Romance e montagna: quando il paesaggio diventa magia

È un genere da incassi record e i giovani autori sono vere e proprie star, che spesso ambientano le proprie storie in alta quota. È solo uno sfondo suggestivo o c'è qualcosa di più? Erika Poderi ed Enrico Pedace hanno scelto il Trentino come terreno dove dipanare trame fantasy e intrecci amorosi

Le ragazzine ne vanno matte, gli editori anche: non c’è dubbio che sia il romance a trainare il mercato editoriale. Guardiamo ai dati. Cinque milioni di copie vendute nel 2024, con un incremento del 9,6% rispetto al 2023, che diventa del 120% nel quinquennio 2019-2024. Puro ossigeno per il mercato editoriale, che nel 2025 era in flessione, salvo riprendersi leggermente nei primi mesi del 2026. E il Salone del Libro di Torino già dall’anno scorso ha suggellato questo successo dedicando un’apposita sezione, il Romance Pop-Up, letteralmente preso d’assalto da masse di giovani e giovanissime, disposte a ore di code e perfino a eventi a pagamento pur di vedere le loro eroine. Come Erin Doom, all’anagrafe Matilde, che ha curato il programma di questo spazio, Felicia Kingsley, al secolo Serena Artioli, architetto di formazione nonché l’autrice più venduta in Italia (880mila copie nel 2025), o Anna Premoli, croata bocconiana con cittadinanza italiana, premio Bancarella 2013. 

Abbiamo cercato di capire se tutto questo c’entra qualcosa con la montagna.

Non solo Harmony

Chi scrive romance non pensa ai vecchi e sempre vituperati Harmony, la fortunata collana di narrativa rosa nata nel 1981 da una collaborazione fra Mondadori e la canadese Harlequin Enterprises (l’armonia infatti c’entra per un brillante gioco semantico partito dalle sigle dei due editori): la capostipite del genere è Jane Austen. E questo già rende l’idea della complessità del genere, che ha regole ben codificate e un unico padrone: i lettori, o meglio, le lettrici, spesso giovanissime. 

Al centro necessariamente deve esserci una storia d’amore, di qualunque tipo, meglio se affrontata in salsa spicy, con scene e descrizioni più o meno esplicite, in base al target. Il messaggio deve essere positivo per quanto banale. Non serve infarcire la narrazione con chissà quale visione del mondo, il linguaggio è giovanilistico, adeguato al pubblico di riferimento. Lo stile deve essere leggero, per tenerti incollato alle pagine, che spesso sono molte, così si può confezionare il “mattoncino” dalla fattura editoriale curata il giusto, dove però l’impaginazione indulge in soluzioni grafiche arabescate, per accompagnare le intricate evoluzioni della trama come una colonna sonora di inchiostro. Si tratta di storie che spesso tendono alla serializzazione del soggetto (come nel mondo manga, del resto), cosicché chi si appassiona abbia a disposizione una saga a due o tre volumi. 

Lo scopo è vendere, vendere, vendere il più possibile.

Romance fa rima con self-publishing e social (TikTok in primis). Gli autori iniziano a farsi conoscere online su siti che pubblicano racconti e fanfiction, dove il valore della community è potentissimo e torna utile poi quando si spicca il salto, decidendo di autopubblicarsi, spesso con Amazon e investendo non poco denaro. Felicia Kinglsey ha cominciato su EFP, Erin Doom su Wattpad, per citare due autrici e due siti di spicco. E a chiedere perché non passare da un editore, la risposta è disarmante nella sua semplicità: non c’è tempo per un editore, che magari ti risponde dopo 6 mesi, o non ti risponde affatto. Il tempo è denaro, in un genere votato alla soddisfazione immediata.

La rima si estende anche all’intelligenza artificiale: si capisce bene, infatti, come sia anche troppo facile utilizzare una qualunque AI per generare storie in serie, con un mono-copione riprodotto senza sforzi, aggirando la necessità di una correzione di bozze. 

