressione esercitata dalle acque sulla diga di ghiaccio, si assiste alla formazione progressiva di un tunnel, che raggiunge infine un punto di rottura, collassando su se stesso.
Nonostante la sua posizione remota, il Perito Moreno è uno dei ghiacciai più accessibili al mondo. E grazie a una rete di passerelle e punti di osservazione ben strutturati, i visitatori possono ammirarlo da diverse angolazioni e a distanza ravvicinata. Purtroppo, anche questa celebrità glaciale, sta mostrando la sua fragilità, in conseguenza del cambiamento climatico.
Cosa sta succedendo al Perito Moreno
Uno studio realizzato da un team di ricercatori da Germania e Argentina, ha evidenziato infatti che, negli ultimi anni, in particolare dal 2019, il ghiacciaio stia perdendo massa a un ritmo accelerato. Il tasso di assottigliamento della superficie è infatti incrementato da un valore di 0.34 metri l’anno (periodo 2000–2019) a 5,5 metri l’anno (2019–2024). Questo processo si accompagna anche a un accelerato ritiro del fronte glaciale, che in alcuni punti ha toccato gli 800 metri. Cosa è cambiato rispetto al passato?
Per anni il Perito Moreno ha mostrato un comportamento differente rispetto agli altri ghiacciai limitrofi. Questi ultimi si presentano come ampi ghiacciai che terminano nel Lago Argentino, caratterizzati da alti tassi di ablazione frontale. In parole semplici, si “consumano” in maniera intensa nella porzione terminale a contatto con le acque del lago. Fintanto che l’ablazione sia compensata da un adeguato accumulo di nuova massa a monte, un ghiacciaio è in grado di mantenersi in equilibrio. Se il ghiaccio “consumato” non è adeguatamente compensato da nuovo accumulo, ecco che il bilancio di massa diventa negativo.
Il Perito Moreno, secondo gli scienziati, ha potuto contare su due elementi di vantaggio, che hanno rallentato le reazioni al riscaldamento globale: una zona di accumulo più ampia rispetto a quella di ablazione, e la particolare conformazione del letto roccioso su cui poggia il ghiacciaio nella sua parte frontale, che ha agito in qualche modo da freno. Questa topografia basale non era conosciuta nel dettaglio. Mentre la superficie glaciale è infatti analizzabile mediante immagini satellitari, per ricostruire la geometria del letto roccioso è necessario andare in profondità.
Il team internazionale ha dunque provveduto ad analizzare lo spessore del ghiacciaio, mediante utilizzo di un radar in grado di penetrare in profondità, trasportato con un elicottero. Ricostruita in in tal modo la topografia del letto roccioso, l’ipotesi elaborata dai ricercatori è che il ghiacciaio abbia potuto contare finora su dei punti di ancoraggio naturali. La porzione terminale del ghiacciaio, poggia infatti su una dorsale rocciosa che la attraversa trasversalmente e che ha agito da elemento stabilizzante. Durante il sorvolo, sono state notate delle aree della superficie in cui il ghiaccio si è assottigliato a tal punto da rendere visibile le rocce sottostanti.
Qualora il tasso di assottigliamento dovesse mantenersi costante, il rischio è di assistere a un progressivo distacco della porzione distale del ghiacciaio dalla dorsale rocciosa, con scivolamento della massa di ghiaccio nelle acque del lago. Divenuta galleggiante, la zona frontale risulterebbe più suscettibile alla fusione basale. Si potrebbe assistere anche a una frammentazione del ghiacciaio, con formazione di iceberg.
Ipotesi, elaborate sulla base di modelli predittivi, che soltanto il tempo potrà confermare. Quel che è certo, come evidenziano i ricercatori, è che l’equilibrio che a lungo ha caratterizzato il ghiacciaio si è spezzato, pertanto la sua evoluzione futura potrebbe essere simile a quella degli altri ghiacciai lacustri della Patagonia.