La nord della Grivola
Luigi 'Carrellino' Carrel
Amilcare Cretier
La parete est della Grivola
Vista della cresta ENE della Grivola © Federico Rossetti
La Grivola dal Bivacco Gratton © Federico Rossetti
Una volta era tutto più lento e ossessivo, nell’arrampicata sul ghiaccio. Per Amilcare Cretier, primo salitore della parete nord est della Grivola (3.969 metri) il 2 agosto 1926 in cordata con Lino Binel, la scalata fu un ininterrotto scalinare, un "lento, faticoso e monotono lavoro di piccozza… Con regolarità e con calma l’acciaio incide nel cristallino elemento i sicuri gradini leggermente inclinati a monte, cosicché la nostra salita continua lentissima sull’inclinata superficie… Anche il nostro pensiero ha perso la sua vivacità e si limita a considerare palmo per palmo il nostro cammino. La nozione del tempo e dello spazio si va perdendo e si confonde con la visione del
piccolo tratto bluastro che si presenta man mano dinanzi a noi".
“La nozione del tempo e dello spazio si va perdendo e si confonde con la visione del piccolo tratto bluastro che si presenta man mano dinanzi a noi” Amilcare Cretier
La salita della ovest
Il piccolo grande Luigi Carrel, detto Carrellino, salì la parete nord ovest dieci anni dopo, con lo stesso Binel, Remo Chabod e Alberto Deffeyes. La guida di Valtournenche scoprì la Grivola durante un’operazione di soccorso e probabilmente colse la somiglianza con il suo Cervino. La Nord ovest è l’altra faccia
settentrionale, leggermente meno inclinata della Nord est, ma ugualmente grandiosa. Anche Carrellino, lavorando duro di piccozza, dovette tagliare seicento scalini sul concavo pendio, una vela spiegata verso il Monte Bianco.
Ovviamente, sul facile e sfasciato versante meridionale, la Grivola era già stata corteggiata e scalata da tempo. Fedele A. Dayné, intraprendente guardiacaccia di Valsavarenche, aveva guidato in vetta i britannici Ormsby e Bruce il 23 agosto 1859, ma solo lui raggiunse la punta massima per issarvi una bandiera; gli altri membri della spedizione si fermarono poco sotto.
Incredibilmente la prima ascensione della montagna venne attribuita per lungo tempo a Mr. Wethered, in quanto “alpinista”, anche se Wethered salì solo nel 1876, ben diciassette anni dopo Dayné, con le guide Proment e Blanc. Passarono dei decenni prima che il valligiano potesse vedersi riconosciuto il sacrosanto primato.
31 metri che mancano all'appello
Oggi che tutto è stato scalato e perfino sciato sulla Grivola, l’unico mistero restano quei trentuno metri che la separano dalla cifra fatidica: 3969 metri sono troppo pochi per dirsi un quattromila. Probabilmente la “bella ragazza” lo è stata, in passato, e i trentun metri che le mancano sono nascosti tra i milioni di tonnellate di sassi che fasciano la montagna, e la fasceranno sempre più con la fusione dei ghiacciai e del permafrost.
Come tutte le montagne la Grivola si alza sulle proprie rovine, e come tutte le cose di questo mondo, ghiacciai e rocce comprese, la cima ardua e bella di carducciana memoria non è altro che un momento della storia, la fotografia di un istante geologico destinato a passare.