Gli uomini della SPCC durante il ritrovamento di Dawa Sherpa © SPCC
I segni di congelamento sulle mani di Dawa Sherpa
Gli uomini della SPCC durante il ritrovamento di Dawa Sherpa © SPCC
Gli uomini della SPCC durante il ritrovamento di Dawa Sherpa © SPCC
La via normale all'Everest tra i campi 3 e 4 © Rupert Hauer
Dawa Sherpa, scomparso dal 29 maggio e ormai dato per disperso, è stato ritrovato vivo vicino al campo base. Il 4 giugno, una squadra addetta alla rimozione dei rifiuti sulla Khumbu Icefall dopo la fine della stagione delle spedizioni commerciali lo ha visto mentre strisciava verso valle. Lo sherpa ha riportato segni di congelamento alle mani, ma non sembra avere riportato altri danni fisici.
Disperso sopra il Campo 3
Lo sherpa, chiamato Hillary Dawa in onore al primo salitore dell’Everest, era stato visto l’ultima volta alla quota di 7500 metri, sopra il campo 3, durante la discesa con l’americano Chris Thrall. Pare che Dawa non lavorasse per Thrall, ma per un alpinista polacco che si trovava poco più in basso.
“Dawa si è fermato per una pausa con il suo zaino. Gli ho chiesto se andasse tutto bene, lui mi ha risposto che stava bene e di andare avanti” riporta Thrall in un video sul suo canale Youtube. Non è chiaro dove si trovasse lo Sherpa che avrebbe dovuto accompagnare l'americano: questo non viene mai menzionato per il resto del resoconto. Mentre continuava la discesa, Thrall si è imbattuto nel polacco in difficoltà e ha cercato di aiutarlo, ma Dawa Sherpa non li ha mai raggiunti. “Era stato un summit push molto lungo. Avremmo dovuto impiegare cinque giorni per raggiungere la vetta e tornare, invece ce ne abbiamo messi undici, per quanto complesse erano le condizioni. Quindi, torno indietro a cercare lo Sherpa, che probabilmente si darà una scossa e starà bene come ha fatto altre centinaia di volte, oppure aiuto il polacco che è rimasto senza ossigeno ed è vicino al congelamento?” dice Thrall nel video, ammettendo di aver scelto la seconda opzione.
“Io e il polacco abbiamo trovato una tenda con un cuoco al campo 3 e ci siamo fermati un paio d’ore, e in tutto quel tempo non ho visto Dawa scendere, né la luce della sua torcia frontale”. Quando l’americano è arrivato al campo 2, dopo 19 ore dal campo 4, ha parlato via radio con il campo base, decidendo poi di scendere. “Non avevo l’ossigeno necessario per tentare un soccorso, sull’Everest è diverso. Ho fatto il possibile come cliente. Avevo promesso a mio figlio, che ha 11 anni, che sarei tornato vivo” conclude Thrall.
Nessun allarme
Per Dawa non è stata iniziata nessuna operazione di soccorso formale, poiché le due compagnie coinvolte, quella che aveva ottenuto i permessi di scalata (8k Expeditions) e quella che aveva organizzato la spedizione (la più piccola agenzia Himalayan Traverse Adventure), continuavano a palleggiarsi le responsabilità.
“Come direttore di una compagnia, devo dire la verità e notare alcuni seri errori. La squadra ha detto di essere arrivata in vetta il 28 maggio, quando avrebbe già dovuto essere al Campo Base per prepararsi a partire. L'SPCC [le squadre addette alla rimozione delle corde fisse] aveva già annunciato che avrebbe rimosso le scale dalla Khumbu Icefall quel giorno, era quindi molto rischioso che dei clienti si trovassero sulla montagna. Inoltre, hanno raggiunto la vetta alle cinque del pomeriggio, che è un orario inaccettabile. Avrebbero dovuto tornare indietro prima” ha detto Pemba Sherpa, il direttore dell’agenzia 8k Expeditions. “La vera negligenza è avvenuta quando Dawa ha perso contatti con il Campo Base. Avrebbero dovuto inviare immediatamente una squadra di Sherpa da terra. Se fosse stato malato o ferito, avrebbero potuto aiutarlo nella discesa" ha concluso Pemba.
Un tentativo di ricerca
È del 3 giugno il primo tentativo di ricerca in elicottero, richiesto dalla famiglia di Dawa a 8k Expeditions. La squadra di soccorso si aspettava probabilmente di avvistarlo tra il Campo 4 e il Campo 1, ma lo Sherpa si trovava ben più in basso. “Ieri ho visto un elicottero volare sopra di me. Ho alzato entrambe le mani due volte, ma non mi hanno visto” ha detto Dawa ai suoi soccorritori, secondo quanto riportato da The Tourism Times.
Ha poi riferito di essere caduto in un crepaccio sotto il campo 1, e di esservi rimasto per due giorni prima di trovare le forze di venirne fuori. Non è chiaro come Dawa sia riuscito a raggiungere il Campo Base senza le numerose scale che permettono di attraversare i crepacci sulla Khumbu Icefall.
Contro ogni aspettativa
“Dawa è riuscito a sopravvivere contro ogni aspettativa per sei giorni. Non è niente meno che un miracolo. Si tratta di un caso esemplare di autosoccorso. Per quanto ne so, nessuno era mai riuscito a rimanere in vita da solo a quella quota sull’Everest” ha concluso Pemba Sherpa.
Hillary Dawa “è sveglio e sta ricevendo le cure” ha riferito Nishant Dhakal, medico dell’unità di terapia intensiva dell’ospedale HAMS a Kathmandu, alla BBC. “Mi ha riconosciuto…sta bene e parla” ha detto la figlia Mhendo Lhamo Sherpa all’agenzia Reuters.
Domande senza risposta
In una stagione particolarmente intensa per l’Everest, con oltre 1000 persone che hanno raggiunto la vetta, questa vicenda lascia molte domande senza risposta.
La situazione sarebbe stata diversa se ad essere dispersi fossero stati dei clienti e non uno Sherpa? E' stata invita assistenza di qualche tipo ai due clienti che si sono trovati ad affrontare la discesa da soli? Che ne è stato dello Sherpa che avrebbe dovuto accompagnare Thrall? Perchè nessuno ha riportato l'assenza di Dawa durante la permanenza di due ore al Campo 3?