La centralina AWS installata nei pressi del Rifugio Vioz “Mantova”, a 3535 metri di quota © CNR Consiglio Nazionale delle Ricerche
La fronte del ghiacciaio dei Forni, nel gruppo Ortles-Cevedale in Alta Valtellina, prossimamente oggetto di osservazioni glaciologiche da parte dei volontari CAI © Giovanni Margheritini
Il Rifugio Gastaldi, a 2659 metri di quota in alta val d'Ala, in Piemonte, dove sono stati registrati i dati contenuti nell'analisi meteo climatica. © Giovanni Margheritini
Un SQM, una centralina per misurare la luminosità del cielo notturno presso il Rifugio Chiarella, a 2979 metri di quota nel comune di Ollmont, in provincia di Aosta © Giovanni Margheritini
Il Rifugio Esperia, a 1550 metri di quota sul Monte Cimone, in Emilia Romagna, presso il quale vengono condotte numerose rilevazioni © Giovanni Margheritini
Un nido artificiale con fototrappola su una delle pareti del Rifugio Gastaldi © Giovanni Margheritini
Capanna Margherita, coi suoi 4554 metri di quota, è il rifugio più alto d'Europa e della rete di Rifugi Sentinella © Giovanni Margheritini
Il Rifugio Maria Luisa, a 2157 metri di quota nella Provincia di Verbano-Cusio-Ossola, dove è stato osservato nel 2025 il Fringuello alpino © Giovanni Margheritini
Il progetto Rifugi Sentinella del clima e dell’ambiente è ormai giunto al sesto anno di attività, ampliando la rete di strutture aderenti e raccogliendo quantità di dati sempre più elevate. Nel corso del 2025, infatti, è salito a 29 il numero di presidi ad alta quota, tra rifugi CAI e osservatori del CNR, coinvolti nei rilevamenti e nelle attività di analisi e divulgazione scientifica. Un impegno che ha permesso soprattutto di aumentare il numero di rilevazioni, recentemente pubblicate nel bollettino di aprile del Comitato Scientifico Centrale del CAI, e di migliorare così la comprensione di meteo e clima lungo Alpi e Appennini.
Il quadro che emerge dalle stazioni meteorologiche installate ad altitudini variabili, che vanno dai 700 metri di quota del Rifugio Casonetto, a Foggia, ai 4554 metri di Capanna Margherita, conferma segnali già evidenti. Negli ultimi anni, i sensori distribuiti sui rilievi di tutta Italia hanno registrato un quadro meteorologico fatto di fenomeni sempre più estremi, come intensi nubifragi dopo periodi di siccità e un evidente aumento delle temperature medie. Secondo numerosi studi, infatti, saranno soprattutto gli ambienti altomontani e polari a subire le conseguenze del surriscaldamento globale, con conseguenze che impatteranno in particolare su fusione dei ghiacciai, trasformazione degli habitat e migrazione di numerose specie.
I risultati delle osservazioni
Nel report del sesto anno di attività della rete, la Commissione Scientifica Centrale si è concentrata su monitoraggi meteo climatici, osservazioni glaciologiche e geologiche, osservazioni botaniche e faunistiche e sul monitoraggio dell’inquinamento luminoso. Uno spettro di osservazioni molto ampio, che fa dell’eterogeneità di suoli ed ecosistemi in cui sono posizionati rifugi e centraline la sua forza principale.
Monitoraggi meteo climatici
Una delle sezioni più rilevanti per dati raccolti e attenzione dedicata è sicuramente quella relativa al monitoraggio meteo climatico, reso possibile dai numerosi sensori contenuti nelle centraline. Nonostante il protocollo tra CAI e CNR sia stato avviato nel 2019, a causa della pandemia e del cambio di presidenza del CAI il maggior numero di centraline è stato installato a partire dal 2022. Nonostante ciò, ben 8 stazioni hanno iniziato a collezionare dati nel 2020, fornendo una serie di osservazioni lunga sei anni i cui dati sono stati pubblicati per la prima volta ad aprile.
