Tra Finlandia e Norvegia: con gli sci nel silenzio dell'Artico

Dopo la spedizione del 2025 oltre il Circolo Polare Artico, Riccardo Benetti e Giacomo Troisi sono tornati nel Nord estremo per una nuova traversata in autonomia da Kilpisjärvi alla Valle di Reisa

Dopo meno di un anno dalla prima esperienza artica, Riccardo Benetti e Giacomo Troisi sono tornati oltre il Circolo Polare Artico. Non per ripetere lo stesso viaggio, ma per proseguirlo. La nuova spedizione è partita ancora una volta dal lago di Kilpisjärvi, in Finlandia, ma questa volta la direzione è stata opposta rispetto al 2025: non più verso sud-ovest, bensì verso nord, con l’obiettivo di tracciare una linea ideale verso il Parco Nazionale di Reisa, in Norvegia.

Una traversata di circa 80 chilometri, suddivisa in otto tappe previste, con un dislivello positivo complessivo di circa 1000 metri. Un itinerario affrontato in autonomia, con sci e pulke, attraversando per buona parte del percorso il territorio finlandese e, nella parte finale, quello norvegese. Ma anche quest’anno l’avventura personale si è intrecciata con un lavoro di osservazione scientifica: i due hanno portato con sé uno schermo solare con due sensori meteorologici, utilizzati per registrare i valori di temperatura e umidità durante il cammino.

Una spedizione preparata per mesi

La partenza dall’Italia è avvenuta il 25 febbraio, da Venezia, con arrivo a Tromsø la mattina successiva. Da lì, dopo il recupero del materiale necessario e l’ospitalità degli amici norvegesi Hildegunn e Frank, è iniziato il trasferimento verso Kilpisjärvi, raggiunta in autobus all’alba del primo giorno di spedizione.

Rispetto all’anno precedente, la traversata è stata più lunga e più impegnativa anche dal punto di vista logistico. Per questo Riccardo e Giacomo hanno scelto di utilizzare due pulke, una ciascuno, invece di una sola. Cariche, pesavano circa 35 kg l’una. Dentro c’era tutto il necessario per vivere diversi giorni in autonomia: vestiario, cibo liofilizzato per circa dieci giorni, gas resistente alle basse temperature, fornello, pannelli solari, materassini, sacchi a pelo adatti a temperature fino a -40 °C e tenda.

La scelta di partire con un mese di anticipo rispetto alla spedizione del 2025 ha reso il confronto con l’ambiente ancora più severo. Durante tutta la traversata la temperatura è rimasta sotto lo zero, con una minima registrata di -21 °C, una massima di -0,1 °C nell’ultimo giorno e una media di -8 °C. Il giorno più difficile, durante una tempesta di vento e neve, le raffiche hanno raggiunto i 70-80 chilometri orari, con una temperatura di circa -10 °C e una percepita vicina ai -24 °C.

Dal lago di Kilpisjärvi alla Valle di Reisa

La prima tappa, il 27 febbraio, ha portato i due da Kilpisjärvi a Saarijärvi: 12 chilometri in circa quattro ore, lungo un percorso prevalentemente in salita e con l’attraversamento di alcuni laghi ghiacciati. Poca visibilità e vento costante hanno subito dato il tono alla spedizione.

Il giorno successivo, da Saarijärvi a Kuonjarjoki, il percorso si è sviluppato per 9 chilometri, ancora in prevalenza in salita, seguendo alcune tracce di motoslitte e attraversando anche un ponte di neve considerato pericoloso. La giornata, però, è stata ripagata da una sera memorabile: “Abbiamo visto la più forte aurora boreale di sempre”, raccontano.

Il primo marzo, nella tappa verso Megonjärvi, il paesaggio si è aperto in un tratto più pianeggiante, con arrivo in discesa. Durante il cammino Riccardo e Giacomo hanno incontrato una mandria di renne al pascolo, mentre in serata è comparsa di nuovo una debole aurora. Il giorno dopo, salendo verso Pihtsusjärvi, hanno attraversato una valle popolata da pernici bianche: più di un centinaio, levatesi in volo al loro passaggio.

A Pihtsusjärvi il bivacco si trovava sulla riva di un lago ghiacciato. Una collocazione suggestiva, ma anche durissima: con l’arrivo della sera, quel luogo aperto e bellissimo si è trasformato in uno spazio gelido, esposto, essenziale.

