Valle d'Aosta, i giochi di ruolo insegnano ai bambini a difendere i ghiacciai

Il progetto, ideato da Source International in collaborazione con CAI Valle d'Aosta, CNR e sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo, coinvolge oltre cento giovani studenti e studentesse in laboratori, attività ludiche e uscite didattiche in ambiente

 

Le giovani generazioni di oggi sono le ultime che vedranno i ghiacciai a bassa quota, così come le prime a subire gli effetti più devastanti del cambiamento climatico”. Laura Grassi, scienziata ambientale e coordinatrice del progetto per l’Ong Source International assieme a Sofia Farina, ha contribuito a ideare e realizzato il progetto Ghiacciai e Futuro: i giovani della Valle d'Aosta in azione per il clima, un laboratorio di Citizen science rivolto esclusivamente ai più giovani e organizzato in collaborazione con CAI Valle d'Aosta e CNR: “In alcune zone della Valle d'Aosta vedi tre o quattro ghiacciai per ogni escursione, è un vero e proprio laboratorio a cielo aperto per osservare gli effetti del cambiamento climatico. Siamo convinte che l’energia per trovare delle soluzioni nasce soprattutto dalla consapevolezza del problema, per questo ci rivolgiamo a bambini e ragazzi”.

"L’energia per trovare delle soluzioni nasce soprattutto dalla consapevolezza del problema, per questo ci rivolgiamo a bambini e ragazzi” Laura Grassi

L'iniziativa, giunta alla conclusione della prima fase, coinvolge oltre 180 ragazze e ragazzi di 12 classi delle scuole primarie e secondarie dei comuni di Valtournenche e Saint-Vincent, coinvolti in attività di divulgazione, giochi di ruolo e laboratori scientifici: “Il progetto si articola in tre attività principali: laboratori didattici nelle scuole, uscite sul ghiacciaio e una fase finale di advocacy. In questa prima parte abbiamo lavorato soprattutto sulla comprensione del cambiamento climatico e della fusione dei ghiacciai con teoria e attività pratiche. I ragazzi hanno utilizzato strumenti scientifici professionali e kit low cost per monitorare la qualità delle acque, portando anche campioni raccolti personalmente da torrenti e ghiacciai”, prosegue Laura Grassi.

Giochi di ruolo: tra tutela della natura ed eredità familiari

Una delle attività più curiose del progetto, però, ha riguardato alcuni giochi di ruolo proposti ai giovani studenti, molto spesso cresciuti in contesti familiari che, in zone come la Valle d’Aosta, fanno dell’acqua una vera e propria fonte di sopravvivenza: “Abbiamo poi proposto un gioco di ruolo ambientato in un futuro segnato da scarsità idrica, dove studenti e studentesse dovevano confrontarsi e trovare soluzioni condivise tra interessi diversi, dal turismo alla tutela dell’ambiente”, spiega Laura Grassi, che aggiunge: “I ruoli erano molteplici, dal rifugista alla sindaca, dall’imprenditore dell’impianto sciistico fino alla natura stessa. All’inizio molti bambini hanno difeso le posizioni più vicine ai lavori dei loro genitori, pensando più agli interessi privati che ai bisogni primari. Col confronto sono arrivati poi a ragionare in modo collettivo, considerando l’acqua come bene comune”.

“La natura non ha voce, ma qualcuno la deve avere per lei”.

E il risultato finale, racconta Laura Grassi, è stato un confronto che ha offerto moltissimi spunti di riflessione: “L’obiettivo del laboratorio non era quello di trovare una soluzione necessariamente giusta, ma che fosse per loro accettabile e che tutti potessero accettare. Sono state pensate anche soluzioni un po’ fantasiose e impraticabili come, ad esempio, dare tutta l’acqua alla natura, che è un qualcosa di molto bello perché da bambini sì è molto innocenti. Li abbiamo nuovamente spronati a ragionare e sono poi arrivati a conclusioni più ragionevoli, ma ciò che è interessante è che nella realtà la natura non ha voce in capitolo, e ci deve essere sempre qualcuno che prenda voce per lei”.

