Pietro Vidi in libera su Zodiac a Yosemite

Lo scalatore trentino aggiunge una prestigiosa salita californiana al suo già ricchissimo curriculum. “I tiri chiave si sono rivelati una delle migliori arrampicate della zona: placca, opposizione, diedri, tutto incredibilmente ripido e fisico"

Lo scalatore trentino Pietro Vidi ha ripetuto in libera Zodiac (VI, 5.13d max, 600 metri), una delle linee più fisiche e impegnative della parete Sud-Est di El Capitan, a Yosemite. Vidi, in cordata con Alessandro Larcher, ha affrontato la via dal basso e senza lavorare i tiri prima di scalare in continuità, dando ancora maggior valore alla sua salita. L’unico aiuto che i due scalatori si sono concessi è stato la salita in artificiale fino al sesto tiro, poiché la linea da salire in libera era ancora molto bagnata.

Zodiac: una classica di Yosemite

Zodiac è una delle più classiche vie di artificiale a Yosemite: aperta originariamente da Charlie Porter negli anni Settanta, è stata liberata per la prima volta nel 2003 dai fratelli Thomas Huber e Alexander Huber, che hanno superato sedici tiri con difficoltà fino all’8b. Negli ultimi anni, la versione in libera si è affermata come una delle sfide più interessanti della parete. La prima ripetizione in libera porta la firma di niente meno che Tommy Caldwell, mentre Jacopo Larcher e Babsi Zangerl si sono aggiudicati la seconda nel 2016.

Il racconto di Pietro Vidi

“Non la via che avevo pianificato di scalare, ma di certo non mi posso lamentare! Non sono mai stato davvero affascinato dalla Sud-Est di El Cap, più bassa e un po’ meno impressionante del resto del gigante, ma dopo aver visto il Great Roof inzuppato d’acqua e con poco tempo a disposizione, ‘Zodiac’ è stata la scelta logica” ha scritto Vidi su Instagram. Il suo piano originale era infatti di scalare The Nose, su cui aveva già messo le mani la scorsa stagione senza riuscire a finalizzare un tentativo in libera.

Particolarmente dure sono risultate essere le lunghezze di corda della variante White Circle: “I tiri chiave si sono rivelati una delle migliori arrampicate della zona: placca, opposizione, diedri, tutto incredibilmente ripido e fisico per gli standard di El Cap! È stata una bella avventura scalare in stile ground-up, senza sapere cosa aspettarsi dai tiri e dovendo inventarsi i movimenti lì per lì. 

Avevamo pianificato di rimanere in parete sette giorni, ma siamo riusciti a muoverci sorprendentemente veloci e abbiamo concluso la via in quattro giorni, chiudendo tutti i tiri duri al secondo tentativo e lasciandoci un po’ di tempo per riposare nella portaledge nelle ore più calde. 

Sono felice di aver condiviso l’esperienza con un fratello come Alessandro Larcher, che alla sua prima volta in valle è salito su El Cap ed è stato un supporto prezioso in parete” ha scritto Vidi sui social. 

Un curriculum in continua evoluzione

Negli ultimi anni l’arrampicatore italiano, che abbiamo intervistato a settembre, sta facendo faville a Yosemite: l’anno scorso insieme a Camilla Moroni aveva completato la libera della Pre-Muir Wall, trentacinque tiri con difficoltà fino all’8a+/8b. In quell’occasione i due avevano trascorso sei giorni in parete, alternandosi sui tiri chiave della via. Sempre nel 2025 Vidi aveva realizzato l’attesissima seconda salita in libera di Lurking Fear, un’altra via storica di El Cap, e aveva scalato Meltdown, considerata una delle vie trad più dure al mondo. Tutto ciò, subito prima di volare sulle Alpi e ripetere la mitica Histoire sans fin sul Petit Clocher du Portalet, sempre insieme a Moroni. Instancabile, a ottobre si è poi concesso un viaggetto nel Peak District britannico, dove ha fatto incetta di boulder e vie trad.