In particolare, le analisi dei dati si sono concentrate sulle osservazioni condotte al Rifugio Esperia, situato a 1500 metri di quota sul Monte Cimone, in Emilia Romagna, e al Rifugio Gastaldi, a 2659 metri di quota in Val d’Ala, in Piemonte. I dati della serie mostrano come, al rifugio Esperia, le temperature medie dei sei anni in esame siano tutte più elevate del valore medio riferito alla serie 1991-2020, da un minimo di +0,7 gradi del 2021 ai +2,5 gradi del 2024, mentre al rifugio Gastaldi, oscillano tra il -0,6 gradi del 2021, unico valore inferiore alla media, ai +1,3 gradi del 2024.
L’altro parametro riportato, inoltre, è quello relativo alle precipitazioni, che mostra una netta riduzione rispetto alla stessa storica 1991-2020. Al rifugio Esperia, le precipitazioni medie sono diminuite di 299 millimetri l’anno circa, con valori estremi di +67,2 mm rispetto alla media nel 2024, anno in cui si sono verificati fenomeni alluvionali in Emilia-Romagna, e -629,2 mm nel 2022. Al rifugio Gastaldi, invece, le precipitazioni medie sono diminuite di 262,9 millimetri l’anno circa, con valori estremi di +424 mm sempre nel 2024 e -600,4 mm sempre nel 2022.
Inquinamento luminoso
Come per le osservazioni meteo climatiche, le cui anomalie sono una diretta conseguenza dell’inquinamento prodotto dall’uomo, anche lo studio dell’inquinamento luminoso dimostra quanto l’illuminazione artificiale stia impattando su ambiente e specie naturali. Il 70% della popolazione mondiale, infatti, non riesce a vedere la Via Lattea a occhio nudo, e il cielo è sempre meno visibile anche lontano dalle città.
È una delle conseguenze della proiezione di luce verso l’alto, e altera diversi meccanismi biologici che condizionano il comportamento e i ritmi naturali delle specie anche a decine di chilometri di distanza. Mammiferi, uccelli e anfibi, in particolar modo, possono perdere l’orientamento o ridurre la loro attività notturna a causa dell’eccesso di luce, mentre i piccoli di tartaruga marina appena nati possono seguire le luci della spiaggia invece di dirigersi verso il mare.
Dopo i primi anni di test, le osservazioni sono state condotte in 7 Rifugi Sentinella e hanno permesso di dimostrare quanto l’inquinamento luminoso sia diffuso anche in alta montagna. Al Rifugio Cervati, ad esempio, il cielo è risultato due volte più luminoso rispetto a un cielo completamente naturale. Anche al Rifugio Telegrafo sul Monte Baldo, nonostante i 2147 metri di quota, il cielo notturno è circa 2,7 volte più luminoso rispetto a un cielo naturale. Un valore dovuto alla luce artificiale proveniente dal Lago di Garda e dal riverbero della Pianura Padana, con conseguenze dannose per la sopravvivenza stessa della fauna.
Osservazioni faunistiche
Anche per le osservazioni faunistiche, gli obiettivi dichiarati sono molteplici, come studiare fauna e biodiversità nei pressi dei Rifugi Sentinella, analizzare il comportamento dei chirotteri, più comunemente pipistrelli, e comprendere il funzionamento delle “lettiere dei boschi”, lo strato superficiale del suolo sul quale si accumulano vari organismi.
Nel 2025 l’osservazione della fauna è avvenuta grazie a 44 fototrappole disposte in 16 rifugi diversi, ed è stata oggetto di una recente pubblicazione scientifica. Allo stesso modo, il monitoraggio ornitologico ha preso il via nel 2024 e permette la continua registrazione, sempre tramite fototrappolaggio, delle specie che frequentano le 2 mangiatoie artificiali o i 13 nidi artificiali installati sulle pareti di altrettanti rifugi. Monitoraggi che hanno permesso di osservare la presenza di specie come la Ballerina bianca al Rifugio Gastaldi o il Fringuello alpino al Rifugio Maria Luisa o la frequentazione, per due anni consecutivi, del Rifugio Telegrafo da parte del Codirosso spazzacamino.