Romantasy, il nuovo trend

Dire romance è come dire cibo” chiosa Felicia Kinslgey, che abbiamo intercettato in corsa al Salone del Libro di Torino, in uno dei numerosi bagni di folla che genera il suo passaggio. Bagni a cui lei non solo non si sottrae, ma generosamente partecipa, ben consapevole che la sua fortuna sono loro, le lettrici, e i sempre più numerosi lettori, visto che anche i maschi iniziano a entrare in questo mondo, anche in veste di scrittori. Come il cibo, dunque, il romance ha infiniti sapori e declinazioni, mescolandosi con gli altri generi, dal thriller allo storico. L’ultima tendenza è il romantasy, crasi tra romance e fantasy. 

Come ci spiega un’insegnante presente a uno dei banchi dell’affollatissima area self dedicata al romance nel padiglione 2, funziona perché dilata enormemente la creatività e le soluzioni narrative. Slegando la storia dalla realtà, si possono inventare creature magiche dai nomi fantasiosi, ambientazioni esotiche, eventi e azioni altrimenti impossibili. Basta salvaguardare le regole di cui sopra. Leggere romance, purché i ragazzi leggano: non ha dubbi sul fatto che non importa se la qualità letteraria non è granché, perché quella può diventare la porta per accedere a piani più alti della letteratura di classici e grandi autori.

Un genere cittadino

Il romance classico, quello che in libreria spicca con copertine molto rosa e super glam, si ambienta preferibilmente nelle grandi città, come Londra, New York e Tokyo (che nella declinazione italiana diventano Roma, Torino, Milano, con proporzioni parecchio differenti). “Dipende, in realtà – spiega ancora Felicia Kinglsey – ci sono anche un sacco di small town, di country, Elsie Silver ha scritto tutta una serie di mountain men”. Ora capisco cosa sono tutti quei romanzi che compaiono su Amazon cercando sotto la categoria dei libri di montagna: ce ne sono decine, tutti uguali, ma pronti a soddisfare qualunque gusto (sessuale, s’intende). Prima di essere scortata all’Auditorium passando da fuori, altrimenti non riuscirebbe a muoversi di un metro (anche perché dentro al Salone la massa di visitatori è imponente), Felicia fa in tempo ad aggiungere: “Anche ‘Non è un paese per single’ è ambientato sulle colline del Chianti. Ci vuole solo la voglia di mettersi a cercare” (nella nuovissima versione cinematografica di questo, che è uno dei suoi bestseller, anche Matilde Gioli e Cristiano Caccamo).

Naturale evasione 

Basta cercare, e allora torno allo stand del self-publishing, dove l’elemento naturale è molto presente su alcune copertine, tra rami intrecciati, foglie aggrovigliate, serpenti, farfalle nere, fiori del male e quant’altro aiuti a codificare immediatamente il genere del dark romance, a cui si addicono tutti questi simboli, con piò o meno evidenti richiami al gotico. Interrogo i presenti e finalmente lo trovo: si intitola Spire e radici e l’ha scritto Erika Poderi, una grafica editoriale milanese che da 10 anni per amore vive a Pergine Valsugana. Ed è lì che ha ambientato il suo primo romanzo, “perché se no è dura inventarsi tutto”. Storia di una giovane studentessa che si è appena stabilita a Pergine con la madre, e cerca solo tranquillità, ma viene travolta da un incontro inaspettato che la porta indietro di 500 anni, mettendone alla prova i sentimenti.

Il genere è quello dell’urban fantasy romance per la fascia young adult, ma se lo definiamo solo romantasy non sbagliamo del tutto: il riferimento è Twilight, la saga a quattro romanzi (di Stephenie Meyer) e cinque film, usciti in Italia a partire dal 2008. L’incasso mondiale ha superato i tre miliardi di dollari. La chiacchierata con lei è utile a capire meglio alcuni aspetti. 

Innanzitutto, Erika ci spiega che l’ambientazione dei romance non è mai importante di per sé, perché deve essere funzionale alla relazione amorosa, alla ricerca spasmodica dell’evasione assoluta. Se c’è troppo “worldbuilding”, i lettori si scocciano, perché sono distratti dal vero “cuore” del romanzo. Non importa nemmeno che sia realistica la descrizione di città e atmosfere, basta che sia funzionale (e coerente) con la trama scelta: se c’è un manager di una grande azienda la metropoli è quello che serve.

