'The dark wizard' un viaggio tra vette e abissi di Dean Potter

La miniserie di HBO Max indaga nella vita dello scalatore estremo e wingsuit flyer, portando a galla inquietudini e domande senza risposta. È un documentario disturbante, che offre importanti spunti di riflessione sul tema del rapporto con il rischio in senso lato

 

Le serie tv o miniserie non sono il format video più diffuso per raccontare l'arrampicata. Qualche eccezione a ogni modo c'è, come nel caso di The dark wizard, una docuserie in quattro parti che racconta la vita - e la morte - di Dean Potter, una delle figure più controverse dell'arrampicata moderna e degli sport estremi.


Il documentario, diretto da Peter Mortimer e Nick Rosen è disponibile su Amazon Prime Video, tra i prodotti di HBO Max. Il racconto, intriso di adrenalina, va però molto più in là rispetto alla semplice riproposizione delle immagini più spettacolari della vita di Potter, spesa tra scalata in free solo, free highline, B.A.S.E jump, free fly e B.A.S.E solo.

Una scelta difficile

Non è semplice proporre un documentario che racconta un'attività ad altissimo rischio, assolutamente sconsigliabile e che in nessun modo vuole portare a una qualche forma di emulazione tra i lettori. Abbiamo un pubblico anche giovane e l'ideale di Potter, quella "ossessione" che lui, in determinati momenti, arriva a chiamare il sogno di volare, più che la paura della morte, può rivelarsi potenzialmente seducente. 

 

Siamo però pure convinti che la proibizione o il nascondere tendano a sortire l'effetto opposto e a ingigantire i miti, per cui - visto il documentario- riteniamo che il prodotto sia in qualche modo interessante, benché "disturbante".

 

La ricerca delle ragioni

Il documentario in fondo indaga la più semplice delle domande: perché? "Perché non sali in ‘solo’ semplicemente quello che puoi controllare?" e la risposta di Dean è semplice nella sua chiarezza. "In realtà non ho davvero una risposta". Ma ancora, andando avanti in un processo di scoperta interiore che in realtà sembra il vero filo rosso della narrazione. "Voglio andare oltre le limitazioni di questa 'carcassa' [letterale, ndr]".

 

“Perché non scali solo quello che puoi controllare?” .

 

“Non ho davvero una risposta”.

Nel corso del documentario varie figure intervengono per dare una prospettiva, una luce sulla vita di un uomo geniale e visionario, ma anche in grande difficoltà nel gestire le relazioni personali. "Per Dean, la sua unica terapia è la morte come conseguenza. Quello è l'unico momento in cui si sente libero da vincoli". E di nuovo "Dean ha questa parte oscura dentro".


Tra gli intervistati anche Alex Honnold, che per certi versi e in un determinato periodo delle rispettive vite è stato considerato una sorta di "rivale" di Potter nell'attività di scalatore estremo. Vedere oggi Honnold compagno di Sanni e padre di un bambino di quattro anni, dà al suo sguardo una profondità diversa, suggerisce una sorta di "ritorno in superficie" della vita, oltre gli abissi dell'animo e le seduzioni più estreme del rischio.


In conclusione, The dark wizard merita di essere visto: non solo perché comunque racconta il mondo dello sport estremo con competenza e abilità narrativa, ma perché può diventare un bel vaccino contro le inquietudini più profonde, che talvolta trovano anche in montagna un terreno di sfogo in bilico sul limite del non ritorno.