Nel whiteout, quando orientarsi diventa impossibile

Il 3 marzo è stata la giornata peggiore della spedizione. La tappa da Pihtsusjärvi a Kopmajoki prevedeva salite e discese, con il valico di alcune montagne. Ma il meteo ha cambiato completamente la natura del percorso: neve, vento forte e visibilità nulla hanno trasformato l’avanzamento in un esercizio di concentrazione continua.

Nel whiteout, senza riferimenti, orientarsi è diventato quasi impossibile. In quei momenti si è rivelato decisivo il telefono satellitare di Riccardo, utilizzato anche per chiedere aggiornamenti meteo durante la tormenta. Ma l’orientamento non è passato soltanto dalla tecnologia. I due hanno sfruttato anche un elemento semplice e concreto: il vento, che soffiando costantemente da sud spostava la neve ai loro piedi nella direzione corretta da seguire, il nord.

Quella sera, dopo la tempesta, è arrivata un’altra aurora boreale. Una delle immagini più forti dell’intera traversata: la fatica del giorno, il freddo, la neve, e poi il cielo che si riapre sopra un territorio immenso.

Tenda, condensa e autosufficienza

Il 4 marzo Riccardo e Giacomo hanno lasciato Kopmajoki per raggiungere il lago di Karajärvi, dove hanno passato la notte in tenda. La tappa, di 15,5 chilometri, è stata prevalentemente pianeggiante. Dopo una mattinata molto fredda, nel pomeriggio si è alzato un vento più tiepido, capace di far risalire leggermente le temperature. La tenda è stata montata a ridosso di un grande masso, con un muro di blocchi di neve costruito per proteggersi dal vento previsto durante la notte.

Il risveglio, però, ha portato un’altra difficoltà. Nonostante la tenda fosse ben arieggiata, l’interno era ricoperto di condensa, come se avesse piovuto. Anche l’ugello del fornellino si era bagnato, rendendolo inutilizzabile. La presenza di un fornello di scorta ha evitato che il problema diventasse più serio.

Per tutta la durata della spedizione, le pulke sono state attrezzate con pannelli solari e powerbank, nel tentativo di garantire la maggiore autosufficienza possibile. Una scelta indispensabile in un ambiente in cui per cinque giorni i telefoni non hanno avuto campo e in cui anche il cambio di fuso orario tra Finlandia e Norvegia ha creato qualche disorientamento: i dispositivi, senza rete, hanno smesso di aggiornarsi correttamente, costringendo i due a regolarsi anche sul ritmo del sole.

L’arrivo a Bilto e la chiusura del secondo capitolo

L’ultima tappa, dal lago di Karajärvi a Bilto, è stata una discesa di 14,5 chilometri attraverso i boschi della Valle di Reisa. In origine avrebbe dovuto essere spezzata in due giornate, ma l’aumento delle temperature e il rischio di pioggia hanno spinto Riccardo e Giacomo a proseguire fino al fondovalle. Per accorciare il percorso sono scesi attraverso boschi fitti e impervi, che hanno reso l’ultima parte dell’attraversata tutt’altro che semplice.

All’arrivo li attendeva Giacomo Fuffo, amico italiano trasferitosi da alcuni anni a Storslett, nel fondovalle di Reisa. La conclusione della spedizione ha lasciato addosso la stanchezza, la fame e qualche chilo in meno. I due avevano calcolato circa 11mila chilocalorie a testa tra cibo liofilizzato e barrette, ma durante la traversata ne hanno bruciate circa 19mila, accumulando un debito energetico importante.

Resta però soprattutto la misura di un’esperienza più matura rispetto all’anno precedente. Le aurore boreali, le distese di neve fino all’orizzonte, le renne, le pernici bianche, le tracce di volpe artica, i laghi ghiacciati attraversati con tensione costante. E poi la consapevolezza di essere tornati più preparati, più affiatati, più capaci di leggere un ambiente che non ammette superficialità.

Per Riccardo e Giacomo, questo secondo capitolo artico non è stato soltanto una nuova traversata. È stato il proseguimento di un percorso iniziato l’anno scorso, una linea tracciata verso nord con gli sci ai piedi, due pulke al seguito e uno sguardo capace di tenere insieme avventura, amicizia e osservazione scientifica.