Noemi Guzzo, la scelta di restare: un futuro nel cuore della Sila

A Lorica, la guida ambientale e imprenditrice ha scelto di restare in un piccolo paese per dare vita a un progetto di ospitalità diffusa, valorizzando il territorio. Una storia di innovazione e nuove opportunità per una Calabria lontana dagli stereotipi del solo turismo balneare.

Quando si parla di Calabria, il pensiero corre quasi sempre al mare, alle coste e alle spiagge. Ma esiste un’altra Calabria, quella dei boschi, dei laghi e dei borghi dell’entroterra, dove la montagna sta diventando un laboratorio di nuove opportunità. La storia di Noemi Guzzo nasce proprio qui, a Lorica, nel cuore della Sila. Una scelta controcorrente: invece di partire, come molti coetanei hanno fatto, ha deciso di restare e provare a dimostrare che anche un piccolo borgo di montagna può avere futuro.

Una montagna possibile

Lorica conta poco più di trenta residenti permanenti, ma negli ultimi anni è diventata uno dei luoghi simbolo di una nuova idea di turismo in Calabria: quello della natura, delle esperienze autentiche e della scoperta lenta. Un territorio immerso nel Parco Nazionale della Sila, attraversato dalla ciclovia dei Parchi della Calabria e capace di offrire attività durante tutto l’anno.

Noemi Guzzo, guida ambientale escursionistica, comunicatrice e imprenditrice, ha scelto di vivere e di investire in un territorio che conosce fin dall’infanzia, costruendo un progetto di ospitalità diffusa insieme al fratello Antonio, al marito Alfredo e a una rete di giovani del territorio. Una scelta ancora più significativa oggi, mentre Noemi aspetta la nascita di due gemelli e continua a dimostrare che vivere in montagna è possibile.

“Vedevo amici e conoscenti andare a Londra, in Australia, a Milano e mi chiedevo se stessi facendo la scelta giusta, se stessi rimanendo indietro. Forse, però, avevamo visto una strada prima di altri”.

Una casa di famiglia diventata una scelta di vita

Il legame con Lorica è una storia familiare iniziata quando i genitori di Noemi acquistano una piccola baita nel borgo della Sila. "I miei genitori hanno comprato una piccola casa, una delle più vecchie di Lorica, del 1935. Era praticamente distrutta e l’hanno ristrutturata piano piano. Poi hanno rilevato anche un’attività che inizialmente era soltanto un noleggio bici e una sala giochi tipica degli anni Novanta".
 

Proprio quell’attività diventa negli anni un punto di incontro per i ragazzi del paese e per i visitatori. "Da piccoli quasi non volevamo venire qui – racconta Noemi sorridendo –. Abitavamo a San Giovanni in Fiore, che è a venti minuti di strada, dove avevamo gli amici, la scuola, la nostra vita. Lorica ci sembrava un posto un po’ isolato". Con il tempo, però, succede qualcosa. "Abbiamo iniziato a non voler più stare a San Giovanni. La nostra attività era diventata un punto di ritrovo, c’erano tutti i ragazzi che venivano in vacanza d’estate o durante l’inverno. Abbiamo costruito una compagnia, passato un’adolescenza bellissima. Credo che siano proprio quei ricordi ad averci legato così tanto a Lorica".
Da un luogo vissuto durante l’infanzia nasce così un progetto di vita. Non una fuga dalla città, ma la scelta di dare un futuro a un territorio conosciuto da sempre. "Vedevo amici e conoscenti andare a Londra, in Australia, a Milano e mi chiedevo se stessi facendo la scelta giusta, se stessi rimanendo indietro. Poi però il percorso intrapreso ha confermato la mia intuizione: oggi vedo che altre persone stanno iniziando a fare una scelta simile alla mia, tornando in Calabria. Questo mi fa pensare che forse avevamo visto una strada prima di altri".

“Quando abbiamo aperto, io e mio marito dormivamo nel ristorante, aspettando i clienti. Abbiamo iniziato ristrutturando case che nessuno voleva più, recuperando un patrimonio che rischiava di andare perso”.

Studiare fuori per tornare a casa

Dopo la laurea in scienze della comunicazione e un percorso formativo che l’ha portata anche fuori dalla Calabria, ha deciso di riportare quelle competenze nella sua terra. "Gli anni fuori sono serviti per conoscere il mondo e nuovi strumenti - racconta Noemi, che è diventata guida ambientale, guida del Parco Nazionale della Sila, e giornalista -. Una tappa importante del mio percorso formativo è stata in Unimont, polo universitario specializzato per chi vuole approfondire il lavoro e la comunicazione legati al mondo della montagna”.

Oggi collabora con enti pubblici, realtà turistiche e piccole aziende locali: il risultato è una rete di relazioni e soprattutto di fiducia. "Il lavoro più importante è stato proprio creare relazioni che oggi ci permettono di lavorare qui". Quello costruito a Lorica è soprattutto un progetto di famiglia. Noemi lavora insieme al fratello Antonio, anche lui guida, alla cognata Sabrina e al marito Alfredo: una squadra che negli anni ha creato un sistema dove escursioni, ospitalità, gastronomia e attività outdoor si completano a vicenda.

"I miei figli li immagino qui. In un posto dove possano correre nei prati, respirare aria pulita e vivere la natura. Vorrei che imparassero a conoscere il valore del luogo in cui vivono".

