Carnati su Torture Physique Intégrale © Teto Carnati
Carnati su Torture Physique Intégrale © Teto Carnati
Stefano Carnati a Ceuse © Marco Zanone
Stefano a Ceuse © Marco Zanone
Ci sono voluti 13 anni prima che Torture Physique Intégrale, una delle vie più difficili dei Gastlosen, in Svizzera, trovasse una seconda salita. Ad aggiudicarsela è stato l’italiano Stefano Carnati, che si è detto concorde con la valutazione 9a+/b. La linea è stata liberata da Adam Ondra nel 2013, dopo che ci aveva lavorato anche François Nicole.
Carnati è arrivato ai Gastlosen all’inizio di agosto, dopo aver avuto la zona nel mirino per diversi anni. Il secondo giorno ha salito Torture Physique 2.0 fino al secondo ancoraggio, una sezione valutata 9a. Sono poi servite altre quattro sessioni per lavorare il collegamento con la parte finale di Torture Physique Intégrale. “Quell’ultima sequenza è intricata, con posizioni del corpo complesse che hanno richiesto un certo sforzo per essere comprese”, ha raccontato Carnati. La sequenza termina infatti con un grande movimento che parte da un rovescio.
"L’ultima sequenza è intricata, con posizioni del corpo complesse che hanno richiesto un certo sforzo per essere comprese” Stefano Carnati
Il passaggio chiave
La via conta circa 50 movimenti sostenuti, con diverse sequenze lunghe e pochi riposi. Per arrivare al passaggio chiave Carnati doveva ripetere ogni volta circa 40 movimenti. “A volte sembrava quasi un gioco alla roulette. A ogni tentativo capivo un po’ meglio perché la via si chiama Torture”, ha detto.
Il passaggio più difficile arriva alla fine: un enorme movimento da una presa rovescia che Carnati ha provato quattro volte prima di riuscire a superarlo. Anche le condizioni hanno complicato i tentativi, tra temperatura, sole e umidità mattutina.
Dopo diversi fine settimana di lavoro, Carnati è riuscito a portare la corda in catena. “Sicuramente è tra le mie tre salite più difficili di sempre. Non vedo l'ora di tornare ai Gastlosen per altri progetti”, ha concluso Carnati.
“Sicuramente è tra le mie tre salite più difficili di sempre.”
Il ritorno al limite
La salita arriva dopo un periodo in cui Carnati aveva dovuto ridurre l’arrampicata ad alta intensità a causa di un infortunio alla mano. Tra luglio e agosto la condizione è progressivamente migliorata, permettendogli di tornare a lavorare su un progetto vicino al proprio limite. “Più di ogni altra cosa, ero davvero entusiasta di aver finalmente trovato la costanza e la determinazione per investire completamente in qualcosa vicino al mio limite, dopo parecchio tempo”, ha raccontato.