Uno degli incontri di Natura in evoluzione © @PNGP
Uno dei laboratori della scorsa edizione della rassegna © @PNGP
Un incontro della rassegna nel 2025 © Foto @PNGP
Un Guardaparco in monitoraggio © © Enzo Massa Micon_01_Archiv_PNGP_Guardaparco.jpg
Il giardino botanico Paradisia © © Enzo Massa Micon_Giardino_Botanico_Alpino_Paradisia_Cogne.jpgQuest’anno ricorre il ventennale della ricerca sulla biodiversità alpina nel Parco Nazionale del Gran Paradiso: un lavoro fondamentale per capire, conoscere e proteggere l’ecosistema alpino. L’anniversario riguarda il progetto di Monitoraggio della Biodiversità Animale in ambiente Alpino (MBAA), avviato nel 2006 con l’obiettivo di osservare come alcuni gruppi tassonomici reagiscono alle variazioni climatiche e ambientali.
Vent’anni dopo, questo progetto partito dal Gran Paradiso coinvolge sei aree protette italiane e continua ad essere capofila nello studio della biodiversità delle nostre montagne. Questa ricorrenza si unisce alla quarta edizione di Natura in evoluzione, una rassegna di divulgazione scientifica immersiva, portata avanti dal Parco dal 2023 e partita il 31 maggio, in stretta collaborazione e sinergia con l’Associazione BioMA.
Un progetto pensato per il lungo periodo
“L’idea originaria del progetto MBAA era capire cosa succede ad alcuni gruppi animali in risposta ai cambiamenti climatici e ambientali”, spiega Ramona Viterbi, responsabile del progetto. “Non ci siamo concentrati sui classici animali simbolo della montagna, ma soprattutto su invertebrati e uccelli, che reagiscono molto più velocemente alle variazioni dell’ambiente e quindi sono ottimi indicatori”.
“Ci siamo concentrati su invertebrati e uccelli, che reagiscono molto più velocemente alle variazioni dell’ambiente e sono ottimi indicatori”
Il progetto è stato costruito per evidenziare le trasformazioni nel tempo attraverso una metodologia ripetibile e standardizzata. Il monitoraggio prevede due anni consecutivi di campionamento seguiti da quattro anni di pausa: una scansione che, dal 2006 a oggi, ha portato a quattro ripetizioni complete.
“Abbiamo scelto di prevedere due anni consecutivi di rilievi perché le condizioni ambientali cambiano molto da una stagione all’altra”, racconta Viterbi. “Se un anno capita una stagione particolarmente sfavorevole dal punto di vista meteorologico, il secondo anno permette di compensare almeno in parte quella variabilità”.
Una rete di parchi e oltre 100 plot di monitoraggio
Nel 2007 al progetto del Parco Nazionale del Gran Paradiso si sono aggiunti due parchi regionali piemontesi, il Parco naturale Orsiera Rocciavrè e il Parco naturale Alpe Veglia e Alpe Devero, che hanno adottato le stesse metodologie. Dal 2012 la rete si è ulteriormente ampliata coinvolgendo altri tre parchi nazionali: Val Grande, Stelvio e Dolomiti Bellunesi.
Oggi il monitoraggio coinvolge sei aree protette e più di cento plot di rilevamento. I siti di campionamento sono costituiti da aree circolari di 100 metri di diametro distribuite lungo gradienti altitudinali, a intervalli di 200 metri di quota.
I gruppi tassonomici monitorati sono quelli attivi sulla superficie del suolo: carabidi, stafilinidi, ragni e formiche, oltre a farfalle, cavallette e uccelli. Le metodologie sono state scelte non solo per la loro efficacia scientifica, ma anche perché semplici, economiche e standardizzabili, così da garantire la ripetibilità del progetto per decenni.
Un ecosistema di dati: fauna, clima e vegetazione
Oltre ai dati faunistici vengono raccolte informazioni climatiche, variabili fisiche e topografiche e dati relativi alla vegetazione.“Le componenti faunistiche sono strettamente collegate alla vegetazione: variazioni della flora si rispecchiano nella fauna. Per questo raccogliamo anche dati floristici e ambientali: ci aiutano a interpretare i cambiamenti osservati nei gruppi tassonomici che monitoriamo” sottolinea Viterbi.
La flora viene utilizzata soprattutto come componente interpretativa per quello che riguarda la fauna, mentre altri progetti portati avanti parallelamente dal parco si occupano in modo specifico della vegetazione pioniera in ambienti periglaciali, cioè quelli occupati dalle masse glaciali fino a pochi decenni fa.