Ridare vita alle case abbandonate

Il sistema di attività creato da Noemi e la sua famiglia ha contribuito a cambiare il volto di Lorica: il centro escursionistico Lorica, un chiosco diventato un punto di riferimento per escursionisti e visitatori, un ristorante con birrificio artigianale gestito insieme al marito Alfredo, i soci e le loro famiglie, la pesca sportiva con i collaboratori Giulio e Stefano, e una rete di bed & bike dedicata a chi vuole scoprire la Sila con tempi più lenti.


La crescita del progetto non è stata immediata né priva di difficoltà. All’inizio mancavano ancora i numeri e il turismo non era quello di oggi. "Quando abbiamo aperto i locali io e mio marito dormivamo nel ristorante – racconta Noemi – perché durante la settimana non c’era nessuno. Aspettavamo che arrivassero le persone". Alla base del progetto c’è una filosofia semplice: recuperare ciò che già esiste. Molte delle abitazioni oggi trasformate in strutture ricettive erano case costruite negli anni del boom turistico degli anni Ottanta e Novanta, quando Lorica era una meta frequentata da famiglie e villeggianti, e poi progressivamente rimaste vuote. "Abbiamo iniziato da queste case, che spesso nessuno voleva, ristrutturandole piano piano e provando a restituire loro una nuova vita. L’idea era anche quella di recuperare un patrimonio che rischiava di andare perso". Oggi quelle abitazioni accolgono camminatori, cicloturisti e viaggiatori alla ricerca di un modo diverso di vivere la montagna.

"La nostra è una montagna dolce, dove puoi percorrere chilometri senza grandi difficoltà e goderti il paesaggio, tra faggete, laghi e fioriture straordinarie. Non c’è solo chi viene per riposarsi, ma anche chi vuole fare trekking, bici, kayak, o pesca".

Lo sguardo, però, è sempre rivolto avanti. Tra i progetti futuri c’è la realizzazione di un glamping immerso nella natura, nato anche dall’osservazione di esperienze conosciute durante i viaggi all’estero. "In Islanda questo tipo di ospitalità è molto sviluppato. Abbiamo iniziato con alcune tiny house per capire come funzionassero, che tipo di persone attirassero e quali fossero le esigenze".  L’idea è quella di integrare ricettività, produzioni locali e attività outdoor in un’esperienza completa di vita nella montagna silana.

Una Calabria oltre il mare

Anche il turismo della Sila è cambiato. Se negli anni Ottanta Lorica era soprattutto una meta di villeggiatura estiva e invernale, oggi chi arriva cerca esperienze: natura, attività all’aperto, prodotti locali e autenticità. "È cambiato il modo di vivere la montagna. Non c’è più solo chi viene per riposarsi, ma anche chi vuole fare trekking, bici, kayak, pesca e conoscere il territorio".
Un ruolo importante lo sta avendo anche la ciclovia dei parchi della Calabria, che attraversa le aree protette della regione e sta contribuendo a far scoprire una Calabria diversa dall’immagine legata soltanto al mare. "Ci sono persone che scelgono Lorica proprio perché vogliono venire qui. Non è un luogo che trovi per caso: devi volerci arrivare. E forse questo è anche il suo valore". Una montagna meno conosciuta, ma capace di offrire esperienze durante tutto l’anno. In Sila ogni stagione ha il suo carattere: la primavera delle fioriture, l’estate più fresca rispetto alle coste, l’autunno dei colori e del foliage, l’inverno della neve.
E anche lo sci continua a essere parte della storia di Lorica. "Non abbiamo grandi impianti come altre località, ma abbiamo una caratteristica importante: le nostre piste sono esposte a nord, quindi quando arriva la neve spesso riusciamo a mantenerla a lungo, anche fino alla fine di aprile nelle stagioni migliori".

Camminare nella Sila: boschi, lago e grandi sentieri

Per chi arriva a Lorica, la montagna si scopre soprattutto camminando. Il Parco Nazionale della Sila offre oltre 600 chilometri di sentieri, tra faggete, grandi pinete di pino laricio, il lago Arvo e le cime che circondano il borgo. "La nostra è una montagna dolce – spiega Noemi –. È adatta anche a chi non cerca un’escursione estrema, perché puoi camminare per tanti chilometri senza grandi difficoltà e goderti il paesaggio".
Tra gli itinerari più apprezzati ci sono i percorsi attorno al lago Arvo, frequentati anche dai cicloturisti, i sentieri nei boschi sopra Lorica e il tratto del Sentiero Italia CAI che attraversa questa zona fino a Monte Botte Donato, la vetta più alta della Sila. "La cosa bella è la varietà dei paesaggi: ci sono faggete più antiche e poi le grandi pinete di pino laricio, con alberi alti e maestosi. È una montagna che invita a rallentare".
Se dovesse scegliere una stagione per visitarla, Noemi non avrebbe dubbi. "La primavera. Le fioriture sono straordinarie, il clima è perfetto e si possono fare tantissime attività: trekking, bici, kayak e, nelle annate più fortunate, anche qualche sciata. Anche l’autunno però è bellissimo, con il foliage e i colori dei boschi".

Una montagna dove crescere

Oggi, mentre aspetta la nascita di due gemelli, Noemi guarda al futuro con la stessa convinzione con cui ha affrontato tutte le sfide precedenti. "Io i miei figli me li immagino qui. In un posto dove possano correre nei prati, respirare aria pulita e vivere la natura. Vorrei che imparassero a conoscere il valore del luogo in cui vivono".
Una scelta che qualche anno fa poteva sembrare controcorrente. Oggi, osservando Lorica e il percorso costruito da Noemi e dalla sua famiglia, racconta invece una possibilità concreta: quella di una montagna capace non solo di resistere, ma di generare lavoro, relazioni e futuro.