Pulci dei ghiacciai: le spie del cambiamento climatico

Lo studio 'Collembolice' mira a a raccogliere quanti più dati possibili, utili per comprendere non solo la diffusione della specie, ma lo stato di salute della biodiversità. Il progetto di citizen science è aperto a nuove adesioni

 

Come dice il nome stesso, stiamo parlando di piccoli organismi visibili solo a uno sguardo attento, ma il loro ruolo nella comprensione dei cambiamenti climatici è sempre più importante. Sono le pulci dei ghiacciai che vivono negli ambienti glaciali e rappresentano importanti indicatori dello stato di salute degli ecosistemi d’alta quota.

Una ricerca coordinata

Collembolice è un progetto di ricerca e citizen science, coordinato dall’Università degli Studi di Milano e dal National biodiversity future center, che punta a studiare questi minuscoli invertebrati per comprendere meglio l’evoluzione della biodiversità negli ecosistemi glaciali.
 

La prima stagione di ricerca, nel 2025, in cui sono stati coinvolti 19 professionisti, è stata particolarmente significativa: ha permesso di monitorare oltre 100 siti alpini e portato all’identificazione di 5 nuove specie in alcuni piccoli ghiacciai isolati delle Alpi Marittime e delle Alpi Orientali. Fianco a fianco con i ricercatori hanno lavorato anche le guide alpine del collegio della Valle d’Aosta, che hanno contribuito all’organizzazione delle campagne e al coordinamento delle attività di campionamento in quota. Ora il progetto prosegue con un obiettivo preciso: raccogliere nuovi dati sulla distribuzione e la conservazione della specie.

Un mondo sorprendente

Pochi giorni fa abbiamo pubblicato un articolo sui rock glaciers e l'importanza di questi ambienti per la conservazione di determinate specie vegetali e animali: luoghi che non solo vanno difesi, ma che bisogna conoscere meglio per comprendere uno scenario che vede la montagna in repentino mutamento. Sappiamo ancora troppo poco sulla vita dei ghiacciai e sulla loro biodiversità e - anche per questa ricerca- l'obiettivo di illuminare zone grigie è primario. "I risultati 2025 rappresentano un punto di partenza importante, ma la ricerca deve continuare - spiega Barbara Valle, ricercatrice dell’Università degli Studi di Milano e coordinatrice del progetto-. Il nostro obiettivo è proseguire il monitoraggio per comprendere meglio la ricchezza e la distribuzione di queste specie sui ghiacciai alpini e mondiali capire e gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità glaciale. Ogni nuovo campione è un documento storico e naturalistico importantissimo e contribuisce a costruire una conoscenza indispensabile per la loro conservazione".

 

"Ogni nuovo campione è un documento storico e naturalistico importantissimo e contribuisce a costruire una conoscenza indispensabile per la loro conservazione". Barbara Valle

Un progetto condiviso

La campagna 2026 è appena iniziata, ma c'è ancora tempo per partecipare: chiunque volesse aggiungersi al progetto, può contribuire secondo le modalità riportate sul sito dedicato (https://collembolice.unisi.it/) e definite dai ricercatori, che sono disponibili a fornire i materiali necessari e la necessaria formazione.