Allo stesso modo il Rifugio Citelli, situato sull’Etna a 1740 metri di quota, è diventato il centro di riferimento della rete per lo studio dei pipistrelli, specie particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici, così come il Rifugio Esperia ha permesso una prima osservazione delle lettiere di faggio, già oggetto di una prima pubblicazione scientifica. Stessa sorte anche per il monitoraggio della biodiversità dei laghetti montani con il Laghetto Rovinella, sempre nei pressi del Rifugio Esperia, già oggetto di una prima pubblicazione nel 2022 e oggetto di una seconda rilevazione nel 2027.
I progetti in fase di realizzazione
I risultati delle osservazioni, però, non sono ancora disponibili per ognuno degli ambiti individuati. Per alcune ricerche, infatti, sarà necessario attendere anche le rilevazioni che verranno svolte dai volontari nel corso del 2026 dopo che la loro formazione verrà curata nei rifugi parte della rete dei luoghi Sentinella.
Osservazioni glaciologiche e geologiche
Per le osservazioni glaciologiche, infatti, non sono ancora stati raccolti dati. Per le osservazioni, di comune accordo con la Fondazione Glaciologica Italiana, il CAI è alla ricerca di volontari e volontarie che, una volta formati, possano procedere ai rilievi che, sperabilmente, inizieranno nel 2026. Le osservazioni si suddivideranno tra annuali, stagionali, mensili e quindicinali, con l’obiettivo di monitorare ghiacciai lungo tutto l’arco alpino con l’appoggio di strutture quali rifugi CAI e osservatori del CNR.
In merito alle osservazioni geologiche, allo stesso modo, le vie di accesso ai rifugi parte della rete sono state ritenute un campo ideale per indagini geomorfologiche, dato che permettono di osservare le conseguenze di eventi estremi come frane, comparsa e scomparsa di laghi e pozze e il monitoraggio dei corpi detritici sciolti e morenici, cioè i movimenti di masse rocciose. Anche per questo tipo di monitoraggio, i rifugi parte della rete – ad esclusione di quelli su ghiacciaio – ospiteranno incontri di formazione per i volontari CAI che parteciperanno poi alla documentazione dei fenomeni.
Osservazioni botaniche
Il progetto Rifugi Sentinella, allo stesso modo, dedica una sezione significativa alle osservazioni botaniche, dal momento in cui le piante sono ottimi bioindicatori che reagiscono velocemente ai cambiamenti climatici. L’aumento delle temperature potrebbe far arrivare in quota specie termofile, o aumentare il rischio di estinzione di specie microtermiche come le graminacee.
Il risultato delle osservazioni che indagano il comportamento di queste specie, che in alcuni casi procedono dal 2020, è stato suddiviso in base al tipo di analisi effettuata: fenologico, cioè che studia gli eventi rilevanti nello sviluppo degli organismi, per almeno tre specie a rischio nei pressi di ogni rifugio parte della rete e fitosociologico, cioè che studia le comunità vegetali, in quattro aree per ognuno dei cinque rifugi coinvolti nelle osservazioni. Analisi che hanno restituito un quadro denso di informazioni e di taglio specialistico, per questo oggetto di numerose pubblicazioni a tema su riviste di settore.
Non solo rilevazioni, ma anche divulgazione
Dall’agosto del 2023, inoltre, all’attività di monitoraggio e analisi dati è stata affiancata un’intensa attività di divulgazione che ha coinvolto 16 rifugi e un osservatorio del CNR, oltre a 41 sezioni CAI e al Museo della Montagna di Torino. In poco più di due anni, sono stati organizzati oltre 56 incontri in tutta Italia con oltre 1700 partecipanti in presenza e numerosi collegamenti online. Quindici di questi incontri si sono svolti proprio nei rifugi sentinella e, nel corso del 2025, sono state organizzate due summer school dedicate a studenti universitari.
Questi incontri, organizzati assieme a CAI scuola, si sono tenuti al Rifugio Cervati, in Cilento, e al Rifugio Gastaldi, sulle Alpi Graie, in Piemonte, e hanno contribuito a rendere i rifugi non solo presidi ad alta quota, ma anche luoghi di divulgazione scientifica corretta e rivolta a enti e frequentatori della montagna.