© Kosuke Kawachi
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La linea di salita © Kosuke Kawachi
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Una spettacolare lama © Kosuke Kawachi
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Una verticalità che toglie il fiato © Kosuke KawachiToru Nakajima, Yudai Suzuki e Kosuke Kawachi hanno aperto una nuova via sul Cerro Cota 2000, nel parco delle Torres del Paine, nella Patagonia cilena. La cima è famosa per la compattezza del suo granito, tale da ricordare la roccia di Yosemite, negli USA. I tre giapponesi hanno battezzato la linea, lunga 800 metri e con difficoltà fino al 7a, A3, Echoes in the Dark.
“Abbiamo affrontato un'avventura straordinaria. Un lungo tratto di arrampicata artificiale che miracolosamente si è rivelato scalabile, un camino verticale con 20 metri di runout, sezioni di placca e lame di roccia estremamente friabili” Yudai Suzuki
“Terreno inesplorato, ostacoli senza fine e un'arrampicata indimenticabile. Abbiamo tracciato una nuova linea su una grande parete della Patagonia. Approfittando di quella che sembrava essere l'ultima finestra di bel tempo dopo giorni di condizioni avverse, abbiamo affrontato un'avventura straordinaria. Un lungo tratto di arrampicata artificiale che miracolosamente si è rivelato scalabile, un camino verticale con 20 metri di runout, sezioni di placca e lame di roccia estremamente friabili, persino un camino ghiacciato da salire con le scarpette d'arrampicata: queste sono solo alcune delle difficoltà che abbiamo dovuto superare. Il risultato è stato una spedizione e un'esperienza di arrampicata tra le più complete e appaganti che potessimo immaginare” ha scritto Suzuki sui social.
Osa ma non troppo
I primi sei tiri della via coincidono con Osa ma non troppo, una via aperta nel 2007 dagli italiani Elio Orlandi, Michele Cagol, Fabio Leoni e Rolando Larcher. I quattro alpinisti, tutti navigati patagonici con diverse aperture all’attivo, avevano salito in sei giorni questa splendida linea di 700 metri, con difficoltà massima di 7b in libera e di A2+ in artificiale. L'obiettivo originario era di scalare tutta la via in libera, ma a causa delle condizioni della parete gli alpinisti sono riusciti a salire in free climbing circa l'85% della via.
Chi sono i giapponesi
La cordata che ha aperto Echoes in the dark vanta curriculum di tutto rispetto. Nakajima, classe 1993, ha una formazione molto tecnica, con un’enorme esperienza nell’arrampicata su bigwall e in stile tradizionale. A soli 12 anni ha realizzato la prima ripetizione di Shiragao Oni, all’epoca una delle vie trad più dure del Giappone, per poi aggiudicarsi salite trad tra le più difficili del Regno Unito.
Yudai Suzuki proviene da un ambiente alpinistico: a diciotto anni ha iniziato a dedicarsi all’arrampicata e allo sci, e a ventitré anni ha realizzato la prima salita del Lajo Dada (6426 m) nell’Himalaya nepalese. Si è poi rivolto all’Alaska, alla Patagonia e al Karakorum. Nel 2023 ha aperto una nuova via sulla Nord dell’Ausangate (6381 m) in Perù, e realizzato la prima salita della cresta Nord Ovest del Ghamubar Zom 5, in Pakistan. Nel 2024, ha salito l'inviolata parete Ovest del Thui 2.
Kosuke Kawachi, classe 2005, è alla sua prima esperienza in Patagonia, ma ha già viaggiato in luoghi simbolo dell’arrampicata come il parco di Yosemite e la valle di Cochamò, in Cile.