Dal monitoraggio in classe all’uscita su ghiacciaio

Oltre ai giochi di ruolo, il progetto ha previsto fino ad ora anche una parte più scientifica, costruita però con un linguaggio adatto all’età degli studenti coinvolti: “La sfida è stata semplificare senza svuotare il concetto”, racconta Laura Grassi. Durante i laboratori nelle scuole, bambini e ragazzi hanno affrontato temi come cambiamento climatico, fusione dei ghiacciai e monitoraggio delle acque tramite lezioni interattive, immagini storiche e attività pratiche: “Le nostre non sono mai lezioni frontali, mostriamo immagini storiche, facciamo domande, stimoliamo la discussione tra loro. Abbiamo fatto usare loro sia strumenti professionali, gli stessi impiegati sul campo dai ricercatori, sia kit low cost pensati per poter replicare le attività anche negli anni successivi, che hanno permesso loro di misurare parametri come pH, torbidità e conducibilità elettrica delle acque”. 

“L'obiettivo è far guardare i ghiacciai ai ragazzi con occhi diversi”.

Gli studenti hanno raccolto personalmente i campioni da analizzare, portando acqua prelevata da torrenti, fontane e in alcuni casi direttamente dai ghiacciai: “Alcuni si sono impegnati tantissimo per andare a prendere i campioni, c’è stata tanta partecipazione”, racconta la scienziata ambientale. Il percorso culminerà poi in autunno con le uscite sul ghiacciaio del Plateau Rosà, anche queste organizzate insieme a ricercatori del CNR e a membri del CAI Valle d'Aosta: “Per molti dei ragazzi coinvolti non sarà la prima volta sul ghiaccio. Quasi tutti vivono la montagna da vicino e molti frequentano già i ghiacciai tutto l’anno. Ma l’obiettivo, stavolta, è far osservare loro quei luoghi con uno sguardo diverso, non più soltanto come spazi per il turismo o lo sport, ma come ecosistemi fragili e in rapido cambiamento”, sottolinea Laura Grassi. 

A conclusione di questa seconda fase è stato previsto anche uno spazio di riflessione e confronto, così da far emergere le emozioni che ognuno dei giovani studenti e delle giovani studentesse proverà nel vedere le ferite del ghiacciaio: “Dopo l’uscita ci sarà una parte un po’ più emozionale, per capire come studenti e studentesse si sentiranno dopo il percorso che avranno fatto fino a quel momento. Spesso, da laboratori come questo emergono sentimenti come rabbia, frustrazione e impotenza, ma specialmente con queste fasce d’età è necessario aumentare la loro consapevolezza senza spaventarli, così da far riconoscere loro queste emozioni per poi trasformarle in azione per innescare un cambiamento”.

La Carta del ghiacciaio: una richiesta concreta 

L’ultima fase del progetto, prevista per gli ultimi mesi del 2026, proverà a trasformare la consapevolezza maturata durante laboratori e uscite sul campo in proposte concrete rivolte alle amministrazioni locali. Studenti e studentesse lavoreranno infatti alla realizzazione di una “Carta del Ghiacciaio”, un documento contenente 10 richieste e azioni concrete da proporre ai Comuni coinvolti nel progetto: “L’idea è lavorare sia sulle azioni individuali che su quelle comunitarie, cercando di fare la nostra parte nel capire cosa si possa fare concretamente per rallentare almeno in parte la velocità con cui i ghiacciai si stanno fondendo”, spiega Laura Grassi: “Ogni classe elaborerà le proprie proposte, che verranno poi raccolte in un unico documento finale destinato a essere stampato e affisso all’esterno dei municipi come richiesta di un impegno pubblico locale a tutela dell’ambiente alpino”.

“Le comunità locali possono avere un ruolo nel pensare il futuro della montagna”.

Secondo le ideatrici del progetto, il percorso di advocacy rappresenta una parte centrale dell’iniziativa proprio perché permette ai ragazzi di non sentirsi semplici spettatori del cambiamento climatico: “Non volevamo che fossero soltanto destinatari di informazioni o persone che assistono passivamente a ciò che sta succedendo. L’obiettivo è renderli protagonisti di questo momento storico e far capire loro che anche le comunità locali possono avere un ruolo nel ripensare il futuro della montagna”.