Piccolo Dain, la montagna che non smette mai di stupire

Alessandro Beber e Simone Banal stanno ultimando la libera di una nuova via impegnativa, che si sviluppa tra 'Luci del primo mattino' e la 'Bepi Mazzotti'. "Non abbiamo voluto forzare la linea, ma c'era spazio". Il bivacco dei due alpinisti rimanda ad altri tempi e ad altre vie che hanno reso mitico il Garzolet

 

Le foto mostrano Alessandro Beber e Simone Banal “comodamente” seduti su una cengetta a due terzi della parete, la luce è quella calante, che porta a un bel bivacco notturno a pochi chilometri da casa. Perché una abita a Ranzo, l'altro a Margone e per loro il Piccolo Dain è davvero la montagna di casa.

Dove non te la aspetti

Negli ultimi tre anni, i due alpinisti hanno aperto nel tempo disponibile, rigorosamente dal basso, una nuova via sul Garzolet (l'altro nome con cui viene chiamato il Piccolo Dain). È una montagna che sembrava già satura di itinerari e che invece ha permesso, a quattro occhi esperti come i loro, di individuare uno spazio libero su cui tracciare una nuova linea. Il tutto – ma chi li conosce sa come operano - senza forzature estetiche o danno alle importanti e storiche vie esistenti.

 

La nuova via è completa ed è già stata liberata nelle varie sezioni, ma come ha sottolineato Beber nel suo post su Facebook, presenta ancora un “mostro” che deve essere sconfitto: il temibile tiro del tetto, che porterà le difficoltà oltre il 7c, che è un po' il metro del resto della via. A quanto: 8a, 8b? L'8b rappresenta la difficoltà massima nella sezione della vicina Bepi Mazzotti, ma non è nemmeno così importante ipotizzare qui l'impegno complessivo richiesto sul chiave: quel che conta, prima o poi, è passare e togliersi la soddisfazione della rotpunkt. "All'inizio non ci sembrava che ci stesse niente, ma a forza di ripetere vie abbiamo visto questa possibilità. Abbiamo aperto l'itinerario dal basso, salendo per una serie di sistemi che cercano una certa logica, con tutto il gusto di scoprire la via un metro alla volta. Non interferisce con nessun'altra linea, la chiodatura è semisportiva, un misto di spit e friend. Per la libera integrale dovremo tornare, ci penseremo a settembre. Bisogna trovare la sequenza per passare il tetto".

 

“Abbiamo aperto l'itinerario dal basso, salendo per una serie di sistemi che cercano una certa logica, con tutto il gusto di scoprire la via un metro alla volta” Alessandro Beber

Il bivacco non è stato dettato da necessità "ma è stata una mezza goliardata, ci piaceva l'idea di dormire sulla nostra via. Un po' in stile Yosemite, ma a due passi da casa". D'altronde il Piccolo Dain è una montagna con un fascino del tutto particolare, grazie alla sua verticalità e a una conformazione che lo rende ricco e sempre capace di regalare qualche angolo e prospettiva inediti, a seconda di dove ci si può trovare.

Un richiamo irresistibile

Ripercorrere la storia alpinistica del Piccolo Dain qui è opzione impraticabile, per mancanza di spazio, ma un piccolo cenno meritano sicuramente le due vie tra cui la nuova di Beber e Banal si sviluppa.

 

La Bepi Mazzotti risale al 1985: è stata aperta da Umberto Maranpon e Luca Zulian, che impiegarono 7 giorni e 5 bivacchi per avere la meglio della parete nel suo punto di maggiore sviluppo. Aperta quasi totalmente in artificiale - ma con l'utilizzo del punteruolo a mano- ha dovuto aspettare più di 20 anni per la prima libera, per mano di Rolando Larcher nel 2006.

Luce del primo mattino (VI, VI+, A2) invece è del 1991 e prende il nome dallo spettacolo di colori che investì Marco Furlani e Andrea Andreotti dopo la prima notte di bivacco in apertura, al sorgere del sole. Quella scalata, coraggiosa e determinata, mise tra l'altro le basi giuste per la cordata di un'altra salita che dì lì a un anno avrebbe attaccato gli strapiombi del Monte Brento, quella di Vertigine.

 

Insomma, a ben guardare, la storia del Piccolo Dain è punteggiata di bivacchi più o meno comodi. E ce ne sarebbero molti altri da raccontare, come per esempio quello mitico di Bruno Detassis e Rizieri Costazza all'apertura della Canna d'Organo, prima via della parete e seconda di tutta la Valle della Sarca.