Il fronte del Ghiacciaio del Ciardoney nel 1991 e nel 2026. © Arch. Società Meteorologica Italiana
Una fase delle misurazioni sul Ghiacciaio del Ciardoney. © Arch. Società Meteorologica Italiana
Carta delle variazioni di spessore tra il 14 settembre 2023 e il 21 settembre 2026: i colori arancioni evidenziano che le maggiori perdite si verificano sul settore sinistro orografico del ghiacciaio, più soleggiato e sgombro da detrito. © Arch. Società Meteorologica ItalianaLa Società meteorologica italiana ha pubblicato il consueto report sulle attività di monitoraggio del Ghiacciaio del Ciardoney (Val Soana, versante piemontese del Parco Nazionale del Gran Paradiso) che vengono effettuate all’inizio e alla fine di ogni estate in maniera continuativa dal 1992. Dopo i rilievi effettuati lo scorso 29 maggio per misurare la quantità di neve accumulatasi durante la stagione invernale 2025-2026, il personale è tornato in quota il 21 settembre per quantificare la perdita di massa dovuta alla fusione nel corso di quella che è stata l’estate più calda da quando si effettuano le misurazioni nel territorio alpino e in tutta Italia. Invitando i lettori a consultare il documento nel sito www.nimbus.it, scritto con grande chiarezza e corredato da un ricco apparato di fotografie interessanti, riportiamo quelli che ci appaiono gli elementi più salienti del lavoro.
Caldo record, ma il ghiacciaio ha perso meno massa
Complessivamente, nel 2026 il bilancio di massa del ghiacciaio del Ciardoney ha segnato una perdita media di -3,17 m di acqua equivalente. Nonostante l’estate più calda mai misurata, il 2026 si piazza al terzo posto come bilancio negativo dopo il 2022 (-4,00 m) e il 1998 (-3,36 m). “È la conseguenza diretta dell’innevamento invernale – spiega Daniele Cat Berro che segue per la Società meteorologica italiana il monitoraggio del ghiacciaio – perché la quantità di precipitazioni che si depositano sul ghiaccio lo proteggono dall’insolazione e dalle alte temperature estive. Gli inverni del 1997/1998 e del 2021/2022 avevano registrato maggiore siccità e, di conseguenza, una fusione più accentuata durante l’estate. Possiamo effettuare un confronto diretto grazie alla webcam che ci trasmette in tempo reale le fotografie della fronte del ghiacciaio: nel 2022, la neve invernale era già completamente fusa il 23 maggio, mentre nel 2026 il manto ha resistito fino al 9 giugno nonostante un inverno mediocre a livello di precipitazioni e una tarda primavera segnata da temperature straordinariamente elevate”.
“Gli inverni del 1997/1998 e del 2021/2022 avevano registrato maggiore siccità e, di conseguenza, una fusione più accentuata durante l’estate”. Daniele Cat Berro
Dobbiamo però considerare questo aspetto come una semplice curiosità scientifica perché il bilancio complessivo assume una connotazione drammatica se prendiamo i dati su una scala più ampia. La perdita media di massa nell’intervallo 2022-2026 è stata più che doppia rispetto al decennio 1992-2002; la fronte è arretrata di 25 m in un solo anno e complessivamente di 560 m dall’inizio delle rilevazioni; la superficie nel 2026 si è ridotta del 7% dal 2023, del 48% dal 1988 e del 72% dal 1880. A livello di temperature, nel 2026 è stato misurato l’intervallo più lungo di giorni senza gelo (109, dal 12 giugno al 29 settembre) e la temperatura media maggiore (9,1 °C da giugno a settembre).
L’impiego dei droni nelle misurazioni
Dopo le analisi effettuate nel 2019 e nel 2023, anche nel 2026 è stato realizzato un bilancio geodetico del ghiacciaio del Ciardoney utilizzando un drone. Un’equipe coordinata da Arpa Piemonte e dalle Università di Torino e di Roma “La Sapienza” ha effettuato un rilievo dal cielo fotografando e georeferenziando tutta la superficie del ghiacciaio con un reticolo di punti a una risoluzione di 5 centimetri in modo da ottenere un mosaico costituito complessivamente da 750 milioni di punti georeferenziati con una precisione altimetrica di +-10 cm. “In pratica – racconta Cat Berro – viene creato un modello 3d della superficie glaciale. Sovrapponendo i risultati dei 3 rilievi effettuati finora, si ottiene una misura più accurata della perdita di massa, anche perché le rilevazioni glaciologiche, con paline ablatometriche che misurano l’effettiva perdita di spessore della superficie, si possono effettuare nella parte più accessibile del ghiacciaio, che risulta anche quella maggiormente esposta all’irraggiamento solare con copertura detritica modesta. C’è un’ampia porzione sotto le pareti delle Uje del Ciardoney, che è maggiormente ombreggiata e coperta di materiale roccioso, dove non è possibile installare le paline e dove il lavoro dei droni risulta insostituibile. Confrontando i risultati ottenuti nell’intervallo temporale 2023-2026, la stima del bilancio glaciologico diretto tramite paline (-5,58 m di acqua equivalente) è stato superiore del 19% a quello geodetico (-4,7 m di acqua equivalente) che per le sue caratteristiche offre una valutazione più aderente al vero. È una differenza che riteniamo contenuta e sostanzialmente accettabile. In ogni caso il bilancio geodetico permette di introdurre dei fattori correttivi alle misure tradizionali”.
Per maggiori informazioni, rimandiamo al documento che si può scaricare dal sito di Nimbus.