Uno degli aspetti più rilevanti del progetto è il valore crescente dei dati raccolti: man mano che il monitoraggio prosegue, i dati permettono ai ricercatori di comprendere come le specie reagiscono alle variazioni ambientali e ai cambiamenti climatici in atto sulle Alpi.
Già oggi il progetto ha ampliato in modo significativo le conoscenze sulla biodiversità del Gran Paradiso e delle altre aree coinvolte. Sono state individuate specie mai segnalate prima in quei contesti geografici, alcune nuove per l’Italia e addirittura una specie mai documentata prima, il ragno Peponocranium ambrosii.
Inoltre, l'analisi dei dati raccolti lungo i gradienti altitudinali ha portato informazioni sulla distribuzione della biodiversità in ambiente alpino. Le quote maggiori, è risultato da questi studi, sono caratterizzate da un numero di specie più basso rispetto alle quote minori, nonchè da un numero più alto di specie endemiche o vulnerabili. Sono altresì state identificate specie associate alle diverse quote del gradiente altitudinale studiato, il che ha consentito di individuare speciazioni altitudinali. Cambiamenti futuri nella loro distribuzione potranno essere considerati i primi segnali di trasformazioni ambientali.
“Rispetto all'inizio del monitoraggio è stato osservato un aumento nella distribuzione e nella ricchezza specifica delle farfalle, il che è concorde con quello che ci si aspetterebbe in caso di aumento della temperatura. In particolare, le specie di farfalle presenti in un range altitudinale ristretto e quelle strettamente alpine hanno mostrato un tasso di incremento nettamente minore rispetto alle altre specie. Si è inoltre notato che la composizione di comunità cambia in modo coerente, così che gli orizzonti alpino e subalpino risultano essere sempre più simili a quelli di quote più basse” spiega Viterbi.
“Il valore di questi dati cresce con il tempo”, continua Viterbi. “Ma già nell’immediato il progetto ci restituisce una fotografia molto ricca della biodiversità presente”.
Ricerca, formazione e lavoro sul campo
Attorno al progetto si è sviluppata in questi vent’anni una rete scientifica stabile che coinvolge ricercatori, tesisti diventati collaboratori e tassonomi specializzati. "C’è un enorme lavoro dietro le quinte. Tutto ciò che si può fare sul campo lo facciamo, ma una parte delle specie individuate richiede l’analisi in laboratorio da parte di tassonomi specializzati” aggiunge Viterbi.
Grazie ai finanziamenti legati all’ampliamento del progetto, sono stati attivati anche corsi di formazione tassonomica per giovani ricercatori. “Uno dei plus di MBAA è stato anche costruire competenze. Formare nuove generazioni di tassonomi è parte integrante del progetto”.
Natura in evoluzione: scienza e divulgazione
Accanto al monitoraggio è nata Natura in evoluzione, la rassegna che accompagna il ventennale del progetto e che racconta la biodiversità con un approccio divulgativo ma scientificamente rigoroso. “L’edizione di quest’anno, partita il 31 maggio, sarà anche un’occasione per raccontare agli appassionati i nuovi metodi di censimento impiegati all’interno del progetto, e per analizzarne insieme punti di forza e criticità. È un calendario pensato per il pubblico ma con un occhio molto scientifico” conclude Viterbi.
Il programma propone incontri, laboratori e attività pratiche nei PNGP Labs del Parco, con l’obiettivo di avvicinare il pubblico ai metodi del monitoraggio e alle sue nuove tecnologie.
Tra gli appuntamenti più significativi:
- Occhi umani, occhi automatici: osservare e vivere il cambiamento (12 luglio, Campiglia Soana): un confronto tra osservazione sul campo e sistemi automatici di monitoraggio, con la partecipazione di Ramona Viterbi e altri ricercatori.
- L'infinitamente piccolo: la biodiversità che non vediamo (10 agosto, Cogne - Giardino Botanico Alpino Paradisia). Il botanico del Parco Andrea Mainetti in dialogo con Laura Cornara, Università di Genova.
- Questione di semi (11 luglio, Cogne - Giardino Botanico Alpino Paradisia). Un incontro per scoprire il mondo nascosto dei semi e il loro ruolo fondamentale nella vita delle piante e degli ecosistemi alpini. Con Andrea Mondoni, Università di Pavia e il Laboratorio per adulti con Silvia Ghidotti, ETS BioMA.
La rassegna include anche laboratori, esperienze sul campo e momenti artistici, come lo spettacolo “MûT” della compagnia La Désarmante, dedicato a clima e resilienza. Il programma completo si trova sul sito del Parco.