Salento, identificato un pipistrello albino mai visto: "Il primo al mondo"

Una femmina di ferro di cavallo minore dalla particolare colorazione è riuscita non solo a sopravvivere, ma a riprodursi. Il luogo del ritrovamento rimarrà segreto per preservare l’esemplare

 

È raro, per un animale che fa del colore del suo manto uno degli strumenti di mimetizzazione più efficaci, dover convivere con una condizione genetica che lo rende bianco, ben visibile ai predatori. Eppure, un esemplare femmina del Salento è riuscito non solo a sopravvivere, ma anche ad allattare. Non solo, ma rappresenta anche un caso unico per la specie in questione. “È il primo al mondo”, afferma Alessandra Tomassini, PhD in scienze naturali e presidente dell’associazione Tutela Pipistrelli. In Italia, infatti, erano già stati osservati casi di albinismo in altre specie di chirotteri, mentre è la prima volta che viene individuato un Rhinolophus hipposideros con queste caratteristiche. 

L’esemplare, per essere albino, deve essere omozigote, quindi servono entrambi gli alleli recessivi”, prosegue Tomassini. Dunque, si tratta di una mutazione genetica che si manifesta solo quando un cucciolo eredita la stessa variante alterata del gene sia dalla madre sia dal padre. Se la eredita solo da uno dei due genitori, invece, può essere portatore della caratteristica e mantenere così il manto del colore più diffuso, solitamente un gradiente del tipico colore grigio-marrone.

Un’incredibile storia di sopravvivenza

In Italia erano già stati identificati alcuni esemplari albini ma non ancora di Rhinolophus hipposideros, la specie individuata in Salento: “La particolarità è quella di aver trovato una femmina albina in lattazione con il cucciolo che, oltretutto, ha il manto marrone. Dobbiamo ringraziare il Gruppo speleologico leccese ‘Ndronico e Scintilena per la segnalazione che, oltretutto, ci ha permesso di pubblicare un articolo scientifico su questo esemplare, che presenta caratteristiche mai osservate prima”.

Il manto bianco, per un animale notturno, costituisce un vero e proprio svantaggio evolutivo, un ulteriore motivo per il quale questa caratteristica è così rara: “I pipistrelli vivono di notte per sfuggire ai predatori, e gli animali albini hanno difficoltà a sopravvivere perché un rapace li può predare molto più facilmente. La Rhinolophus hipposideros è una specie che vola molto lentamente ma che, in compenso, manovra molto bene. Ma il non volare velocemente e il manto bianco permettono ai predatori di catturarli molto più facilmente”, afferma Tomassi, e continua: “È una specie che, di per sé, evita completamente la luce del sole, spesso riduce i movimenti anche con la luna piena”.
 


Allo stesso modo, l’aver individuato questo esemplare femmina durante la lattazione offre un indizio fondamentale sulla sua età: “Questa specie raggiunge la maturazione sessuale e, di conseguenza, può fare cuccioli tra il primo e il secondo anno di vita – prosegue Tomassi –. Questo esemplare è sopravvissuto ai primi anni di vita nonostante gli svantaggi genetici, e ha anche dato alla luce un cucciolo del colore più diffuso”.

Le preoccupazioni per la variabilità della specie

Il fatto che un esemplare albino sia sopravvissuto così a lungo all’interno della colonia, però, può essere il frutto di due eventualità, una positiva e una meno per la biodiversità della specie: “La presenza di un esemplare albino giunto in fase di lattazione significa da una parte che c’è biodiversità e, dall’altra, potrebbe indicare che la popolazione è troppo isolata e quindi emergono mutazioni recessive”, afferma Tomassini. L’esemplare albino, infatti, è figlio di genitori quantomeno portatori della mutazione o, a loro volta, dal manto bianco. “Nel secondo caso, può significare che la popolazione sia poco a contatto con altre e non abbia possibilità di scambio genetico”, prosegue. 

La popolazione di circa 170 pipistrelli all’interno della quale vive l’esemplare omozigote è stata trovata in provincia di Lecce, in una cavità artificiale che rimarrà segreta: “Non vogliamo pubblicizzare quale sia la grotta per tutelare la specie. Il disturbo nei rifugi è un delle prime cause di declino delle popolazioni, perché crea un senso di disagio molto forte proprio dove vivono. Con Tutela Pipistrelli facciamo anche attività culturali in cui spieghiamo agli speleologi per quale motivo non è possibile visitare le grotte tutto l’anno, proprio per rispettare i chirotteri. Il prossimo sopralluogo in questa grotta sarà forse a fine luglio”.