Uno stereotipo duro a morire

Quando il bisogno di evasione è così forte, la montagna si presta benissimo a fare da scenario a queste storie d’amore che, tornando alla metafora con il cibo, sono fast food per cuori dai gusti semplici e decisi. Ma quale montagna? Quella dei panorami mozzafiato, dove predomina la dimensione libera che offre l’esperienza nella natura (selvaggia ovviamente), lontana dallo stress cittadino, specchio di animi in cerca di introspezione e bisognosi di disintossicarsi da contorte dinamiche sociali, inclusi matrimoni falliti. Quella dove una innocua bufera fornisce un alibi perfetto alla cosiddetta “forced proximity”, ovvero una situazione in cui due persone si ritrovano isolate, magari in un caldo chalet in legno di recente ristrutturazione, perfettamente attrezzato per sopravvivere qualche giorno lontano da tutto e tutti. E quella, ovviamente, dei rozzi montanari muscolosi che, sotto sotto, svelano un inaspettato cuore romantico, dagli scontati risvolti erotici. Le atmosfere evocate dai romance del genere “mountain men” citato da Felicia Kinglsey, anche nella recente declinazione “cozy mountain” (un sottogenere che dà al termine “accogliente” un’accezione intima e sensuale), sono un po’ così: stereotipi che ci dicono molto di quanto sarà dura a morire l’immagine da cartolina che le grandi montagne si sono ritrovate addosso, vittime della loro stessa bellezza, e della frustrazione dei cittadini. Non ci può essere spazio, nel romance, per temi politici, ambientalisti, antropologici, sociologici. Tradirebbero la regola aurea del disimpegno assoluto.

Dal folclore al romance

Torniamo al romanzo di Erika, la cui particolarità sta proprio nell’ambientazione. Come previsto fin dall’inizio, doveva essere in Italia, e preferibilmente nel luogo dove vive: un mix di folclore trentino e tirolese le ha dato la giusta chiave narrativa. A guardare con occhi diversi tutte le creature che abitano le leggende dolomitiche e tutt’oggi animano i carnevali locali, dal misterioso salvanèl agli orrendi Krampus, di materiale in effetti non ne manca.

Dopo un po’ di indagini, ha trovato una creatura che faceva al caso suo e l’ha adattata al suo contesto, rendendola un essere mutaforma, un mortale in grado di percepire tutti gli esseri viventi, “collegato profondamente alla natura e in particolare all’albero di nocciolo, con cui ha un legame speciale”. Quella creatura non potrebbe esistere al di fuori di questa ambientazione. “Molti hanno apprezzato la mia scelta e gli è venuta voglia di andare a Pergine”. Missione compiuta.

Bazzica i territori del romance anche Enrico Pedace, a una rapida scorsa l’unico nome maschile nell’elenco delle decine di partecipanti al Festival Romance Italiano 2025, il FRI di Milano, la più importante manifestazione dedicata al genere. Il suo blog si apre su un caratteristico panorama dolomitico e una frase guida: “La montagna è l’unico luogo dove puoi sognare a occhi aperti”. Soprattutto quando hai molta fantasia: calabrese di origine, infermiere pediatrico a Roma, Enrico ha scoperto la Val di Fassa durante una vacanza con la moglie, e ora considera Moena la sua patria elettiva, un luogo dell’anima dove torna appena può. Non solo, perché alla “fata delle Dolomiti” ha dedicato diverse guide (rigorosamente autopubblicate, come tutti i suoi libri) e un romanzo che non può non attirare la nostra attenzione. Si intitola Petali di spine e prende le mosse dalla leggenda di re Laurino, spunto di partenza per una trama fantasy in stile Signore degli Anelli. Non l’unico ambientato a Moena, ma l’unico con questo taglio.

Insomma, quando ci sono di mezzo il folclore e la magia delle antiche leggende delle Dolomiti, la montagna smette di essere puro sfondo perfino nel romance. Con il paradosso che le leggende alpine, da re Laurino al Regno dei Fanes, sono quanto di più lontano dall’amore romantico, e non offrono un’immagine edulcorata della natura, bensì al contrario di forze che possono schiacciare gli esseri umani quando vogliono. Il romance non può accettare questa disumanizzazione, e ha invece bisogno di dare un cuore a ogni pietra, di ignorare il freddo della neve, la fatica dietro alla gestione del territorio, il pericolo nella wilderness, scorporando la scorza dura dell’ambiente alpino, per succhiarne solo l’essenza di pura bellezza. Come fa un vampiro con il sangue delle vergini. O il turismo di massa con le montagne.